Il contributo di Ratzel alla politica di potenza della Germania.

Friedrich Ratzel (1844-1904) è stato uno degli esponenti della cosiddetta “geopoltica classica”. Con Ratzel questo campo di studi ha iniziato a formarsi come disciplina cui la politica poteva fare riferimento per ottenere una sorta di approvazione per così dire “scientifica”. Il richiamo alle teorie geopolitiche aveva infatti lo scopo di fornire autorevolezza alle scelte politiche; ciononostante va detto che si trattava di una disciplina che per la sua impostazione si prestava con facilità alla manipolazione proprio da parte dei decisori politici.

Ratzel era un geografo tedesco, anche se tra i suoi interessi culturali vi erano anche la farmacia e la zoologia e, in particolare, si interessò all’ecologia, termine coniato da Ernst Haeckel per indicare quella disciplina che studia le interazioni tra gli esseri umani e l’ambiente. Convinto nazionalista, Ratzel combatté contro la Francia di Napoleone III, poi viaggiò in Italia e negli Stati Uniti, osservando i grandi spazi del Paese americano che si sviluppò in lui l’interesse per la geografia e per i movimenti di popolazione. Divenuto docente di geografia nell’Università di Lipsia, si impegnò nel dibattito sul posto che la Germania avrebbe dovuto occupare nel mondo; fece quindi parte del Kolonialverein (Comitato coloniale), sostenendo la necessità di creare un impero coloniale tedesco. Come studioso, Ratzel pubblicò diversi volumi, tra cui il principale è probabilmente Geografia politica (Politische Geographie) del 1897.

Le basi teoriche del pensiero di Ratzel.

Friedrich Ratzel riprendeva alcuni concetti in voga all’epoca come il darwinismo sociale di Herbert Spencer e il “vitalismo” (élan vital) del filosofo francese Henri Bergson, che individuava lo Stato come il punto d’incontro tra l’elemento biologico e la coscienza nell’essere umano. Ratzel aderiva pertanto ad una visione organicistica ed evoluzionistica del mondo, ed era interessato ad applicarla a quella che considerava la maggiore opera dell’uomo, ossia lo Stato. Secondo Ratzel, per comprendere il posto dell’uomo sulla terra bisognava seguire lo stesso metodo applicato allo studio della diffusione delle piante e degli animali. Di conseguenza, la geografia dell’uomo avrebbe dovuto, al pari della zoogeografia, descrivere e rappresentare cartograficamente quei territori dove si sviluppa ed evolve la presenza dell’uomo. Il pensiero di Ratzel aveva l’ambizione di interpretare in termini definibili scientifici la realtà e le aspirazioni degli Stati, affermando che la vita dell’umanità sulla terra assomiglia a quella di un essere vivente: avanza, indietreggia, si ritrae, genera nuovi rapporti, sovvertendo i vecchi, tutto ciò secondo modelli che assomigliano a quelli adottati dalle altre specie viventi.

Nell’ambiente culturale di allora, la convinzione di Ratzel dello Stato come organismo vivente, per cui le azioni umane, e le stesse decisioni politiche, non sono il frutto di ragionamenti e di calcoli, ma di pulsioni vitali che obbediscono alle leggi elementari di espansione degli esseri viventi, era indubbiamente una convinzione che trovava un terreno molto fertile. E convincenti, tra l’altro, apparivano gli esempi che Ratzel traeva dalla storia, come quello dell’Egitto in epoca romana: l’Egitto, creatura del Nilo, era un’entità statuale autosufficiente e imperiale sotto i faraoni, ma era poi caduto sotto la dominazione di Roma, divenendone una colonia che forniva il grano: da organismo vivente e vitale, l’Egitto era decaduto allo stato di organo, di parte di un meccanismo più vasto e vitale.

Per Ratzel, dunque, gli Stati andavano equiparati agli altri organismi viventi il quali hanno bisogno di espandersi per assicurarsi il proprio “Lebensraum” (spazio vitale); essi dovevano cercare di ampliare il proprio territorio a spese dei propri vicini, rispondendo ad un fatto naturale, un bisogno fisiologico, che i governi hanno solo il compito di agevolare, organizzandone la realizzazione. Così si spiega, secondo Ratzel, il fenomeno dell’accrescimento territoriale degli Stati, sia a spese di quelli limitrofi sia nelle colonie, alla ricerca del “grande spazio” (Grossraum).

Il dilemma geopolitico tedesco e il suo (presunto) superamento.

