Covid-19, Brasile: l’anarchismo che piace a neonazisti e multinazionali

Il presidente Bolsonaro a Brasilia durante la manifestazione (Photo by EVARISTO SA / AFP) (foto: EVARISTO SA/AFP via Getty Images)

La crisi pandemica Covid-19 ha decretato il collasso (quanto meno nell’economia applicata) del neoliberismo, il quale trova la sua origine nell’anarchismo capitalista. Il governo brasiliano di Jair Bolsonaro, sta replicando l’ideocrazia statunitense: autoritarismo più capitalismo finanziario. La gestione dell’emergenza sanitaria da parte del regime ‘’bolsonarista’’ risulta imbarazzante:

‘’In questo Paese di oltre 200 milioni di abitanti, gli Stati più colpiti dal coronavirus sono San Paolo, Rio de Janeiro e Ceará, con oltre 320000 casi positivi e oltre 20000 morti in queste tre regioni. Il Brasile è attualmente al secondo posto nel mondo per numero di infezioni e morti per Covid-19, dopo gli Stati Uniti. In pochi mesi, da quando furono contati i primi “raffreddori” (come ironicamente riferiva Bolsonaro), la nazione sudamericana è quasi a un milione di infetti e ha già superato i 45000 decessi. In altre parole, dato questo tragico scenario, la curva del contagio è tutt’altro che schiacciata se si tiene conto delle popolazioni più vulnerabili. Da un lato, oltre dieci milioni di brasiliani vivono affollati nelle favelas e, dall’altro, nelle comunità indigene degli Stati amazzonici, il numero di infezioni è aumentato di cinque volte’’ 1

Il sistema sanitario privatizzato – in Brasile come negli USA e Gran Bretagna – ha fatto, inevitabilmente, ‘’crack’’. L’instabilità governativa agli occhi dei cittadini indebolisce il presidente, ma gli analisti devono porsi la domanda: a quale ideologia corrisponde il ‘’bolsonarismo’’? Partiamo da questo presupposto, Bolsonaro non è fascista. Il politologo marxista Atilio A. Boron ha inquadrato gli aspetti dottrinali caratterizzanti la borghesia ‘’vendi patria’’ (due parole chiave, ‘’vendi’’ e ‘’patria’’) sudamericana:

‘’Oggi, nell’era della transnazionalizzazione e finanziarizzazione del capitale e col predominio di mega-società che operano su scala globale, la borghesia nazionale giace ormai nel cimitero delle vecchie classi dominanti. Il suo posto lo occupa adesso una borghesia imperiale e multinazionale, che ha subordinato, fagocitandoli, i suoi omologhi nazionali (compresi quelli dei paesi del capitalismo sviluppato) e agisce sulla scena mondiale attraverso una centralina che si riunisce periodicamente a Davos, per disegnare strategie globali di accumulazione e dominio politico. E, senza borghesia nazionale, non esiste un regime fascista, a causa dell’assenza del suo principale protagonista’’

‘’È impossibile per Bolsonaro tentare qualcosa del genere, data l’attuale struttura e complessità dello stato brasiliano, specialmente quando la sua politica economica sarà affidata a un “Chicago boy”, che ha proclamato ai quattro venti la sua intenzione di liberalizzare la vita economica’’ 2

La borghesia nazionalista non ha nessun margine di manovra nel mondo delle conflittualità inter-imperialiste manovrate dalla establishment ‘’cosmopolita’’. Inoltre, il fascismo difendeva una variante corporativa – quindi antistatalista, ma anche non mercantile – del capitalismo, mentre ‘’nazionalismo’’ e ‘’corporativismo’’ in un ‘’ordine unilaterale’’ non rappresentano nessuna alternativa percorribile. Svendendo la nazione alle multinazionali anglosassoni ed israeliane, Bolsonaro ha trasformato il Brasile – dopo la parentesi neo-laburista del PT – in uno stato vassallo. L’anarchismo capitalista è l’ideologia dell’umiliazione nazionale.

