Il ‘’sultano’’ Erdogan potrebbe provocare la balcanizzazione della Turchia

Il ‘’sultano’’ Erdogan s’ispira al patrimonio imperiale dell’Impero Ottomano, sognando di diventare il nuovo Selim I soprannominato ‘’il terribile’’ o ‘’il crudele’’. Come Selim I conquistò Siria ed Egitto così Erdogan, nominato dalla CIA coordinatore del terrorismo internazionale, ha mandato le sue truppe a massacrare aleviti, alawiti ed altre comunità musulmane vicine al socialismo baathista e all’Iran. A differenza di Selim I, il ‘’sultano’’ di Ankara esegue gli ordini dei neoconservatori statunitensi; l’aggressione ‘’imperialista’’ alla Siria panaraba fa il gioco dell’amministrazione Trump e dello stato profondo USA. Tuttavia, Erdogan, politicamente, si sta dimostrando uno smidollato.

Lo statista Putin umilia il dittatore Erdogan

La Confraternita dei Fratelli Musulmani, a Istanbul, ha vietato lo slogan “No alla guerra” per impedire qualsiasi manifestazione antimilitarista che potrebbe compromettere la jihad in Siria. Ciononostante, il confratello Erdogan ha firmato il cessate il fuoco proposto dal presidente russo Vladimir Putin, sotto gli occhi della statuetta raffigurante Caterina II, la zarina capace nel diciottesimo secolo di umiliare l’Impero Ottomano. Il ‘’sultano’’ coi suoi incolti collaboratori, non si sono accorti di nulla.

L’ “erdocrazia” sunnita vive una insolita onnipotenza astratta unita all’impotenza reale. Un tirapiedi del regime, Ahmet Bozkus, ha scritto nella sua pagina twitter: “Il rais (Erdogan) è andato in Russia per battere i pugni sul tavolo, ma nella sala riunioni, questi bastardi non hanno nemmeno messo un tavolo! Ci vendicheremo ” 1. Un urlo deriso (giustamente) dai patrioti russi e siriani, oltre dalla sinistra di classe turca. ‪Il 28 febbraio, il quotidiano pro-Erdogan Akit titolava: “Pregare a Damasco (liquidare Assad) è diventato un obbligo religioso!” Questa opzione è sul tavolo!” ‬. Ai fondamentalisti sunniti manca il senso della realtà; il 5 marzo, Putin ha tracciato una linea rossa nel nord-est della Siria intimando il ‘’sultano’’ di non attraversarla. Il presidente russo ha umiliato il suo omologo turco costringendolo a liberare le autostrade M4 e M5 che attraversavano Idlib ed a pattugliare quella zona coi militari russi. Il commento del giornalista Bahar Kimyongur rende bene l’idea dell’umiliazione politico-militare: ‘’È come se Erdogan fosse forzatamente sposato con Putin e dovesse sfilare in macchina con lui per salvare le apparenze’’. La Siria è territorio inespugnabile, grazie alla protezione russa ed alla cooperazione antimperialista con la Repubblica Islamica dell’Iran; dall’altra parte, Erdogan si trova in una situazione analoga a quella di Saddam Hussein dopo la guerra imposta a Teheran (1980-’88). Una posizione scomoda che ci conferma una, sacrosante, legge storica: chi esegue gli ordini delle potenze neocoloniali, prima o poi, cade in rovina.

Il sistema Erdogan è al tramonto

Il giornalista Thierry Meyssan, solitamente ben informato, ci dà diverse informazioni taciute dai media tradizionali.

‘’Quel che Erdoğan stesso, che non è un militare, ma un semplice civile proveniente da una milizia islamista, ha detto il 29 febbraio 2020 ai deputati riuniti al Palazzo di Dolmabahçe (ex residenza del sultano), coincide con la nostra analisi: «Nello scenario cui dobbiamo confrontarci, il vero bersaglio non è la Siria, ma la Turchia. Sarebbe ancor peggio che imprudente pensare che quelli che hanno diviso la Siria in tre parti rispetteranno l’integrità territoriale della Turchia.»’’ 2

Meyssan ha, inoltre, ragione quando scrive:

‘’Se il presidente Erdoğan volesse entrare in guerra con la Russia non avrebbe preso l’iniziativa di telefonare il 4, 12, 21 e 28 febbraio al presidente Putin e non farebbe di tutto per incontrarlo’’ (Ibidem). Ankara non ha consapevolezza della propria storia; nega la grandezza di Mustafa Kemal, costruttore della Turchia moderna filo-sovietica e disconosce il genocidio armeno. I Fratelli Musulmani massacrano i militanti socialisti, considerano il marxismo qualcosa di satanico ed i rivoluzionari sciiti degli infedeli; comportamento pazzoide il quale preclude l’ingresso turco nel polo egemonico alternativo euroasiatico. Gli islamisti non fanno mistero del loro antisemitismo, ciononostante l’intelligence turca, MIT, non disdegna accordi sottobanco con lo stato profondo israeliano coordinando con Tel Aviv la destabilizzazione della Siria baathista. Per certi versi, Erdogan sta uccidendo la nazione costruita, un secolo fa, dallo statista Atatuk (‘’padre dei turchi’’).

L’analisi del giornalista francese coglie il (vero) piano del Pentagono:

‘’Lo stato-maggiore turco è oggi convinto – a torto o a ragione, ma non è questo il problema – che il Pentagono, dopo aver distrutto la Siria, se la prenderà con la propria patria, la Turchia. Nell’emergenza, colto dal panico e dalla disperazione, ha studiato una risposta che consiste nel minacciare tutti gli alleati della NATO con una catastrofe imminente, se consentiranno la distruzione della Turchia, e nell’offrir loro un altro campo di battaglia, il più possibile lontano: la Libia.’’

Le guerre per procura non hanno mai comportato vantaggi per i governi iscritti nella lista nera di Washington. Erdogan minaccia d’infiammare l’intera regione mediorientale, ma la fine politica che più gli si addice – stando ai documenti presentati da Meyssan – è quella dello Scià Reza Pahlavi e del dittatore iracheno Saddam Hussein. Purtroppo, non sembra esserne pienamente consapevole.

Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. Le informazioni virgolettate nel paragrafo ‘’Lo statista Putin umilia il dittatore Erdogan’’ sono tratte dalla pagina facebook Bahar Kimyongur Italia.
  2. https://www.voltairenet.org/article209371.html

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