L’Iran avrà un ruolo nel mondo dopo la pandemia

La pandemia Covid-19, nel febbraio 2020, si è estesa dalla Repubblica Popolare Cinese alla Repubblica Islamica dell’Iran, due nazioni appartenenti al campo antimperialista con profondi legami, non soltanto politici, ma anche culturali.

Il giornalista Thierry Meyssan nell’articolo COVID-19: propaganda e manipolazione, ha segnalato che la popolazione iraniana dal punto di vista polmonare è la più fragile al mondo. Praticamente tutti gli uomini, con una età superiore ai 60 anni, subiscono le conseguenze dei gas da guerra statunitensi e tedeschi, utilizzati dall’esercito iracheno durante la guerra imposta 1980-’88. La popolazione iraniana, incluso governo e vertici dell’esercito sono particolarmente sensibili alle patologie che provocano immunodeficienza respiratoria. Ciononostante il sistema sanitario rappresenta un’avanguardia regionale, una autentica eccellenza all’interno del mondo islamico.

La fazione antimperialista dei Guardiani della Rivoluzione non si è limitata a rifiutare gli ‘’aiuti’’ statunitensi, ma ha messo a punto una strategia autonoma di fuoriuscita dalla crisi. Il giornalista Thierry Meyssan, amico personale dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad, partendo dalla questione medico-sanitaria ha intuito, senza sbilanciarsi, i nuovi assetti geopolitici emergenti:

‘’A causa delle sanzioni USA, nessuna banca occidentale copre i trasporti di medicinali. L’Iran non ha perciò potuto trattare le persone infette e curare quelle malate finché gli Emirati Arabi Uniti, violando l’embargo, hanno mandato due aerei di materiale sanitario. Persone che in altri Paesi non soffrirebbero, in Iran muoiono sin dai primi sintomi di tosse, a causa dei polmoni lesionati. Come di consueto, il governo ha chiuso le scuole, nonché annullato diverse manifestazioni culturali e sportive, ma non ha vietato i pellegrinaggi. Alcune regioni hanno chiuso gli alberghi per evitare vi si insediassero i malati che non hanno trovato posto negli ospedali vicini a dove vivono’’ 1

La ‘’solidarietà islamica’’ non è sufficiente a fronteggiare lo strangolamento neocoloniale, ma gli sciiti – forti d’una componente definita marxista islamica – hanno una certezza: il mondo dopo la pandemia non sarà più lo stesso. La ‘’mano invisibile’’ del mercato è una chimera più anglosassone che occidentale, mentre l’Interesse Generale deve essere sovrapposto agli interessi particolari in un momento di grave crisi sistemica. Russia e Cina hanno sopperito alla catastrofe sanitaria statunitense, mentre il contributo cubano nella lotta al Covid-19 ha ridato nuova luce alla Rivoluzione anticoloniale ‘’castrista’’. Cuba sta soccorrendo nazioni ‘’avversarie’’ (interne alla Nato) come Italia e Spagna, dall’altra parte Trump e lo stato profondo sono impegnati in un pericolosissimo braccio di ferro sulla pelle del popolo statunitense. Le nazioni occidentali dovranno rimettere in discussione verità assodate: globalizzazione, capitalismo e ruolo dello stato. La Repubblica iraniana fondata dall’Imam Khomeini, ha un vantaggio ideologico: il binomio intercorrente fra resilienza e resistenza.

