Libia: la distruzione d’uno stato sovrano e l’agenda dei neoconservatori per la guerra globale

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Il conflitto inter-tribale libico è il prodotto dell’aggressione neocoloniale promossa dai paesi Nato nel 2011, su questo aspetto concordano analisti di diverso orientamento politico. Ciononostante, pochissimi hanno analizzato la genesi storica del governo quarantennale di Gheddafi cogliendone le caratteristiche principali.

Quando il ‘’giacobino panarabo’’ Gheddafi andò al potere nel 1969 rovesciando la monarchia filo britannica di Re Idris ereditò uno stato vassallo dell’occidente ed in particolare del colonialismo britannico. Gheddafi aveva quindi il problema di restituire alla Libia dignità ed indipendenza nazionale, e per fare questo chiuse le basi militari inglesi e nazionalizzò i settori strategici industriali di quel paese (sostanzialmente l’industria petrolifera). Nonostante il giovane ufficiale nasseriano fosse ideologicamente anticomunista riposizionò quello che viene chiamata, Jamahiriya, stato delle masse – definizione data nel Libro Verde – fra gli stati non allineati vicini all’Unione Sovietica. Lo stato delle masse aveva un sistema socio-produttivo conforme ai principi esposti nel Libro Verde, un atipico socialismo libertario ed antimarxista ispirato al pensiero dei mutualisti francesi di metà ottocento: Charles Fourier e Pierre-Joseph Proudhon, autore di Che cos’è la proprietà? ed acerrimo avversario di Marx. Il Colonnello – come segnala l’analista Thierry Meyssan – fondò uno stato minimo decentralizzatore, incapace di difendere la nazione dagli eserciti imperialisti.

Le risorse vennero ridistribuite equamente, l’analfabetismo sradicato e la società laicizzata; terminarono le discriminazioni verso donne ed omosessuali. In occasione del matrimonio ogni famiglia riceveva dallo stato una casa, ma era necessario aspettare qualche anno (almeno tre) prima che questa venisse costruita. L’università era gratuita, eppure la gioventù libica si dimostrò disinteressata all’istruzione; la stragrande maggioranza dei ragazzi lasciava presto gli studi. Secondo Thierry Meyssan, profondo conoscitore del panarabismo laico: ‘’Muammar Gheddafi ha sottovalutato l’influenza delle tradizioni tribali: tre milioni di libici conducono una vita agiata, mentre due milioni di immigrati africani e asiatici sono al loro servizio’’ (Thierry Meyssan, Sotto i nostri occhi, pag. 55). L’illusione d’un socialismo su basi tribali e la diffidenza nei confronti del mondo sciita, furono i principali errori dello statista arabo; nel 1978, Musa Al Sadr, fondatore del Movimento dei diseredati libanese, sparì in Libia e dietro la sua morte pare che ci sia stata la mano di Gheddafi, crimine che l’Iran ed il movimento Hezbollah non gli hanno mai perdonato. Lo stato della masse – a differenza di Cuba, Venezuela e Siria (altre nazioni nel libro nero di Washington) – ha pagato il mancato inserimento all’interno d’una strategia geopolitica di fuoriuscita dal mondo unipolare, senza alleati potenti s’è trovata sola dinanzi alla Nato. Quella che i media di regime chiamano ‘’rivoluzione’’ (febbraio 2011) in realtà rappresenta, inquadrandola metodicamente, l’applicazione del progetto neoconservatore ad uno stato (ex)sovrano: caos creativo e ‘’rimodellamento’’ neoimperialista. La balcanizzazione della Jamahiriya venne pianificata nei laboratori del Pentagono nel lontano 2001 1, come attestano fonti inoppugnabili.

Tripoli contro Bengasi: il crocevia delle vecchie e nuove alleanze di Washington

I due governi, Tripoli e Bengasi, incarnano la conflittualità sociale e (soprattutto) geopolitica che intercorre fra l’‘’antinazionale’’ borghesia islamista e l’establishment militare. Tripoli è sostenuta dalle monarchie del golfo, Turchia e dalla borghesia del bazar iraniana (certamente non gode della simpatia dei Guardiani della Rivoluzione), mentre Bengasi da Arabia Saudita, Francia e Russia; l’amministrazione Trump pende dalla parte dell’establishment militare, contrariamente ai ‘’democratici’’ protettori della Confraternita dei Fratelli Musulmani. Turchia ed Arabia Saudita stanno intavolando un autentico conflitto inter-islamista con Ankara che, replicando la crociata neo-ottomana fallita in Siria, ha schierato un discreto numero di paramilitari. Il documentato Meyssan in un articolo dal titolo eloquente, Si prepara una nuova guerra, azzarda qualche previsione:

‘’Per ora solo le milizie siriane turcomanne e la Legione del Levante (Faylaq al-Sham) si sono messe in movimento: circa cinquemila combattenti. Se la migrazione degli jihadisti prosegue attraverso la Tunisia potrebbe durare diversi anni, fino alla liberazione completa del governatorato di Idlib. Sarebbe un’eccellente notizia per la Siria, ma una catastrofe per la Libia, in particolare, e per il Sahel in generale.

Si ripresenterebbe in Libia la stessa situazione della Siria: gli jihadisti sostenuti dalla Turchia e le popolazioni locali sostenute dalla Russia; le due potenze attente a non affrontarsi direttamente, fintantoché la Turchia è membro dell’Alleanza Atlantica.

Installandosi a Tripoli, la Turchia controllerà anche il secondo flusso di migranti, quello verso l’Unione Europea. Potrà perciò rafforzare il ricatto che già esercita su Bruxelles grazie alle migrazioni dalla Turchia’’ 2

Le (prime) domande a cui dovremo rispondere sono: (1) Washington sta utilizzando la Turchia (al di là dell’alleanza di ferro dei neoconservatori con l’Arabia Saudita) contro la Federazione russa? Qual è la prospettiva strategica dell’’’alleanza ombra’’ turco-statunitense?; (2) Il conflitto russo-statunitense combattuto per procura in Libia, come riposiziona la UE? L’amministrazione Trump ha intrapreso verso Bruxelles la politica del bastone; il ricatto migratorio potrebbe rappresentare, dinanzi alla crescita della destra alternativa, uno spauracchio efficace per i pavidi governanti europeisti. La conclusione di Meyssan lascia presagire il peggio:

‘’Verrà il momento in cui gli eserciti jihadisti attraverseranno il Mediterraneo; le isole italiane (in particolare Lampedusa) e Malta si trovano a 500 miglia nautiche. In virtù dei Trattati dell’Alleanza Atlantica e di Maastricht, la VI flotta USA interverrà immediatamente per respingerli, ma il caos si propagherà inevitabilmente all’Europa Occidentale’’ Ibidem

Rovesciare lo stato delle masse assecondando il neocolonialismo della Nato è stato, non solo un crimine, un clamoroso errore. Washington, dopo aver demolito il welfare state (stato sociale) per il war state (stato di guerra), ha gettato con cinismo gli europei e le masse arabo-musulmane nella miseria.

Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. Wesley Clark, generale in pensione delle forze Usa, intervistato da Democracy Now, ha dichiarato: “Iraq, Afghanistan, LIbia, Siria: tutto pianificato a tavolino 14 anni fa”.
  2. https://www.voltairenet.org/article208304.htm

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