USA: puritani contro evangelici. La scomparsa degli elettori

Le elezioni statunitensi ruotano attorno il conflitto fra la lobby puritana, schierata storicamente con l’establishment e la lobby evangelica che, negli ultimi quattro anni, ha appoggiato insieme al movimento neofascista Alt Right il seguace di Andrew Jackson, Donald Trump. Non si tratta di un conflitto caratterizzato dalle ‘’teorie sul complotto ‘’, ma piuttosto sulla necessità dell’Élite nord-americana di auto-legittimarsi dinanzi l’ideologia del ‘’Destino Manifesto ‘’. Da qui l’alleanza strategica fra la borghesia ‘’cosmopolita’’ USA ed il nazionalismo ‘’territoriale’’ israeliano. La Politica come Scienza, così come la intendevano gli statisti classici europei (es. De Gaulle), scompare dalla tradizione d’oltreoceano.

Contrariamente a quello che dicono i media di regime, il Presidente Trump non è affatto un fascista; fedele alla linea di Andrew Jackson, il leader nord-americano crede che in cambio di denaro e prosperità economica i popoli possano accettare, a cuor leggero, l’umiliazione nazionale e la colonizzazione militare. Arabi e persiani rigettano il materialismo tipico della tradizione anglosassone; i fallimenti della politica estera ‘’trumpista’’ risiedono in questo madornale equivoco. Aizzato dai neofascisti dell’Alt Right e dalla lobby israeliana, Trump ha reagito ordinando l’assassinio del generale iraniano Qasem Soleimani, architetto della sconfitta militare dell’ISIS, autocondannandosi all’isolamento politico-diplomatico in Medio Oriente. La fenomenologia del ‘’trumpismo’’ non ha nulla di complesso, dopo una attenta disamina gli analisti esperti (es. James Petras) la trovano semplice e decifrabile.

Il candidato del Partito democratico, Joe Biden, rappresenta gli interessi dell’establishment contrapposta allo Stato profondo ‘’ombra’’ creato da Jared Kushner e Steve Bannon. Chi tesse le fila è sempre lei, Hillary Clinton con la lobby puritana ancora egemone nei gangli vitali del complesso militar-industriale (CIA, FBI, Dipartimento di Stato e Pentagono). Non tutti sanno che dopo la sconfitta elettorale, Hillary Clinton era sul punto di diventare pastore metodista1 fino al pentimento davanti la lobby La Famiglia del Pentagono. Fanatica religiosa, sostiene tutte le guerre imperialiste contro le Nazioni esterne al mondo non globalizzato.

Il 13 luglio 2020 su Daily Show (Comedy Central), la Clinton ha sostenuto il voto via internet ritenendo inevitabile la sconfitta di Trump2. Il Presidente eletto, abbandonato il ‘’jacksonismo’’, ha permesso ai suoi sostenitori dell’Alt Right di scatenare il conflitto inter-etnico contro i lavoratori centro-americani ed afroamericani, errore madornale che potrebbe favorire dinamiche disgregatrici. L’Élite evangelica, di cui Trump è campione, non può fare a meno del fascismo esplicito mentre quella puritana, che seguita ad appoggiare i Clinton, opta per il ‘’fascismo educato’’. Gli USA non riescono a riformarsi, la conseguenza secondo il giornalista Thierry Meyssan è la lacerazione.

Le istanze progressiste della protesta afroamericana, in larga parte, sono state strumentalizzate dai ‘’democratici’’. Scrive Meyssan:

‘’I partigiani di Hillary Clinton e del Partito Democratico vogliono imporre la propria ideologia. Lottano contro la menzogna e distruggono statue, come i loro antenati bruciavano le streghe di Salem. Alimentano un’assurda lettura della società, che nega i conflitti sociali e interpreta le diseguaglianze solo alla luce delle razze umane, che si pretendono distinte. Disarmano le polizie locali e costringono personalità “bianche” a scusarsi in pubblico per il fatto di beneficiare di un privilegio immateriale’’

‘’Il sindaco di Minneapolis (la città di George Floyd) è stato pubblicamente umiliato perché si è rifiutato di sciogliere la polizia municipale “razzista”. Il consiglio municipale di Seattle ne ha invece dimezzato il budget. Scelte che non danno fastidio alle classi sociali superiori, che vivono in residenze private, ma negano sicurezza a chi non può pagarsi la vigilanza privata’’3

La sinistra ‘’politicamente corretta’’, antifa ed anarchici filo-israeliani invece di denunciare il legame fra gli apparati polizieschi statunitensi ed il MOSSAD chiedendo la democratizzazione delle forze dell’ordine, rivendicano di fatto la tesi ‘’capitalista anarchica’’ della privatizzazione della sicurezza. Gli slogan, rilanciati nelle sedi del Cato Institute, sulla ‘’distruzione rivoluzionaria dello Stato’’ riecheggiano da sinistra la dottrina dei neoconservatori sul caos creativo. Una tesi reazionaria, aliena alla tradizione progressista ed anti-puritana della vecchia sinistra sindacale. Gli antifa, consapevoli di non poter abolire l’imperialismo, giocano con l’ideologia post-modernista imprigionando i diseredati nella falsa contrapposizione fra ‘’capitalismo di mercato’’ e ‘’capitalismo corporativo’’, nonostante ciò tanto Trump quanto Biden si oppongono al giornalismo investigativo sul modello Wikileaks e The Intercept. Se Trump è un problema per le minoranze interne agli Stati Uniti, Biden persegue la globalizzazione del fascismo (cit. Alexander Cockburn) con un retorica differente rispetto al clan Bush. La kill list di Obama, dal 2012 al 2016, ha compromesso seriamente la sovranità degli stati, alleati compresi.

Ha ragione James Petras, la politica dei democratici ‘’ha fatto commercio carnale dei suoi “principi femministi” con i miliardari di Wall Street’’4, accelerando la sotto-proletarizzazione della classe operaia e dei ceti medi, autentica mucillagine sociale. Il capitalismo di quarta generazione, digitale e post-finanziario, è il destino da incubo che ci aspetta.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.theatlantic.com/politics/archive/2017/08/hillary-clinton-devotionals/535941/
  2. https://www.voltairenet.org/article210553.html
  3. Ibidem
  4. https://albainformazione.wordpress.com/2016/04/23/trump-il-fascista/

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