L’imperialismo USA pensa di liberarsi dei Saud

L’Arabia Saudita sta reagendo al piano del Pentagono di balcanizzazione, con una violenza inaudita. Il principe ereditario, Mohamed Bin Salman (MBS), ha fatto torturare l’amico d’infanzia Mohamed Bin Zayed ed assassinare i rivali. Dopo aver defraudato zii e cugini ed assassinato i capi dell’opposizione sciita, si prepara a trasformare una anacronistica dittatura islamista in un regime che post-wahabita che preserva l’involucro sovrastrutturale dell’Islam politico. Fino a qualche tempo fa la convergenza USA – Arabia Saudita era strategica. Intervistato da L’Interferenza, l’Imam palestinese Salameh Ashour definì il regime saudita ‘’una creatura antidemocratica degli statunitensi’’. Affermazione forte, ma legittima. Il destino del colonialismo britannico (prima) e dell’imperialismo statunitense (poi), hanno più volte incrociato i piani sauditi di destabilizzazione del Medio Oriente convergendo coi teocrati.

Chi sono i wahabiti?

Mentre lo sciismo iraniano è la religione del riscatto dei diseredati, il wahabismo è aderente ad un concezione del mondo etnica e totalitaria. Nell’articolo I sapienti sunniti disconoscono Casa Saud, pubblicato il 10 gennaio 2016, tracciavo una (breve) storia del wahabismo differenziandolo dal sunnismo:

‘’I wahhabiti – loro preferiscono chiamarsi Muhawiddin ovvero credenti nell’Unicità di Dio – proclamano una interpretazione letterale del Corano ed in linea con la tradizione hanbalita ( dal sapiente Hanbal, 780-855 ) rifiutano il razionalismo, reo di mettere ‘’il singolo uomo nelle condizioni di relazionarsi con Dio’’. Il pensiero di Wahab ( 1703-1789 ) coerentizzato nel Libro sull’Unicità ( di Dio ) aggrava il dogmatismo di Hanbal portandolo alle estreme conseguenze. Abdel Wahab, un monaco intollerante e ambizioso, non ebbe nessun successo nella tribù a cui apparteneva e anche suo fratello Sulaiman scrisse un opuscolo contro di lui, contribuendo al suo isolamento. Stabilitosi a Dariya strinse una sciagurata alleanza con il capo locale Ibn Saud, facendosi propagandista, per conto di questo ambizioso signorotto, della jihad armata. Lo storico Lucas Catherine ci spiega che gente come Hanbal, Taymiyya ( 1263-1328 ) altro ‘mentore’ dei sauditi e Wahab, furono considerati da tutti i musulmani, in modo concorde, come dei reazionari bigotti che non vedevano al di là della frangia del tappeto sul quale pregavano’’ 1

Ai primi del novecento, il primo sovrano del moderno regno saudita Abdel Aziz Saud si alleo coi britannici ed il nazionalismo sionista – all’epoca per nulla assimilabile alle posizioni del pluralista mondo ebraico – contro il decrepito Impero Ottomano. Un’alleanza che, al di là del pendolo geopolitico (l’Urss riconobbe l’Arabia Saudita nel 1926), ha legittimato uno dei regimi più oscurantisti figlio della spartizione coloniale franco-britannica e sionista (quanto meno la componente britannica della borghesia israelita) di quei territori. La posizione dei sunniti dinanzi alla violenza dei tagliagole wahabiti è molto simile a quella dei cattolici verso il fanatismo evangelico: scomunica o declino.

Il progetto di modernizzazione del principe ereditario Mohamed Bin Salman ha attirato investitori stranieri, magnati e speculatori anglo-statunitensi compreso, nel 2017, il neoeletto Presidente Donald Trump. Ciononostante l’aggressività dello stato profondo saudita, urta profondamente Washington:

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  • Il regime dei Saud non ha nessuna possibilità di guadagnare terreno contro l’Iran ed il polo egemonico sciita. Per sopravvivere dovrà (1) de-americanizzarsi lasciandosi assorbire nei mercati euroasiatici (questo è l’obiettivo del presidente Putin) o (2) diventare uno stato invertebrato de-militarizzato governato da una borghesia tributaria, mai più militare (questo è l’obiettivo della borghesia del bazar iraniana). I guerrafondai – secondo questa visione strategica – verrebbero epurati uno ad uno.
  • L’umiliante sconfitta di MBS in Siria e nello Yemen, ha esaltato le guerriglie sciita e panaraba addestrate nella guerra asimmetrica, strategia di combattimento-resistenza basica nelle accademia militari ‘’terzomondiste’’. Un esercito di mercenari, con il radicalizzarsi dei gruppi sociali minacciati dal neocolonialismo, non ha nessuna possibilità di vincere contro un popolo interno in armi.

L’imperialismo USA ha teorizzato il rimodellamento del Medio Oriente allargato contro il socialismo panarabo (prima) e la Rivoluzione degli Oppressi lanciata dall’Imam Khomeini (poi); nel perseguire il suo progetto lo stato profondo statunitense solitamente scarica vassalli poco produttivi (es. Erdogan). Il Presidente Trump non fa parte del complesso militar-industriale, è un affarista organico alla borghesia commerciale fazione in competizione coi neoconservatori, ciononostante questa volta potrebbe convergere con la componente rivale.

Il giornalista Thierry Meyssan solitamente ben informato, scrive:

‘’L’opposizione Arabia Saudita/Asse della Resistenza non esiste più per mancanza di combattenti. Dopo l’Iran (1953-1978), l’Iraq (1979-1990) e l’Arabia Saudita (1991-2019), gli Emirati Arabi Uniti (2020-…) sono diventati, sotto la protezione di NATO-MO, i gendarmi della regione.

Questo rovesciamento della situazione collima con la nostra analisi della crisi. Dopo lo scacco in Siria, gli Stati Uniti continuano il piano stabilito nel 2001 e si apprestano a destabilizzare l’Arabia Saudita. Il Presidente Trump ha avallato la svolta, ponendo come condizione che le truppe USA non vi partecipino direttamente, ma siano rappresentate dagli Emirati’’ 2

Damasco e Teheran hanno vinto. Le potenze emergenti (es. Emirati Arabi Uniti) pensano ad un Medio Oriente libero dai Saud, ma (purtroppo) non dall’imperialismo e dalle sue reti.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. http://www.linterferenza.info/esteri/3109/
  2. https://www.voltairenet.org/article209524.html

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