Le ambizioni russe in Africa non sono più un mistero.

L’Africa nel tempo ha dimostrato di possedere delle grandi potenzialità di crescita ma sfortunatamente non cessa di essere una terra di sfruttamento per le Grandi Potenze. Il ruolo di Stati Uniti e dei Paesi Europei è sempre stato preponderante; ad essi si aggiunge la Cina, la cui presenza è cresciuta in maniera impressionante negli ultimi anni. In questa nuova lotta per la conquista dell’Africa, anche la Russia si è fatta avanti.

Nel riacquisire un ruolo di primo piano sulla scena internazionale, il Cremlino ha allargato i suoi orizzonti e cercato di approfittare di ogni occasione per proiettare la propria potenza. Le mire della Russia non hanno trascurato il continente africano. Durante la Guerra fredda l’allora Unione Sovietica estese a dismisura la sua presenza in Africa per contrastare il ruolo dell’altra superpotenza, gli Stati Uniti. L’URSS sostenne militarmente e finanziariamente i movimenti di liberazione e i governi filo-comunisti dei Paesi africani. Tuttavia, l’attivismo del periodo della Guerra fredda si spense naturalmente con il crollo dell’Unione Sovietica, dal momento in cui la nuova Federazione Russa che ne derivò fu ridimensionata nelle risorse e nelle sue ambizioni. Dopo anni caratterizzati da incertezza e fragilità, il Presidente Vladimir Putin ha ravvivato le energie dello Stato russo, rilanciandone di conseguenza gli obiettivi politici. La Russia ha riscoperto, quindi, il suo interesse per l’Africa, inserendosi nella mischia per partecipare ai dividendi del suo sfruttamento. 

A seguito delle sanzioni di Europa e Stati Uniti connesse alla vicenda dell’annessione della Crimea, la Russia ha iniziato a guardare in altre direzioni, individuando i punti deboli dei Paesi occidentali e le opportunità che offre il Continente nero. La presenza russa in Africa si dipana in molteplici aspetti, compresa l’interferenza interna sul piano politico, come ad esempio nello Zimbabwe, dove i russi hanno sostenuto il partito al potere Zanu-PF  durante le ultime elezioni, vedendo riconosciuti in cambio accordi nel settore minerario e dei fertilizzanti. Casi analoghi si osservano in altri Paesi come la Repubblica Democratica del Congo, in Guinea e in Mozambico. Nel 2017 il governo russo intercettò la richiesta di aiuto del Presidente della Repubblica Centroafricana Faustin Archange Toudéra, abbandonato dalla Francia e impossibilitato ad rifornirsi di armi a causa di un embargo. Posto sotto assedio da alcuni gruppi di milizie pronte a destituirlo, Toudéra si rivolse al Presidente Putin, il quale non si fece sfuggire l’occasione e difatti si attivò per rimuovere l’embargo e a fornire armi al governo africano, ottenendo in cambio importanti concessioni nell’estrazione di oro e diamanti. Successivamente i due Paesi hanno anche firmato un accordo di cooperazione militare, con il quale la Russia si e posta come garante della sicurezza della R.C.A., indebolendo di fatto l’influenza francese.

Negli ultimi anni la Russia ha siglato circa 23 accordi di cooperazione nel settore della sicurezza con diversi governi africani. Le economie africane sono di dimensioni ridotte, spesso incentrate su pochi settori e sullo sfruttamento delle materie prime; tuttavia esse hanno un elevato potenziale di crescita. Le società russe sono presenti in importanti progetti come la costruzione del primo impianto nucleare dell’Egitto e lo sviluppo di un immenso deposito di platino in Zimbabwe. Secondo il SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), la Russia rappresenta il principale fornitore di armi del continente; secondo alcune stime la quota russa della fornitura di armi arriverebbe al 39% del totale delle armi destinate all’Africa. Gli Stati africani si sentono maggiormente a proprio agio con l’approccio russo, che vede le imprese russe spalleggiate e sostenute dal governo al fine di costruire insieme legami economici e geopolitici. Un approccio peculiare diverso dagli altri competitors che in alcuni casi fanno principalmente leva sulla componente privata oppure trascurano le valutazioni di ordine geopolitico.

Le iniziative russe si scontrano con i progetti degli altri attori già menzionati e con le difficoltà connesse al peculiare contesto africano, caratterizzato da una cronica instabilità politica e da dinamiche difficilmente prevedibili. Sono elementi che non devono essere sottovalutati nel momento in cui si effettuano calcoli geopolitici. Molti tentativi del governo russo sono andati infatti a vuoto, come ad esempio come lo sforzo di sostenere l’ex Presidente sudanese Omar al-Bashir. In Sudafrica, i russi non sono riusciti ad impedire che il neo Presidente Cyril Ramaphosa annullasse un accordo sottoscritto in precedenza che prevedeva la costruzione di un reattore nucleare.

Va osservato, inoltre, che gli interessi russi in Africa hanno al momento un ambito alquanto circoscritto, limitandosi allo sfruttamento degli idrocarburi, al nucleare  e soprattutto alle forniture militari. Dal punto di vista commerciale, infatti, i legami sono per certi versi ancora limitati; difatti nel 2018 l’interscambio commerciale russo-africano arriva a 12,5 miliardi di dollari, 5 miliardi per quanto concerne l’Africa sub-sahariana, mentre l’interscambio degli Stati Uniti con la stessa area è stato pari a 50 miliardi (40 miliardi in riferimento all’Africa sub-sahariana), quello della Cina di circa 180 miliardi (circa 120 miliardi relativamente all’Africa sub-sahariana), mentre l’interscambio dei Paesi dell’area euro con l’Africa sub-sahariana raggiunge circa 145 miliardi di dollari (Dati: IMF). Un distacco che riguarda anche gli investimenti diretti esteri e gli aiuti allo sviluppo. In ogni caso, le ambizioni russe relative al Continente africano non sono più un mistero, anzi si può dire che possono considerarsi un obiettivo dichiarato. Il 23/24 ottobre scorsi il Presidente Putin ha accolto a Sochi più di 40 Capi di Stato africani per il primo vertice Russia-Africa. Un segno proprio della volontà del Cremlino di rilanciare la propria presenza nel continente africano, sfidando gli altri attori già in corsa. Il messaggio che si vuole dare ai Paesi africani è quello di una Russia che può vantare un raggio d’azione da Grande Potenza. Ad essi il Presidente russo ha rivolto un invito a sottrarsi alla politica di pressioni e intimidazioni dei Paesi occidentali, affidandosi alla Federazione Russa, rispettosa della loro sovranità ed indipendenza. Anche in questa circostanza l’Europa dovrebbe adottare una politica più decisa; sebbene i suoi importanti legami commerciali con le economie africane, essa rischia di rimanere spettatore delle iniziative altrui e di subirne solamente le conseguenze in termini di flussi migratori e di ridotta influenza politica.

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