USA: dalla rivolta antirazzista al separatismo etnico?

Foto AFP

Le manifestazioni, inizialmente anti-razziste, iniziate negli Stati Uniti e diffuse in tutto l’Occidente nascondono il rischio d’una nuova guerra civile inter-puritana. Il demografo Igor Panarin caduta l’URSS preconizzò il collasso statunitense, smembramento fermato dopo l’11 settembre 2001 dal presidente Bush che lanciò la ‘’guerra infinita ‘’ contro il mondo musulmano.

L’antirazzismo dei manifestanti è rimasto solitamente fermo ad una sterile contestazione della sovrastruttura istituzionale, senza mai mettere in discussione la politica estera statunitense: imperialista e legata alla geopolitica della Nato. Il Partito democratico ha cooptato i vertici dei manifestanti, aprendo un conflitto culturale interno alle lite. Storicamente soltanto la creazione d’un nuovo nemico esterno – es. socialismo, Iran o Cina – ha salvato gli Stati Uniti dalla dissezione.

Contrariamente a quanto pensano gli storici liberali, la Guerra di Secessione (1861-1865) non contrappose il Nord ‘’progressista’’ al Sud schiavista, ma entrambi gli schieramenti praticavano schiavismo e segregazione razziale. Ciò che divideva i nordisti dai sudisti era il ‘’modello’’ capitalista da perseguire: i nordisti protestanti sostenevano una economia aperta di tipo anglosassone (‘’mano invisibile del mercato’’), i sudisti cattolici rimanevano legati ad una economia agricola di tipo padronale. L’abolizione della schiavitù si deve tanto agli abolizionisti, quanto alla necessità dell’Ếlite di reclutare nuovi soldati e riformare radicalmente i diritti di dogana. La ricostruzione del giornalista Thierry Meyssan ha un punto debole (sopravvaluta politicamente Trump) ed un pregio (avanza ipotesi realistiche), ripercorriamoli rapidamente:

‘’Riprendendo lo slogan di Richard Nixon durante le elezioni del 1968, «Legge e Ordine» (Law and Order), il presidente Trump non predica l’odio razzista, come gli attribuiscono numerosi commentatori, ma si riferisce al pensiero del suo autore, Kevin Philipps, citato in precedenza. Intende comunque far trionfare il pensiero di Andrew Jackson contro la Finanza, appoggiandosi alla cultura sudista: non vuole certamente smembrare il Paese’’ 1

‘’Il presidente Donald Trump si trova oggi nella stessa situazione di Mikhail Gorbaciov alla fine degli anni Ottanta: l’economia – non la finanza – del Paese è in netto declino da decenni, ma i concittadini si rifiutano di ammetterne le conseguenze. Gli Stati Uniti possono sopravvivere solo prefiggendosi nuovi obiettivi, ma un cambiamento di tale portata è particolarmente difficile in periodo di recessione’’ 2

Il presidente Trump, da jacksoniano conservatore, ritiene che rinunciare ai propri diritti nazionali in cambio di grandi somme di denaro non debba considerarsi disonorevole, questa logica tipica della ‘’vecchia destra’’ l’ha portato in rotta di collisione coi laburisti moderati sudamericani, i nazionalisti arabi e la borghesia del bazar iraniana. Una sconfitta politica che, al di là delle intenzioni del presidente, rischia di trascinare l’America profonda nel baratro. Donald Trump si aggrappa al ‘’sogno americano’’, ma nello stesso tempo globalizza la guerra commerciale contro Russia, Cina ed Iran compromettendo la sopravvivenza della piccola-borghesia autoctona. Il politologo Atilio Boron ha pubblicato uno studio sulla pessima gestione, da parte dell’amministrazione Trump, della crisi pandemica Covid-19:

‘’Il Rapporto del Census Bureau degli Stati Uniti del 2019 conferma la validità di quella diagnosi distante da parte di Myrdal, dimostrando che se il reddito medio delle famiglie americane era di $ 63.179 e quello delle famiglie “bianche” era di $ 70.642 quello degli afro-americani crollava a $ 41.361 e quello degli “ispanici” cadeva -ma parcheggiava- a $ 51.450. I bianchi sono il 64% del paese, ma il 30% della popolazione carceraria; i neri costituiscono il 33% dei detenuti, essendo però il 12% della popolazione. Il 72% dei giovani bianchi che finiscono il liceo entrano in un istituto di terzo grado nello stesso anno, cosa che avviene solo per il 44% dei discendenti afro. Le rivolte ricorrenti di questo gruppo etnico oppresso testimoniano il fallimento delle timide misure adottate per integrarlo, come la tanto discussa “azione affermativa”. 3

La pandemia di Covid-19 ha aggravato la situazione, evidenziando la discriminazione scandalosa che esiste: il tasso di mortalità generale per questo virus è 322 per milione di abitanti e scende a 227 per i bianchi, ma sale bruscamente tra i neri a 546 per milione. E la depressione economica che la pandemia ha alimentato in modo esponenziale ha tra le prime vittime afro-discendenti. Sono quelli che appaiono principalmente tra quelli registrati per ottenere l’assicurazione di disoccupazione moderata e temporanea offerta dal governo federale’’ 4

Invece di rimettere in discussione il neoliberismo entrando in contrasto con la Federal Reserve, come fece il presidente Kennedy pagando con la vita, il palazzinaro newyorkese ha aizzato i neofascisti dell’Alt Right contro afroamericani e pellerossa. La fazione ‘’cosmopolita’’ dello stato profondo, dinanzi ad un esecutivo necrotizzato, ha tolto il guinzaglio agli Antifa una sorta di fanteria leggera di Wall Street. Da anni, la Rete Voltaire denuncia i legami intercorrenti fra gli anarchici ‘’filo-israeliani’’ (Antifa) ed i wahabiti russofobi, qualora le pandillas provenienti dall’America centrale dovessero prendere parte alla rivolta per la Casa Bianca le cose potrebbero mettersi davvero male. Trump ha (già) fallito abdicando all’Alt Right ed allo stato profondo, la tentazione separatista – seguendo Panarin e Meyssan – sembrerebbe inevitabile.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.voltairenet.org/article210176.html
  2. Ibidem
  3. https://amicuba.altervista.org/blog/?p=13324
  4. Ibidem

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