Le sanzioni USA hanno ostacolato la rivoluzione tecnologica in una nazione musulmana (forse l’unica) modernizzatrice, senza mettere fine alla ricerca. Il direttore dell’Istituto Pasteur dell’Iran ha dichiarato, il 1 aprile 2020, la prima grande notizia sulla lotta tecnologica al coronavirus: ‘’l’Iran è autosufficiente nella produzione di kit per l’identificazione del coronavirus ed è pronto all’esportazione in Paesi che li richiedano’’ 2. La capacità di modernizzarsi, al di là dell’etica religiosa tradizionalista, da oltre quarant’anni è il collante fra lo sciismo persiano ed il nazionalismo panarabo, due civiltà indubbiamente differenti, ma proiettate verso una diversificazione dei modelli produttivi su scala globale. Damasco, Teheran e le nazioni del Movimento dei Non Allineati concordano sulla volontà di globalizzare l’anti-neoliberismo. Il coronavirus è una catastrofe umanitaria, il capitalismo delle privatizzazioni non è in grado di fronteggiare calamità sociali quindi una domanda è d’obbligo: si tratta (anche) d’un virus politico? Il neoliberismo potrebbe ritrovarsi al tramonto.

In Iran, anche i giornalisti d’area riformista stanno mutuando il linguaggio antimperialista dei principalisti definiti, erroneamente, dalla stampa occidentali conservatori. Il giornalista Davood Abbasi ha scritto un articolo ben documentato sulla situazione sanitaria del Paese, dove non ha mancato di descrivere la strategia destabilizzante di Trump. Leggiamo la denuncia politica:

‘’La tattica adottata dall’amministrazione Usa, alla luce del sole, è quella della “massima pressione” attraverso le sanzioni e, questo non viene detto, azioni di sabotaggio e misure militari, come è l’attentato ai danni del generale martire Qassem Soleimani, il 3 gennaio scorso.

Con l’impazzare dell’epidemia, la Casabianca ha sperato di poter approfittare della situazione per raggiungere l’intento che difficilmente avrebbe potuto realizzare altrimenti.

E cosi Trump ha organizzato “un quartier generale” in seno al ministero del Tesoro (incaricato di perseguire le sanzioni), per fare pressione sulle società farmaceutiche mondiali e impedire che l’Iran riuscisse a procurare le medicine in più che servono per l’epidemia. Lo stesso per le attrezzature mediche e sanitarie e i macchinari.

Contemporaneamente, l’amministrazione Trump ha messo in moto quella che è la sua arma più micidiale, ossia i media’’ 3

La denuncia del giornalista di Pars Today è forte, ma motivata:

‘’La storia non dimenticherà che il governo degli Stati Uniti ha intensificato il giro di vite sulle società farmaceutiche per impedire l’arrivo di medicine ad un popolo colpito dal coronavirus’’ 4 (Ibidem)

Le pressioni di Trump sulle ‘’case farmaceutiche’’ si sono risolte in un buco nell’acqua, del resto il presidente nord-americano dovrebbe avere una consapevolezza geopolitica confermata dai fatti: l’Iran è un bastione della transizione da un mondo unipolare ad una globalizzazione – quanto meno- tripolare (con tre poli egemonici: USA, Russia e Cina). I medici cubani utilizzando l’Interferone, hanno messo fine alla catastrofe sanitaria cinese ed il blocco geopolitico sino-russo sta sostenendo Teheran davanti all’imperialismo economico anglo-statunitense. Relazioni geopolitiche consolidate dalla necessità di de-globalizzare il capitalismo, in una situazione come questa, diventano linee strategiche condivise; negli stessi termini, improvvisati rapporti di sudditanza (es. Ue) rischiano di disgregarsi.

Quando la pandemia sarà passata, il polo ‘’imperiale’’ europeo avrà margini d’espansione neocoloniali ridotti dall’egemonismo multilaterale sino-russo. Washington si troverà ad un bivio: autoriformasi o rilanciare la ‘’guerra infinita ‘’ con altri mezzi.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.voltairenet.org/article209500.html
  2. https://parstoday.com/it/news/iran-i212236-iran_sensazionale_conquista_autosufficienza_con_kit_made_in_iran_per_coronavirus_conferma_da_oms?fbclid=IwAR39xjWDnXCjnIGVN1kcU-MUtNxlbK1bTZkxhYNkXduDw8HGDel7Cm91kzo
  3. https://parstoday.com/it/news/iran-i211550-le_due_crisi_in_pi%C3%B9_dell%E2%80%99iran_oltre_al_coronavirus
  4. Ibidem

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