La Transnistria e gli effetti della crisi ucraina.

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La Transnistria è una stretta striscia di terra situata tra il fiume Nistro e il confine orientale della Moldavia formata da una popolazione di circa 500mila abitanti, in maggioranza slava. Nel 1990, la Transnistria dichiarò la propria indipendenza dal resto della Repubblica di Moldavia. Quest’ultima, al contrario della Transnistria, era intenzionata a separarsi dall’Unione Sovietica. Nel 1992 l’auto-proclamatasi Repubblica di Transnistria entrò in conflitto con il governo moldavo. Lo scontro terminò nel luglio dello stesso anno con un cessate-il-fuoco e con un accordo che prevedeva la formazione di una Commissione congiunta di controllo costituita da rappresentanti di Russia, Moldavia e della Transnistria, avente il compito di garantire la sicurezza nella zona demilitarizzata, in attesa di una definizione dello status politico della regione.

A seguito della dichiarazione di indipendenza, la Transnistria ha assunto il nome di Pridnestrovian Moldavian Republic (PMR). Tale entità comprende anche una parte di territorio ad Ovest del fiume Nistro, nella regione storica della Bessarabia. Al contrario, il governo moldavo identifica il territorio della Transnistria come Unità Territoriale Autonoma di Transnistria, cui viene riconosciuto un particolare status giuridico. In realtà, lo status politico della Transnistria continua a rimanere indefinito. Si tratta in effetti di una entità politica che per certi versi possiede i requisiti primari per l’acquisizione della soggettività internazionale, ossia sovranità territoriale e indipendenza politica, ma che non è riconosciuto dalla maggior parte della Comunità Internazionale. Essa ha una propria costituzione, un proprio governo e un proprio esercito. Ha un sistema di polizia e una moneta propria. Il Paese ha sviluppato, inoltre, una propria economia, sebbene caratterizzata da una scarsa trasparenza e da traffici illeciti. Nonostante ciò, molti ritengono che non si possa attribuire alla Transnistria la piena soggettività internazionale in quanto si tratta di una indipendenza fittizia, strettamente legata alla presenza russa sul territorio. Dello stesso avviso è anche la Corte Europea dei Diritti Umani, che ha affermato che a causa della presenza militare russa la Transnistria risulta sotto “l’autorità effettiva” del governo russo, sebbene la regione debba considerarsi parte integrante del territorio moldavo. Senza entrare nel merito delle questioni attinenti la soggettività giuridica internazionale, si può affermare che si tratta di uno dei casi controversi, per i quali le valutazioni relative alla soggettività risultano troppo legate alle considerazioni di ordine politico.

Il ruolo di Mosca.

Finora le tensioni tra il governo moldavo e il Cremlino hanno trovato una soluzione di compromesso secondo uno schema che vede la Russia sostenere il separatismo della Transnistria per frenare le possibili aspirazioni filo-occidentali di Chisinau. La Russia guarda con sospetto all’espansione della NATO nello spazio ex-sovietico e utilizza la Transnistria come disincentivo ad un avvicinamento della Moldavia al campo occidentale. In più, la Russia ha interesse a non fornire un precedente ed una legittimazione all’analogo tentativo di indipendenza del Kosovo, ancora non riconosciuta da Mosca. Inoltre, la Russia ha mira a mantenere la propria influenza sulla Moldavia in modo da impedire che questa entri nell’orbita della Romania, Paese cui in precedenza apparteneva il territorio moldavo e al quale essa è legata dal punto di vista etnico e luinguistico.

