Venezuela: gli USA sono una tigre di carta

L’ultima fase del mandato di Donald Trump, più che complicare le dinamiche della sua rielezione (il ‘’trumpismo’’ è tutt’altro che finito), ci lascia presupporre le caratteristiche di un, ipotetico, secondo mandato: guerra commerciale alla Repubblica Popolare Cinese ed incursioni militari contro le nazioni sovrane anti-occidentali.

I due statunitensi alla testa di un, non ben addestrato, gruppo di mercenari paramilitari sono collegati direttamente alla CIA:  Luke Alexander Denman, 34 anni, e Airan Berry, 41 anni, accusati di “terrorismo, cospirazione, traffico illecito di armi da guerra e associazione a delinquere”. Nessuna novità, ma cerchiamo d’inquadrare alcuni aspetti del militarismo regionale di Trump durante la pandemia Covid-19, gestita dal Presidente USA con slogan folcloristici e nessun intervento statale nel sistema sanitario. Occorre una puntualizzazione: gli Stati Uniti sono diventati – per ragioni che vanno al di là dell’Alt Right – lo stato paria nella lotta al coronavirus. Le colpe sono antiche.

Secondo l’analista messicano di origini libanesi, Alfredo Jafife-Rahme, Trump cerca di nascondere agli occhi dei suoi elettori – che rimangano la maggioranza dell’’’America bianca’’ (e razzista) – l’agonia del sistema capitalista nord-americano ‘’governato’’ da una setta di tecnici necrotizzati: nessuna ristrutturazione economica, lo stato profondo detta legge contro quello che rimane del capitalismo produttivo. Ci sono almeno due aspetti di cui tenere conto ai fini di una prima analisi:

  • Trump ha fallito, l’economia statunitense è a pezzi. Colonizzare economicamente il Venezuela, permetterebbe all’imperialismo USA d’inserirsi nella guerra russo-saudita per il prezzo del petrolio.
  • Le invasioni militari dirette sono una prerogativa di tutti i presidenti USA. Trump, a differenza di quello che pensa una parte del giornalismo ‘’non allineato’’, governa col consenso di alcune fazioni dello stato profondo contro l’imperialismo ‘’cosmopolita’’ dei Clinton. La guerra è inter-capitalista, non anti-élite in nome di un improbabile ‘’patriottismo’’.

L’analista messicano ci informa anche che:

‘’La realtà è che tutte le manovre e le sanzioni economiche statunitensi non sono riuscite a imporre il Presidente ad interim spurio Juan Guaidó, che sarà presto gettato sotto un autobus (sarà un incidente?). Così il segretario di Stato ed ex direttore della CIA ,Mike Pompeo ha espresso il suo desiderio di creare la trappola di “un governo di transizione democratica , ” dove non appaiono né Maduro né Guaidó (per salvare le apparenze)’’ 1.

La politica di Washington verso i suoi vassalli si può definire politica del preservativo: il complesso militar-industriale utilizza piccoli gruppi, perlopiù di fondamentalisti religiosi, per poi scaricarli nel momento dell’invasione armata. Gli USA rendono ciechi i contendenti, gettando nel caos intere aree geografiche.

Verso una ‘’primavera’’ sudamericana?

La Rete Voltaire ci ha messi in guarda dalla Dottrina del caos creativo in Medio Oriente ed America Latina. Già i ‘’democratici’’, diedero un impulso alla distruzione degli stati sovrani, globalizzando l’economia della catastrofe. Le zone in tempesta (cit. Mao) interessate sono due:

  • Venezuela, dove un governo socialista-terzomondista ha posto la necessità di transitare da un mondo unipolare a relazioni internazionali diversificate sud-sud e nord-sud senza scambio diseguale. L’imperialismo economico (USA, GB, Germania e Giappone) ha accusato, dopo il 2002, un duro colpo. La Dottrina Chavez, basata sull’antimperialismo in un’epoca di aggressioni imperialiste, non è stata presa come riferimento dalla ‘’sinistra’’ post-socialista europea.
  • Messico, una terra che fa gola all’imperialismo statunitense ed all’industria bellica israeliana. Il conflitto fra il presidente Obrador e la lobby sionista interna, potrebbe spingere Trump – su richiesta di Netanyahu – ad armare gruppi paramilitari d’orientamento neofascista.

Leggiamo il Presidente della Rete Voltaire, Thierry Meyssan:

Sembra che gli anglosassoni preparino una nuova ondata di pseudo-rivoluzioni in America Latina. Tutto è iniziato con un decreto di Barack Obama, il 9 marzo 2015, il quale dichiarava uno stato di emergenza alla luce della minaccia straordinaria che la situazione in Venezuela avrebbe rappresentato per gli Stati Uniti. Questo documento suscitò un’ondata di indignazione nel continente costringendo il Presidente degli Stati Uniti a presentare delle scuse nel corso di un vertice internazionale. Ma il decreto non fu affatto annullato e i preparativi per una nuova guerra sono continuati’’

‘’La situazione non è molto migliore in Messico. Il paese è già di fatto diviso in quattro. Il Nord conosce una forte crescita, mentre il Sud è in piena recessione. I leader politici hanno venduto la compagnia petrolifera nazionale e tutte le sue riserve, Pemex, agli Stati Uniti (che non hanno dunque più bisogno del petrolio del Medio Oriente). Solo l’esercito sembra ancora credere nella patria’’ 2

La guerra contro il Venezuela era una priorità per Obama e lo è anche per Trump, ma le modalità dell’aggressione rimangono poco chiare agli esperti. La guerra di quarta generazione si basa sulla combinazione di più fattori: (1) ‘’notizie’’ bufala provenienti da fonti locali non verificabili; (2) criminalizzazione dell’aggredito; (3) gli oppositori, perlopiù di destra radicale e presentati dalla sinistra socialdemocratica occidentale come ‘’difensori dei diritti umani’’, vengono riempiti di dollari. Questa prassi prende il nome – seguendo i manuali della CIA – di ‘’rivoluzione colorata’’ ed ha trovato la prima messa a punto dalla cerchia di George Soros negli anni ‘80. Lo stato profondo USA aggredendo il Venezuela, cerca di nascondere agli elettori il disastro dell’amministrazione Trump dinanzi alla crisi pandemica Covid-19, getta fumo negli occhi della piccola e media borghesia, le prossime vittime del capitalismo finanziario. La nuova Architettura di Potere prende forma: de-industrializzazione ed imperialismo all’ombra del coronavirus. I ceti produttivi dell’America profonda oggi esultano per la retorica guerrafondaia di Trump, domani potrebbero sparire.

I ‘’professionisti dell’informazione’’ provocano le guerre, ma Pino Arlacchi, ex Vice Segretario Generale dell’ONU quindi una voce attendibile, scrive: ‘’Dietro l’aggressione imperiale del Venezuela, quindi, agisce un perfido racket mafioso che assomiglia a Cosa Nostra. Ma è proprio in Italia che abbiamo dimostrato che la mafia non è invincibile’’ 3. Donald Trump è una tigre di carta.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

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  1. https://www.controinformazione.info/trump-cerca-un-pretesto-per-invadere-il-venezuela-allo-stile-di-panama-del-1989-per-la-sua-rielezione/
  2. https://www.voltairenet.org/article196351.html
  3. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-pino_arlacchi_dietro_laggressione_imperiale_contro_il_venezuela_c_un_racket_mafioso_che_assomiglia_a_cosa_nostra/82_34897/?fbclid=IwAR2MSbI84_OsPVRv3Mm1fsRkuBVq45xqej3_sUX4l_Ve6jfI8K0Wd6uupPw

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