Ratzel non fu immune dal clima che si respirava nella Germania dell’era bismarckiana (1862-1890) e soprattutto dell’era guglielmina (1888-1918). Egli visse l’entusiasmo della riunificazione tedesca, coronato dalla grande vittoria militare sulla Francia, che nell’arco di pochi anni, dal 1864 al 1871, consacrò la Germania come prima potenza continentale, mettendo fine alla lunga supremazia francese. Il nuovo impero tedesco si avviava verso una fase di crescita demografica e di sviluppo economico grazie alla rapida industrializzazione. Tuttavia, la Germania si unificava all’insegna di un dilemma strategico insolubile, vale a dire la possibilità di essere stretta tra più potenze. La geografia stabiliva un condizionamento pesante, inchiodando lo Stato teutonico ad inevitabili calcoli geopolitici. Si palesava in sostanza l’incubo del cancelliere Otto von Bismarck (1815-1898), il quale temeva appunto che Francia, Inghilterra e Russia potessero coalizzarsi contro una Germania che stava diventando troppo potente. In ragione di questo timore, dopo la clamorosa vittoria sulla Francia di Napoleone III, Bismarck avvio la sua diplomazia di pace, fatta di trattative e di ricerca di alleanze, per rassicurare gli altri Stati che ormai la Germania era una “nazione soddisfatta”, non interessata a mettere a rischio l’equilibrio europeo. Tuttavia, quest’ultimo aveva subìto una modifica significativa che aveva provocato una variazione di rapporti di forza e dei calcoli delle altre potenze. Ad un certo punto l’obiettivo dell’equilibrio non divenne più sostenibile o preferibile. Il nuovo corso fu sdoganato dal Kaiser Guglielmo II. La sua Weltpolitik ebbe il suo sostegno teorico anche nelle teorie di Ratzel. Fu questi a definire la Germania come “Impero di mezzo” dell’Europa, destinata ad assumere il ruolo di potenza egemone del continente in virtù della sua posizione geografica1. Ratzel non aveva difficoltà ad affermare che è nella natura degli Stati entrare in competizione con gli Stati vicini, dove il più delle volte la posta in gioco era rappresentata dai territori. Nel caso britannico, Ratzel sottolineava i vantaggi di un popolo aperto a ogni stimolo, restando però capace di organizzare il proprio futuro al riparo da minacce esterne e di tendere alla perfezione: gli individui e i popoli si comportavano come organismi (viventi) che raggiungono la maturità dal momento in cui l’apertura sul mondo esterno e l’appropriazione dello spesso coincidono. La Germania, sotto questi aspetti, non sembrava a Ratzel, e a tanti studiosi e politici del suo tempo, avere raggiunto la perfezione geografico-politica di Stati come la Francia, l’Inghilterra o gli Stati Uniti, poiché si trovava chiusa al centro dell’Europa, minacciata sia da ovest che da est, e pertanto poteva sopravvivere solo grazie alla paziente opera di espansione verso le regioni di confine, attraverso il cosiddetto processo di germanizzazione.

Trasportato dalla sua ipotesi teorica, Ratzel risolveva dunque in maniera differente il dilemma geopolitico tedesco; data la crescente ed inevitabile rivalità tra Stati, l’unica possibilità di sopravvivenza era l’espansione territoriale, la “lotta per lo spazio” (Kampf um Raum). Il raggiungimento di una dimensione continentale poteva garantire l’Impero tedesco dal rischio di accerchiamento e sottrarlo al suo condizionamento geopolitico. In altre parole, l’espansione territoriale costituiva una precondizione per assurgere al rango di potenza mondiale (Weltmacht). La Germania, che indubbiamente era già una potenza, per diventare una potenza mondiale doveva quindi essere presente in ogni parte del mondo e soprattutto in tutte le sue aree strategiche, particolarmente nell’Africa meridionale e nell’Estremo Oriente.

Al di là della validità e della fondatezza o meno dell’approccio geopolitico di Ratzel, va messo in evidenza il suo contributo teorico alla politica di potenza tedesca. I condizionamenti geopolitici all’espansione territoriale e l’accerchiamento da parte delle altre potenze interruppero le ambizioni della Germania, ponendo di nuovo quest’ultima di fronte ai suoi dilemmi.

di Pasquale di Nuzzo

Analista di Geopolitica e Relazioni Internazionali

Per approfondimenti confronta:

  • Manlio Graziano, Geopolitica: orientarsi nel grande disordine internazionale, Società editrice il Mulino, Bologna.
  • Franco Mazzei, Relazioni Internazionali, L’Orientale Editrice, Napoli.

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