Hong Kong: un ‘’covo di spie’’ nella strategia anticinese dell’Alt Right

Foto: REUTERS

L’isteria anticinese dell’Élite europeista, la quale ha imposto il confinamento durante la crisi pandemica Covid-19, non è riuscita a frenare gli scambi commerciali Europa – Cina. Paesi periferici dell’Ue come l’Italia, strozzati dal neocolonialismo finanziario di Bruxelles, guardano Pechino come un potenziale partner nel caso il super-imperialismo USA dovesse collassare. Lo stesso vale per Israele. Si tratta di dati di fatto, tutto sommato positivi nell’abbandono del mondo unipolare, che hanno spinto l’amministrazione Trump ed i neofascisti dell’Alt Right a rilanciare la guerra commerciale contro la Repubblica Popolare Cinese: sanzioni, dazi, terrorismo mediatico e rilancio del separatismo razzista di Hong Kong. Il terrorismo di mercato contro la Via della Seta prosegue.

Prima di tutto, Trump ed i vertici della Nato hanno annunciato la nuova politica contro Huawei: la tecnologia 5G cinese è prevalentemente difensiva, al contrario il 5G anglo-statunitense è stato concepito per facilitare il lavoro sporco delle reti militari occidentali (es. sperimentazione delle armi ultrasoniche). Se Huawei ed il 5G asiatico dovessero conquistare nuovi mercati, la penetrazione imperialista Nato subirebbe una sconfitta bruciante nel campo delle nuove tecnologie.

Le ‘’teorie del complotto ‘’, confezionate dalle testate dell’Alt Right, non tengono conto delle differenze strutturali fra il 5G statunitense e quello cinese. La cooperativa Huawei ha tutto l’interesse di velocizzare le interconnessioni sociali fra il mondo non globalizzato e la società civile occidentale, un caso atipico di terzomondismo neomercantile non inquadrato dalla zoologia politica: la Cina è capitalista? L’imperialismo ragiona in termini differenti: spionaggio, sovranità compromesse e guerra psicologica caratterizzano la politica dei neoconservatori nord-americani. La denuncia di Snowden ed il rifiuto del 5G militare USA camminano di pari passo. Leggiamo le dichiarazioni dell’ex talpa della CIA su Hong Kong, trasformata in un ‘’covo di spie’’:

“Noi hackeriamo le dorsali di rete – fondamentalmente enormi router internet – che ci danno accesso alle comunicazioni di centinaia di migliaia di computer senza doverli hackerare tutti” (Edward Snowden: US government has been hacking Hong Kong and China for years, SCMP 13 giugno 2013)1

Il 5G promosso dalle multinazionali occidentali deve essere fermato perché si proietta in un contesto di ‘’guerra infinita ‘’ funzionale alla distruzione del mondo libero dal colonialismo (es. Cina, Iran, Venezuela, ecc …). Dall’altra parte, l’avvento delle nuove tecnologie – dopo una scrupolosa fase sperimentale – è più che auspicabile: ‘’il socialismo non è la socializzazione della miseria’’ (cit. Leon Trotsky). Secondo Snowden, la CIA ha condotto oltre 61.000 operazioni di spionaggio su scala globale, colpendo diverse istituzioni ed attività commerciali di Hong Kong e della Cina continentale. La recente rivoluzione colorata contro Pechino ha comprovato – documenti alla mano – la presenza in piazza di neofascisti provenienti dal Battaglione Azov (Ucraina). Le foto non lasciano spazio al dubbio.

L’ottimo giornale l’Antidiplomatico il quale ha riportato la notizia ci informa che: ‘’Alcuni “ex” militanti del battaglione Azov, con a capo il capo del Corpo Nazionale di Kiev sono stati fotografati durante le proteste degli ultimi giorni (come quella all’università)’’ 2 (Neonazisti del Battaglione Azov ad Hong Kong?, l’Antidiplomatico, 3/12/2019). La globalizzazione, secondo l’amministrazione Trump, è globalizzazione del neofascismo evangelico: l’orientamento politico dei golpisti ucraini, coi loro tatuaggi e divise paramilitari, non lascia spazio al dubbio.

La strategia anticinese dell’amministrazione Trump mira ad isolare commercialmente la Cina. Il giornalista Thierry Meyssan inquadra il ruolo di Mike Pompeo, mediatore fra diverse fazioni della ‘’borghesia’’ imperialista:

‘’Il segretario di Stato, Mike Pompeo, si è recato, in pieno isolamento, in Israele per convincere i due futuri primi ministri, Benjamin Netanyahu (ebreo colonialista) e il suo vice, nonché avversario, generale Benny Gantz (nazionalista israeliano), a interrompere gli investimenti cinesi in Israele [3]. Le società cinesi già controllano metà del settore agricolo israeliano e, nei prossimi mesi, dovrebbero raggiungere il controllo del 90% degli scambi commerciali. Mike Pompeo dovrà però impegnarsi a convincere anche il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sissi. Il canale di Suez e i porti israeliani di Haifa e di Ashdod dovrebbero essere infatti i terminali della moderna via della seta del Mediterraneo’’3

La Cina persegue un modello stabile di relazioni geopolitiche, gli USA no. La classe dirigente cinese valuta la conflittualità fra blocchi egemonici nel lungo periodo, Trump e lo stato profondo ragionano nell’immediato prediligendo la tattica ai principi. La globalizzazione dell’anticolonialismo promossa da diverse nazioni asiatiche (es. Cina, Vietnam, Birmania) e sudamericane (es. Cuba, Messico, Nicaragua, Venezuela)è, in quanto valore costituzionale, l’unica cosa meritevole d’essere esportata.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.marx21.it/index.php/internazionale/cina/30574-edward-snowden-e-la-crisi-di-hong-kong
  2. https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-foto_neonazisti_ucraini_del_battaglione_azov_ad_hong_kong/82_31997/
  3. https://www.voltairenet.org/article209934.html

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