Chi è (davvero) Khalifa Haftar

Il conflitto inter-tribale libico è stato pianificato dai neoconservatori statunitensi per scongiurare la creazione dell’Unione Africana, un colosso geopolitico che avrebbe portato il mondo non globalizzato verso il nuovo ordine multipolare. Il giornalista Manlio Dinucci ha denunciato, fin dal 2011, il carattere imperialista della guerra di Libia: ‘’Veniva così affossato il progetto della Libia di far nascere, con i suoi fondi sovrani, organismi economici indipendenti dell’Unione africana. Usa e Francia si accordarono per bloccare con la guerra il piano libico di creare una moneta africana, in alternativa al dollaro e al franco Cfa imposto a 14 ex colonie africane: lo provano le mail della segretaria di stato Hillary Clinton portate alla luce da WikiLeaks («reato» per cui Julian Assange è detenuto in un carcere britannico e rischia, se estradato negli Usa, dall’ergastolo alla pena di morte)’’ 1. L’imperialismo militare (Clinton) ha creato le condizioni necessarie all’applicazione della Dottrina Trump – Pompeo: l’impoverimento dei paesi mediorientali, attraverso la sottrazione delle risorse. Gli USA, schiacciando le nazioni ‘’indipendenti’’, si configurano in quanto potenza sottosviluppante ovvero che impone il sottosviluppo.

Gli islamisti affiliati ai Fratelli Musulmani sono una emanazione dell’’’antica’’ alleanza statunitense con la Turchia, una comunione che Ankara e Washington potrebbero rispolverare contro il nemico comune: l’Islam sciita. L’amministrazione Trump, molto più pragmatica, ha puntato sul generale Haftar, una vecchia conoscenza della CIA. Haftar sarà, seguendo gli analisti panarabi, il ‘’partner efficace’’ degli USA in Libia? Nel 2015, lo definii senza mezzi termini ‘’l’ultima carta dell’occidente’’, ciononostante il contesto attuale necessita d’una discussione ragionata sulle testimonianze ed i documenti declassificati.

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Haftar: un partner affidabile per Trump e Putin?

Nei paesi coloniali l’esercito è, il più delle volte, il partito unico dell’establishment capace di mediare differenti interessi sovrastanti (religiosi, economici, militari, ecc …). Confronterò due fonti – L’Espresso e Ahmed Bensaada, giornalista panarabo tradotto dall’Osservatorio internazionale per i diritti – culturalmente e politicamente agli antipodi che offrono al lettore una informazione convergente sulla vita del generale libico:

Ma chi è, esattamente, Khalifa Haftar? Nato nel 1943 nell’est della Libia, come militare prende parte al colpo di Stato che porta al potere Gheddafi nel 1969. È ottimo il rapporto con il Colonnello, che un giorno ha detto di lui: «Era un figlio per me. E io ero il suo padre spirituale». Gheddafi gli fa fare carriera e gli dà le chiavi della guerra con il Chad. Che però si rivela un disastro. Haftar viene fatto prigioniero in Chad nel 1987, e il rapporto con Gheddafi si tramuta in aperta inimicizia. Nel 1990 viene rilasciato grazie a un accordo con gli Stati Uniti, e così se ne vola in America, dove prende la cittadinanza e rimane quasi 20 anni, mentre in patria viene condannato a morte.

Gli Stati Uniti lo portano nei sobborghi del nord della Virginia, non lontano da Washington, ma soprattutto vicino a Langley e dunque alla sede della Cia, con cui infatti in tutti questi anni collabora.

Nel 2011 Haftar è di nuovo in Libia, per prendere parte alla rivolta anti-Gheddafi. Torna poi in Virginia «a godersi i nipotini», ma poi rieccolo appunto in patria nel 2014, perché i suoi amici, ha raccontato, continuavano a ripetergli di avere bisogno di «un salvatore». Nel parlamento libico intanto avviene una specie di ribaltone. Le forze filo-islamiche si impongono e vogliono un nuovo premier. Per Haftar arriva l’ora delle decisioni irrevocabili. Il 14 febbraio appare in un messaggio televisivo in cui dichiara unilateralmente dissolto il parlamento. Ma non è in grado di imporsi con la forza, e infatti il primo ministro Ali Zeidan definisce «ridicolo» il suo tentativo’’

(Daniele Castellani Perelli, Libia, chi è il generale Haftar. Il ‘’nuovo Gheddafi amico della CIA, L’Espresso) 2, 3