Cato Institute: l’anarchismo delle multinazionali contro l’America Latina

Nel 1977, alcuni liberali californiani diedero vita al Cato Institute un think tank fondato da Edward H. Crane e finanziato dai fratelli Koch, Charles G. e David H., gli ereditieri del gigante della petrolchimica Koch Industries. Lasciando perdere il discorso sui diritti degli omosessuali e la liberalizzazione della marijuana, questo think tank si fece ben presto promotore dell’egoismo sociale e dell’emarginazione razziale contro l’interventismo statale. Nel 1985, gli economisti libertari attaccarono frontalmente il Welfare State costruito col New Deal di Roosvelt ed approfondito dal presidente Kennedy assassinato proprio mentre cercava di mettere la Federal Reserve (FED) sotto controllo pubblico. La mafia dei Chicago boy arruolò gli economisti, formati da Milton Friedman alla corte del generale Augusto Pinochet: Josè Pinera, ex Ministro del lavoro del governo golpista cileno, privatizzò brutalmente le pensioni privandone oltre della metà della popolazione statunitense.

La Rete Voltaire riporta alcune fonti, solitamente, ben informate:

‘’Secondo il New York Times, citando un rapporto di Lyndon LaRouche, il Progetto sulla scelta delle pensioni (Project on Social Security Choice) di José Pinera sarebbe all’origine del piano di privatizzazione presentato da George W. Bush in occasione del suo discorso del 2005 sullo stato dell’Unione. Il Cato Institute ha realizzato una spettacolare penetrazione nei media a partire dal 1998. Non che questa data corrisponda ad un maggiore cambiamento politico, ma semplicemente perché il miliardario Rupert Murdoch, proprietario di Fox News e di numerosi giornali, vi aderisce. Al consiglio di amministrazione, egli siede al fianco del suo partner in affari, John Malone, il distinto patron dell’operatore di cablaggio Liberty Media (che controlla ormai Discovery e Noos)’’

‘’In materia di politica internazionale, il Cato Institute raccomanda il ritiro statunitense da tutte le alleanze militari e da tutte le organizzazioni intergovernative. Si è opposto alla NATO – e dunque alle guerre del Kosovo, dell’Afghanistan e dell’Iraq -, come alle istituzioni finanziarie – la Banca Mondiale ed il FMI .’’ 3

La penetrazione nei media ha permesso al Cato Institute di indottrinare giovani giornalisti infatuati dal carattere persuasivo ideologia americano-centrica. Corrotti ed assuefatti dagli agi del mondo accademico questi ‘’scrittori salariati’’ (utilizzo una definizione cara ad Antonio Gramsci) costruiscono l’opinione pubblica demonizzando, in modo sistematico, quei governi ‘’non allineati’’ avversi alla globalizzazione della povertà (cit. Michel Chossudovsky). Il secondo punto è più controverso: riprendendo l’ideologia dei paleo-conservatori e degli isolazionisti, i sostenitori dello stato minimo sostituiscono l’imperialismo militare con quello economico trovando, in questo momento, appoggio nei pezzi d’establishment vicini al presidente Trump. Il dossier della Rete Voltaire termina con una valutazione geopolitica:

‘’Lasciando il semplice ambito della contestazione dell’ipertrofia dello Stato, il Cato Institute ha sviluppato la fobia di un possibile riavvicinamento fra Russia, Cina ed India, a suo parere dannoso per gli interessi statunitensi. Così, ha a lungo denunciato la diplomazia condotta da Yevgeny Primakov e la costituzione dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai. Simultaneamente, l’Institute ha organizzato dei colloqui in Russia ed in Cina per portarvi il Vangelo del libero mercato’’ 4

Russofobia, odio anticinese ed anti-musulmano sono gli elementi costitutivi dei think tank ‘’anarchici’’. Lenin definiva gli anarchici ‘’liberali con le bombe in mano’’, il governo di Bolsonaro riesce a tenere insieme l’avversione per lo stato e lo xeno-fascismo tipico delle dittature degli anni ’30. L’anarchismo che piace alle multinazionali, reo d’aver provocato un genocidio clinico per coronavirus, porterà al crollo del paese.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. http://aurorasito.altervista.org/?p=12580
  2. https://www.cuba-si.ch/it/bolsonaro-ed-il-fascismo-riflessioni-di-atilio-a-boron/
  3. https://www.voltairenet.org/article17512.html
  4. Ibidem

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