La strategia di Teheran e le sanzioni americane.

Come noto l’Iran sostiene una rete di attori a livello regionale che operano nei diversi Paesi  e con obiettivi diversi. Pur conservando i loro specifici interessi, questi referenti regionali sono legati a Teheran sulla base di una appartenenza al mondo islamico sciita  e concorrono all’obiettivo ultimo di indebolire i rivali strategici del governo iraniano, in primis l’Arabia Saudita e i suoi alleati. I principali attori in questione sono il gruppo libanese degli Hezbollah, alcune formazioni sciite in Iraq, il gruppo degli Huthi in Yemen, la componente sciita in Bahrein e in Kuwait e lo stesso governo siriano di Bashar al-Assad. Questi gruppi si differenziano per capacità e obiettivi oltre che per la diversa intensità del legame con Teheran. In ogni caso, come detto l’obiettivo ultimo dell’Iran rimane quello di destabilizzare i governi arabi alleati degli Stati Uniti e di costruire un arco sciita nella regione mediorientale, facendo leva proprio sulla costruzione di legami con i vari partner della regione. Questa eventualità porrebbe il Paese degli Ayatollah in una posizione di forza nella regione mediorientale, estendendo la sua influenza  e facendolo elevare al rango di grande potenza regionale.

Le risorse finanziare dell’Iran servono anche per sostenere questa rete di proxies. In questa ottica, la strategia di Donald Trump nei confronti dell’Iran mira ad utilizzare le sanzioni economiche e la pressione diplomatica al fine di modificarne la sua politica per quanto concerne il programma nucleare e missilistico e il sostegno agli alleati regionali. L’idea è dunque quella di tagliare le risorse finanziare dell’Iran e di ostacolare il suo accesso ai mercati internazionali in modo da frenare le sue ambizioni regionali. In effetti, l’economia iraniana ha subito un rallentamento e le entrate della vendita di petrolio si sono ridotte fortemente.

Ciononostante, l’Iran continua nella sua strategia di finanziamento ai suoi partner regionali. Secondo fonti del Dipartimento di Stato Americano, l’Iran fornisce al partito libanese degli Hezbollah circa 700 milioni di dollari all’anno; probabilmente queste stime sono gonfiate, tuttavia Teheran rimane il principale finanziatore dell’organizzazione. Anche gli altri attori continuano a beneficiare dei finanziamenti iraniani. Il fatto è che la relazione tra l’Iran e I suoi alleati regionali non si basa sulla mera fornitura di risorse economiche, ma è legata a molti altri aspetti quali l’appartenenza religiosa, l’addestramento del personale, il trasferimento di armi e tecnologia. I governi iraniani in linea di massima hanno cercato di far crescere questi gruppi in maniera tale da consentirgli di integrarsi nella economia del proprio Paese e di conseguire una certa autonomia e auto-sostentamento.

Oltretutto, il ritiro delle forze speciali statunitensi dalla Siria sta favorendo la riconquista del territorio da parte del Presidente siriano al-Assad. Infatti, il sostegno alle Forze Democratiche Siriane (Syrian Democratic Forces ) da parte degli americani ha finora ostacolato l’azione dei combattenti provenienti da Afghanistan e Pakistan reclutati dall’Iran per operare in territorio siriano. Il ritiro americano costituirebbe automaticamente un vantaggio per gli intenti di Teheran. In questo caso, così come in precedenza accaduto con l’Iraq, gli Stati Uniti con la loro strategia produrrebbero dei vantaggi insperati  per gli iraniani, offrendogli margini per ampliare la loro influenza regionale. Con una Siria guidata da al-Assad, infatti, il governo iraniano potrebbe vantare un alleato importante per la propria strategia, con il posizionamento di nuove basi e portando lo spazio sciita fino al Mediterraneo senza discontinuità. Inoltre, per il mese di ottobre del 2020 l’embargo di armi istituito dalla Nazioni Unite dovrebbe terminare, consentendo all’Iran di ridare fiato ai suoi programmi relativi alla produzione missilistica e nucleare. 

In altre parole, la decisione americana di ritirare la sua presenza in Siria e di affidarsi alle sanzioni economiche per ostacolare i progetti politici dell’Iran, lasciando l’onere del bilanciamento ai suoi alleati locali, potrebbe non rivelarsi corretta. L’Iran continuerebbe a rafforzare i suoi legami con i suoi proxies e a costruire i tasselli della sua strategia regionale.

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