L’Armenia dinanzi alle sue responsabilità

Il conflitto azero-armeno, fomentato da potenze straniere (es. Turchia ed Israele), è parte integrante della terza guerra mondiale a pezzi (cit. Papa Francesco) che contrappone i sostenitori del mondo unipolare (USA, GB, Ue ed Israele) alle nazioni non allineate ed antimperialiste.

Nell’articolo Conflitto armeno-azero: una guerra imperialista contro l’Unione economica euroasiatica, pubblicato sull’Interferenza, ho inquadrato le ragioni che spinsero Lenin e Stalin, in linea con la concezione marxista delle nazionalità, ad unire il Nagorno – Karabakh all’Azerbaigian:

‘’ Lo statista bolscevico partiva da questi presupposti:

Dopo aver riconosciuto il genocidio armeno, colpo di coda del morente Impero Ottomano, i comunisti riconobbero, nel 1917, l’indipendenza dell’Armenia dall’Impero zarista. Nel 1919, nonostante la partecipazione curda ai massacri contro la popolazione cristiano-ortodossa, i nazionalisti-separatisti armeni si unirono all’ultradestra anti-kemalista curda. Per Lenin quello fu un allarme politico: la Grande Armenia avrebbe costituito una enclave neocoloniale contro la Turchia laicizzata e l’Urss.

Nel 1921, Baku ospitò il Congresso dei Popoli Coloniali mentre l’Islam locale di matrice tradizionalista persiano aderì alla battaglia bolscevica contro l’imperialismo britannico. La scelta di Lenin fu obbligata: l’Azerbaigian era un bastione sciita anticoloniale ’’1

La complessità politica del conflitto inter-religioso (musulmani contro cristiani), si è riproposta a seguito dello sgretolamento – provocato dall’accerchiamento neocoloniale – dell’Urss: l’élite armena occupò militarmente il Nagorno – Karabakh assegnato dalle Nazioni Unite (in linea con la posizione di Lenin) a Baku. Nel 2020 i rapporti di forza sembrano essersi invertiti: il governo armeno, in passato condizionato dallo speculatore internazionale George Soros, si ripropone in quanto porta d’ingresso dell’Eurasia mentre la dittatura azera riceve mercenari ed armi da Ankara e Tel Aviv. La contrapposizione turchi contro arabi (un po’ come la rottura fra arabi e persiani) è una conseguenza della politica regionale di Washington, razzista.

Il 6 ottobre 2020, il presidente siriano Bashar al-Assad in un’intervista televisiva, dopo aver ricordato il ruolo di Ankara contro Siria e Libia ed i traffici della famiglia Erdogan con Al Qaeda e Daesh, ha accusato il Presidente turco d’aggredire il popolo armeno per distogliere l’opinione pubblica dai crescenti problemi economici interni. Passiamo ai documenti: Israele e Turchia cooperano nella distruzione della Grande Armenia, un tempo enclave neocoloniale ora porta d’ingresso dell’Eurasia secondo i socialisti siriani ed i nazionalisti ortodossi russi.

Il documentato giornalista francese, Thierry Meyssan, ci dà alcune notizie decisive ai fini della nostra disamina:

‘’Baku si organizza per rinviare di nuovo l’inevitabile scadenza. L’Azerbaigian ha già ottenuto il sostegno del Qatar, che in questo teatro operativo soprintende anche al finanziamento degli jihadisti. Secondo nostre informazioni, la Turchia avrebbe spostato da Idlib (Siria) almeno 580 jihadisti. È una guerra costosa e KKR, la potente società dell’israeliano-statunitense Henry Kravis, sembra esservi implicata, così come lo è tuttora in Iraq, Siria e Libia. Come accaduto durante la destabilizzazione dell’Afghanistan comunista, le armi israeliane potrebbero essere instradate dal Pakistan. In ogni caso in Turchia fioriscono manifesti che affiancano le bandiere dei tre Paesi’’2

Secondo analisti ben informati (es. Meyssan, Anderson, Grimaldi, Petras, ecc …) la guerra azero-armena è il prolungamento della destabilizzazione islamista contro la Siria panaraba. Lo storico Tim Anderson ed il reporter Fulvio Grimaldi intravedono, perfino, il pericolo di un secondo genocidio armeno. Non tutti sono dello stesso avviso.

