Conseguenze geopolitiche dell’Accordo fra Israele e EAU

L’Accordo promosso dall’amministrazione Trump fra Emirati Arabi Uniti ed Israele stabilisce nuovi equilibri regionali organici al processo costitutivo della Nato araba a trazione israeliana. La Repubblica Islamica dell’Iran ha denunciato l’illegittimità di questo ‘’accordo’’ che, contro le disposizioni delle Nazioni Unite, consolida la colonizzazione di territori storicamente appartenenti al popolo palestinese, mentre Erdogan ha minacciato di rompere le relazioni diplomatiche con la monarchia islamista1. Teheran ed Ankara fanno riferimento ad interpretazioni differenti dell’Islam: la Turchia persegue una linea oscurantista nel tentativo di recuperare gli spazi geopolitici dell’Impero Ottomano, l’establishment sciita non ha dismesso il sogno dell’Imam Khomeini e dell’antimperialista Ali Shariati ‘’l’esportazione della Rivoluzione degli Oppressi’’. Nonostante ciò, in nome dell’unità islamica dinanzi alla difesa della Città Santa di Gerusalemme dai ‘’miscredenti sionisti’’, le relazioni turco-iraniane potrebbero ricomporsi: Erdogan accetterà la sconfitta (umiliante) in Siria? Il presidente Bashar al-Assad, storico protettore delle guerriglie palestinesi Fronte popolare di liberazione della Palestina e FPLP Comando Generale, difficilmente accetterà nuovi voltafaccia geopolitici da parte dell’inaffidabile Fratellanza Musulmana turca.

Gli analisti d’orientamento panarabo hanno criticato l’’’accordo’’ sottolineando il doppiogiochismo della dittatura islamista EAU, un regime dominato da fanatici sunniti dediti al tradimento. Scrive Marwan Bishara, tradotto dal blog solidale col popolo palestinese Invicta Palestina:

‘’L’accordo premia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per il loro prolungato attacco alle libertà palestinesi negli ultimi quattro anni. Una volta firmato e implementato, è probabile che l’accordo incoraggerà la coalizione di Netanyahu, intensificherà l’occupazione israeliana e rafforzerà l’alleanza di Israele con gli autocrati arabi’’2

‘’Gli Emirati hanno a lungo tenuto all’oscuro i palestinesi della loro segreta cooperazione in materia di sicurezza con Israele. Non si sono consultati o coordinati con la dirigenza palestinese per normalizzare le loro relazioni con Israele, o annunciando la loro intenzione di firmare un accordo di pace. Infatti, hanno a lungo voltato le spalle alla difficile situazione palestinese, e continuano a minare l’unità palestinese ospitando e appoggiando un “leader palestinese” rinnegato, Mohammad Dahlan’’

Gli autocrati arabi, i multimiliardari del Golfo e gli sceicchi coi soldi sporchi nei paradisi fiscali europei, sono i primi nemici della Palestina e dei popoli palestinese ed israeliano, disinteressati alla pace e, spesse volte, finanziatori tanto dell’estrema destra ‘’americano-sionista’’ quanto del terrorismo wahabita. Gli EAU sono un regime dittatoriale che, nella visione Trump – CIA, dovrebbe prendere il posto dell’Arabia Saudita prossima alla dissezione: una dittatura, anche in tempo di crisi, non vale l’altra.

Gli USA, dall’inizio del 2020, hanno spostato verso Abu Dhabi le loro postazioni militari trasformando l’emirato nel ‘’nuovo’’ braccio armato ‘’americano-sionista’’:

‘’Questa settimana il Pentagono ha inviato una nave da guerra al largo di Aden; ha installato truppe britanniche sull’isola di Socotra per farne, congiuntamente agli Emirati Arabi Uniti, una base militare permanente, armata di missili Patriot’’3.

