Putin smantella l’unilateralismo statunitense

La politica statunitense di approvvigionamento delle risorse energetiche, seguendo la Dottrina sul Nuovo Ordine Mondiale di Henry Kissinger, potrebbe denominarsi imperialismo economico. Il presidente Trump, sostenuto dall’ideologo della guerra fredda, persegue (1) la neocolonizzazione economica di Germania e Russia ‘’bianca’’ e (2) lo strangolamento commerciale di Pechino, (3) la realizzazione dicondizioni necessarie alla destabilizzazione militarmente della Repubblica Islamica dell’Iran, sebbene al prezzo di un possibile crollo dei regimi clienti ‘’sunniti’’ nel mondo post-pandemia. Arrivati a questo punto è importante – in sintesi – comprendere la risposta russa alle sanzioni statunitensi ricollocandola in un discorso, più ampio, sulla conflittualità inter-capitalista. Il conflitto genera cambiamento ed il capitalismo occidentale (Russia esclusa) sta ripensando ad una nuova Architettura di Potere, decisamente peggiorativa.

La risposta russa alla Dottrina Trump – Kissinger

Il giornalista, corrispondente della Stampa Estera, Davide Rossi sul periodico online Sinistra.ch ha spiegato le tappe della guerra mondiale del petrolio.

  • Le guerre imperialistiche in Ucraina e Siria (2011-’16) hanno destabilizzato un regime semi-indipendente (Kiev) ed uno indipendente (Damasco), provocando il ribasso dei prezzi del petrolio. Le nazioni esportatrici – Iran, Venezuela ed i paesi arabi – ne sono uscite fortemente debilitate.

  • Grazie al sostegno statunitense, i sauditi (a) hanno evitato il collasso e (b) si sono lanciati nella sanguinosissima aggressione imperialista allo Yemen. I ‘’democratici’’, seguendo la logica del ricatto, sono intervenuti in Ue (a) bloccandone lo strangolamento economico per (b) ottenere in cambio l’approvazione del TTIP (Trattato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti). Questa politica (sostanzialmente la Dottrina Obama) la denominerò imperialismo de-industrializzante.

Il presidente Trump, appartenente alla fazione del Padronato e sostenuto soltanto da una parte dello Stato profondo, persegue una globalizzazione modificata per salvare l’egemonia ‘’yankee’’ in un futuro, alquanto, incerto.

  • Le guerre saudite hanno costi esorbitanti e si concludono, puntualmente, con umilianti sconfitte. L’Arabia Saudita, nel 2020, è finalmente una pedina sacrificabile.

  • La guerra commerciale contro la Repubblica Popolare Cinese ed il conflitto inter-imperialista fra USA e Germania fa dell’Alt Right una scelta obbligata dello Stato profondo. La linea ‘’trumpista’’ la denominerò sovranismo neoimperialista produttivo dove la parola chiave è, non produttivo, neoimperialista.

Per i popoli oppressi non esiste un ‘’meno peggio’’ fra la Dottrina Obama e la Dottrina Trump, ma utilizzando le parole di Slavoj Zizek ‘’entrambe le scelte sono peggiori’’. Cerchiamo, rileggendo l’articolo di Davide Rossi profondo conoscitore della Federazione russa, di inquadrare l’intelligente risposta del presidente Putin:

‘’Il presidente russo infatti ha iniziato una triplice azione, diversificare le esportazioni; concentrare massimamente la vendita di petrolio verso la Cina Popolare di Xi Jinping, riducendo al minimo la vendita verso altri paesi e ancorando lo scambio con i cinesi non al valore del barile ma a scambi bilaterali; accrescere in maniera notevolissima le riserve auree.

Poiché la Cina è il primo importatore mondiale, cinesi e russi hanno potuto far scendere il prezzo ufficiale del barile a circa 25 dollari, una cifra disastrosa per qualunque produttore di petrolio, ma che soprattutto mette in difficoltà le petro-monarchie della penisola arabica e gli Stati Uniti, che vedono rovinato il mercato interno del petrolio di scisto e le timide esportazioni che avevano iniziato a compensare la riduzione di consumi nazionali’’ 1

Putin ha messo alle strette le monarchie arabe abbandonate da Washington e l’asse russo-cinese garantisce sovranità energetica alle nazioni alleate, Iran e Venezuela, attraverso accordi compensativi. Davanti al coronavirus, il neoconfucianesimo sociale e la resilienza persiana hanno dato all’occidente, accecato dalle manie razziste-imperialiste, una lezione d’efficienza (Cina) e solidarietà sociale (Iran); nessuno è stato lasciato indietro. La risposta europea alla crisi pandemica Covid-19 è, quanto meno, disastrosa (es. congelamento della vita sociale) mentre l’Arabia Saudita sembrerebbe prossima alla fine. Il giornalista Thierry Meyssan scrive:

‘’Per loro sfortuna, i Saud sono in una situazione di particolare vulnerabilità: l’epidemia ha colpito oltre 150 prìncipi della famiglia reale, fra cui anche il governatore di Riad, in respirazione assistita. Il sistema gerontocratico vacilla.

Il 9 aprile si è apparentemente giunti a un compromesso, espresso nell’annuncio dell’OPEC di una riduzione della produzione mondiale di petrolio di 10 milioni di barili al giorno a maggio e giugno, di otto milioni al giorno nel secondo semestre 2020 nonché di sei milioni al giorno per i successivi 16 mesi [4]. Una decisione però che, per quanto drastica, compensa solo per un terzo il crollo del consumo mondiale provocato dall’epidemia’’ 2

L’analisi di Rossi – si tratta di tre articoli pubblicati su Sinistra.ch – decreta la vittoria geopolitica sostanzialmente meritata di Vladimir Putin, e sulla stessa linea si colloca lo studio di Meyssan: i Saud avrebbero i giorni contati e l’Ue potrebbe diventare un’appendice neocoloniale anglo-statunitense. Putin è uno statista troppo accorto, il suo conservatorismo sociale (antiamericano ed antimarxista) potrà non piacere, ma si rafforza in prospettiva delineando un mondo libero dal ‘’cosmopolitismo’’ dei neocons; proporrà accordi bilaterali all’Ue ed ai regimi arabi (Trump non è riuscito ad assorbire Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi) in cambio d’un rivolgimento geopolitico filorusso? Eurasia e de-globalizzazione per i ceti medi produttivi (borghesia nazionale) sono l’unica alternativa percorribile per non farsi travolgere dal capitalismo speculativo anglo-statunitense. La classe dirigente europea (per non parlare dei dittatori ‘’sunniti’’), al di là di queste considerazioni preliminari, sembra non avere in mente nessun modello di ‘’società decente’’.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.sinistra.ch/?p=8609
  2. https://www.voltairenet.org/article209707.html

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