Il Partito comunista turco ed il ‘’neo-kemalista’’ Partito patriottico (Vatan Partisi) rivendicano la posizione leninista, mentre il consigliere del Grande Ayatollah Ali Khamenei, Ali Akbar Velayati, ha dichiarato che deve essere l’Armenia a restituire (senza conflitto militare) i territori occupati: “Rispettiamo l’integrità territoriale di tutte le nazioni. (…) Parti del sud dell’Azerbaigian – circa sette cittadine – sono occupate dall’Armenia”3. Come in Libia, Damasco e Teheran divergono dimostrando proiezioni geopolitiche non sempre convergenti. Il conflitto potrebbe risolversi soltanto con un referendum di autodeterminazione, che non tradisca la genesi geopolitica del paese: l’Eurasia.

Un anno fa, la RAND Corporation, finanziata dal Pentagono, pubblicava un rapporto profondamente anti-russo:

Attingendo a dati quantitativi e qualitativi da fonti occidentali e russe, questo rapporto esamina vulnerabilità e ansie economiche, politiche e militari della Russia. Quindi analizza le potenziali opzioni politiche per sfruttarle, ideologicamente, economicamente, geopoliticamente e militarmente (comprese opzioni aeree e spaziali, marittime, terrestri e multidominio)”4

Continua:

Gli Stati Uniti potrebbero sovraestendere la Russia al Caucaso in due modi. In primo luogo, gli Stati Uniti potrebbero spingere a una relazione NATO più stretta con Georgia ed Azerbaigian, probabilmente portando la Russia a rafforzare la presenza militare in Ossezia meridionale, Abkhazia, Armenia e Russia meridionale. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero tentare di indurre l’Armenia a rompere con la Russia. Sebbene sia un solido partner della Russia, l’Armenia ha anche sviluppato legami coll’occidente: fornisce truppe alle operazioni NATO in Afghanistan ed è un membro del Partenariato per la pace della NATO, e recentemente ha deciso di rafforzare i legami politici coll’UE. Gli Stati Uniti potrebbero cercare di incoraggiare l’Armenia a entrare nell’orbita della NATO. Se gli Stati Uniti dovessero riuscirci, la Russia sarebbe costretta a ritirare la base militare di Gyumri e la base aerea vicino Erevan (affittata fino al 2044), e dirottare ancora più risorse nel Distretto militare meridionale”5

Secondo il sito Moon of Alabama ‘’Trent’anni fa gli armeni si dimostrarono soldati di gran lunga migliori degli azeri’’, ma (aggiungo io) avevano torno: infransero il diritto internazionale, tradendo la tradizione antimperialista del Congresso di Baku (1921). Oggi la situazione s’è rovesciata: l’imperialismo israeliano, Ankara e Baku stanno facendo straccetti della giurisprudenza internazionale; nonostante ciò, da quello che possiamo leggere dai social network, la Grande Armenia è destinata a crollare. Il governo armeno, dall’alleanza coi nazionalisti-separatisti curdi (1919) ad oggi, paga oltre un secolo d’incoerenza.

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di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

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  1. http://www.linterferenza.info/esteri/conflitto-armeno-azero-guerra-imperialista-lunione-economica-eurasiatica/
  2. https://www.voltairenet.org/article211021.html
  3. https://www.agenzianova.com/a/5f7ca5dad683a8.67125726/3130092/2020-10-06/nagorno-karabakh-consigliere-khamenei-armenia-restituisca-territori-ad-azerbaigian-ma-senza-conflitto-militare
  4. http://aurorasito.altervista.org/?p=13798
  5. Ibidem

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