Secondo il giornalista Thierry Meyssan, l’avvento della potenza proto-imperialista EAU corrisponde con l’inizio della fine dell’Arabia Saudita. Protetta dall’Impero britannico e da quello statunitense, Abu Dhabi potrebbe – proprio sulla questione palestinese – entrare in rotta di collisione con Teheran, rilanciando il conflitto fra lo sciismo khomeinista ed il fondamentalismo sunnita. Non si tratta d’una diatriba religiosa, ma politica: i regimi sunniti si auto-legittimano con la ‘’parvenza di fede’’ e l’accettazione dell’ordine ‘’naturale’’ capitalista. Il sunnismo diventa per l’Islam tutto ciò che l’evangelismo è per il mondo cristiano: un corpo estraneo. L’Imam Khomeini trasformò la religione islamica, da fede della rammemorazione partendo dal martirio dell’Imam Hussein (Karbala, 680 d.C.), in credo mistico-teologico del Riscatto. Dopo la Rivoluzione del 1979, l’Iran imperialista dello Scià paradiso delle aristocrazie persiane, divenne antimperialista governato da una Élite di mistici: i Guardiani della Rivoluzione. La ‘’guerra ideologica’’ arabo-persiana (cosa ben diversa dalla conflittualità razzista prospettata dall’Alt Right) oramai è strategica.

Il giornalista ed inviato di guerra Alberto Negri, ci spiega le conseguenze geopolitiche dell’accordo arabo-israeliano:

‘’La mossa degli Emirati e Israele si inserisce in un quadro geopolitico dove gli Usa con Israele stanno creando una sorta di “Nato araba” che si oppone agli sciiti ma anche alla Turchia di Erdogan, un membro della Nato sempre meno amico dell’Occidente che sta allungando la mano sul Mediterraneo orientale e la Libia.

Di questa Nato araba fanno parte gli stati amici degli Usa, le ricche monarchie del Golfo come Emirati, Arabia Saudita e l’Egitto del generale Al Sisi, le cui forze armate sono finanziate dagli Usa. Questo _ da notare_ è anche l’asse che insieme alla Russia e alla Francia appoggia il declinante generale Khalifa Haftar in Cirenaica, recentemente sconfitto dalla Turchia che per sostenere il governo Sarraj ha occupato la Tripolitania e due importanti basi militari’’4

Il mosaico mediorientale si ricompone: le borghesie arabe si stanno riconciliando con USA ed Israele, sommerse dai dollari di Donald Trump. Ankara e Teheran potrebbero patteggiare un cessate il fuoco sulla difesa della città santa di Gerusalemme, punto di riferimento plurale per gli uomini di fede e di pace: ebrei, cristiani o musulmani non fa differenza. Damasco e gli Hezbollah, in questo momento, raccolgono le istanze di chi, al di là del realismo politico, vorrebbe una rimessa in discussione del (dis)ordine capitalista regionale. L’amministrazione Trump spera di guadagnarsi la rielezione, appoggiata dalla potentissima lobby israeliana, sulla pelle dei palestinesi.

La geopolitica dell’Alt Right è disastrosa: ‘’Adesso arriva la seconda parte del programma di Trump e Israele: rimettere in discussione all’Onu la missione Unifil se non neutralizza gli Hezbollah, imporre all’Iran l’embargo sulle armi convenzionali in via di scadenza, trovare un governo amico in Libano foraggiato dal Golfo, contenere la Turchia’’5. Le fantasie razziste Trump – Kushner sono una garanzia di guerra.

di Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://it.sputniknews.com/politica/202008149421852-erdogan-minaccia-taglio-rapporti-diplomatici-con-emirati-arabi-uniti-per-accordo-con-israele/
  2. https://www.invictapalestina.org/archives/39970
  3. https://www.voltairenet.org/article209524.html
  4. https://ilmanifesto.it/la-pace-dello-sceicco-trump/?fbclid=IwAR1YK2bNghcCfXM_xGu4KdEAsfezxWK5yZ4k2mZZ5p5SGeTGwxqcOpE1Emw
  5. Ibidem

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