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Il generale Khalifa Haftar è un ufficiale superiore dell’esercito libico che ha partecipato al colpo di Stato che portò Gheddafi al potere nel 1969 (13). Ufficiale più alto in grado durante il conflitto armato tra Chad e Libia per il possesso della striscia frontaliera di Aozou (ricca di uranio e altri metalli rari), ha diretto per sette anni la guerra contro le truppe di Hissene Habré, ex presidente del Chad, sostenuto dalla CIA, e dalle truppe francesi (14). Aiutati dalle forze francesi, dal Mossad israeliano e dalla CIA, i Ciadiani inflissero una seria sconfitta alle truppe libiche, il 22 marzo 1987, a Wadi Doum  (nord del Chad) (15). Haftar e i suoi uomini (un gruppo di 6-700 soldati) vennero catturati e imprigionati. Rinnegato da Gheddafi, che non avrebbe del tutto apprezzato la sconfitta che gli fece alla fine perdere la striscia di Aozou, il generale fece defezione verso il FNSL (16)’’

‘’Haftar e i suoi uomini furono costretti a lasciare il Chad e furono gli Statunitensi a organizzare il trasferimento con un ponte aereo attraverso la Nigeria e lo Zaire (20). Furono allora ammessi come rifugiati negli Stati Uniti, beneficiando di diversi programmi di reinserimento, ivi compresa la formazione e l’aiuto finanziario e medico. Secondo un portavoce del Dipartimento di Stato, “i resti dell’esercito di Haftar sono stati dispersi nei cinquanta Stati” (21)

Prima del suo rientro per organizzare le forze ribelli durante la “primavera” libica, Haftar avrebbe trascorso gli ultimi due decenni in una banlieue della Virginia. Interrogato sui mezzi di sostentamento del generale, uno dei suoi vecchi conoscenti confessò “di non sapere cosa esattamente Haftar facesse per vivere” (22). Secondo un’altra fonte, “hanno fatto una bella vita e nessuno sa quali fossero le sue fonti di sostentamento, aggiungendo che la famiglia di Haftar non era ricca in origine (23)’

(Ahmed Bensaada, Haftar: il ‘’partner efficace’’ degli Stati Uniti in Libia, OSSIN) 4

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Nemico del Colonnello Gheddafi dal 1987 (stando alle due biografie), presenta una duplice caratteristica-ambiguità: è stato un protetto della CIA, ma la sua formazione culturale resta laica in nome del ‘’nazionalismo militare’’. L’uomo forte di Bengasi deve molto ai neoconservatori e, con questi rapporti di forza globali, i teorici dell’Eurasia lo considerano il male minore in quanto anti-islamista maldisposto alla diplomazia coi retrogradi della Confraternita ‘’musulmana’’. Una cosa è certa; Haftar non farà concessioni all’Iran ed alla causa palestinese. Nemmeno gli antimperialisti panafricani possono gioire delle sue vittorie diplomatico-militari, mentre l’intelligence israeliana opera sul medesimo fronte geopolitico della destra alternativa ‘’americano-sionista’’. Un pessimo curriculum vitae che ciononostante, con grande stupore della sinistra di classe, non ha osteggiato (non era affatto scontato) un fruttuoso ponte diplomatico verso Mosca.

Entrambi gli analisti insistono sui legami coi neocons: “Per quelli che sanno leggere tra le righe, questo dettaglio costituisce una indicazione appena velata del ruolo di Haftar come agente della CIA. Come sarebbe stato altrimenti possibile che un ex comandante militare libico di alto rango sia potuto entrare negli Stati Uniti agli inizi degli anni 1990, solo qualche anno dopo l’attentato di Lockerbie, e si sia potuto installare vicino alla capitale degli Stati Uniti, se non col permesso e l’aiuto attivo degli agenti dei servizi di informazione degli Stati Uniti?” (OSSIN). Difficilmente egli uscirà dalla geopolitica sionista, ciononostante le tribù ‘’gheddafiane’’ moderate potrebbero riconquistare margini d’agibilità politica. Male minore, ma a quale prezzo: la parziale sottomissione agli imperialismi israeliano e saudita contro Yemen e Palestina. La destra euro-atlantica lo considera un alleato strategico, mentre la sinistra patriottica russo-europea rimane nell’intercertezza. Una cosa è inequivocabile: per il popolo libico, la sovranità nazionale è oramai perduta.

Haftar guarda ad un capitalismo corporativo all’egiziana, eviterebbe una integrale privatizzazione dell’economia interna, ma – dopo quarant’anni di nazionalismo ‘’nasseriano’’ – trent’anni sotto la protezione della CIA (1990-2011) pesano quanto un macigno. Il destino della Libia rimane, in questo momento, decisamente incerto.

Stefano Zecchinelli

Giornalista pubblicista ed esperto di relazioni internazionali

  1. https://www.marx21.it/index.php/internazionale/pace-e-guerra/30253-2020-01-22-06-31-29
  2. http://espresso.repubblica.it/internazionale/2015/02/18/news/haftar-il-nuovo-gheddafi-amico-della-cia-1.200079
  3. Articolo citato in Libia, atto secondo di Stefano Zecchinelli su L’Interferenza, 22 febbraio 2015
  4. https://www.ossin.org/libia-74526/1580-haftar-il-qpartner-efficaceq-degli-stati-uniti-in-libia
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