A differenza del resto della Moldavia, tra la popolazione della Transnistria vi è un forte sentimento filo-russo, emerso anche in occasione del referendum del 2006, quando il 96 % dei votanti si espresse a favore dell’incorporazione nella Federazione Russa; inoltre sul territorio è presente un contingente militare russo con il quale la Russia esercita un certo controllo sulla politica di Tiraspol

Gli eventi in Ucraina hanno riacceso la questione della Transnistria. L’ipotesi di una annessione russa della Crimea e la retorica a favore della protezione delle popolazioni russofone hanno riaperto la questione del destino della Transnistria. Putin ha affermato che la Russia potrebbe intervenire a difesa degli interessi della popolazione russofona della Transnistria. Il Presidente della Transnistria Yevgeny Shavchuk si è mostrato favorevole ad una eventuale annessione alla Russia parlando di un “divorzio civile“ tra la sua regione e la Moldavia e di una “prospera e indipendente Transnistria unita alla Russia“. Al momento, tuttavia, sembra che la Russia sia maggiormente interessata a conservare lo status quo della Transnistria in modo da poterla utilizzare come arma di pressione per ottenere vantaggi in altri contesti. Il governo russo si è detto infatti a favore dell’integrità territoriale della Moldavia e ad una soluzione negoziale della questione. Di sicuro la Transnistria rappresenta per Mosca un altro strumento con il quale esercitare pressione sui governi di Kiev e di Chisinau. Accelerare i tempi significherebbe solamente indispettire i Paesi occiedentali e spingere la Moldavia a cercare riparo all’interno della NATO.

Le possibili conseguenze della crisi ucraina.

Finora il governo ucraino ha consentito il passaggio di beni russi verso la Transnistria tramite Odessa, sebbene non siano mancati problemi relativi alle restrizioni talvolta imposte dall’Ucraina. L’insediamento a Kiev di un governo ostile alla Russia potrebbe portare all’instaurazione di una sorta di blocco nei confronti della Transnistria. Naturalmente anche il flusso di persone dalla Transnistria verso l’Ucraina potrebbe ridursi; cosa che già si sta verificando, dato che la polizia ucraina teme l’infiltrazione di rivoltosi filo-russi nel proprio territorio. In conseguenza di ciò, l’economia della Transnistria ne risulterebbe gravemente danneggiata. Per converso, il governo russo potrebbe utilizzare il territorio della Transnistria per consentire alle forze separatiste anti-governative di giungere in Ucraina, attraverso la regione di Odessa. Allo stesso tempo, Mosca potrebbe rafforzare il fronte separatista in Transnistria facendo giungere nella regione proprie truppe attraverso la parte meridionale dell‘Ucraina. Dunque, la Transnistria finisce per essere sempre più coinvolta dalle vicende della confinante Ucraina.

Il governo moldavo filo-europeo sta preparando un Accordo di Accociazione con l‘Unione Europea, che potrebbe prevedere delle tariffe preferenziali per il prodotti moldavi. Tuttavia, come nel caso dell’Ucraina, un avvicinamento all’Europa potrebbe generare l’opposizione della parte di popolazione favorevole al mantenimento dei legami con Mosca e ad una politica estera in equilibrio tra Russia e Occidente. In aggiunta, di fronte all’eventualità di una possibile scelta filo-europea di Chisinau, il governo russo potrebbe decidere di cedere sulla Transnistria in cambio dell’abbandono dell’Accordo di Associazione con l’UE. Persuasi da questa promessa, le forze filo-russe potrebbero prevalere alle prossime elezioni in Moldavia, previste per il prossimo novembre; se esse dovessero andare al potere, molto probabilmente l’Accordo di Associazione verrà abbandonato e la Russia rafforzerebbe i suoi legami con la Moldavia, decretando un ulteriore fallimento della Eastern Partnership dell’Unione Europea nonché del tentativo di erodere l’influenza russa nello spazio ex-sovietico. Va anche detto che qualora la componente filo-russa dovesse prevalere nelle regioni orientali dell’Ucraina, ne protrebbe risultare un effetto di trascinamento per la popolazione filo-russa della Transnistria. Inoltre, In caso di un atteggiamento poco cooperativo della Moldavia, non è escluso che la Russia possa intervenire per imporre una soluzione più radicale della questione della Transnistria.

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