Alcune riflessioni sul pensiero geopolitico francese. Vidal de la Blache, Ancel, Chéradame.

Il pensiero “geopolitico” francese scaturì come riflessione geografica all’indomani della sconfitta contro la Prussia nel 1870, probabilmente la più pesante umiliazione mai subita dal Paese. Al termine della guerra franco-prussiana, infatti, il Secondo Impero terminò con l’abdicazione dell’Imperatore Napoleone III e il Paese fu costretto ad accettare pesanti riparazioni di guerra e amputazioni territoriali. In particolare, sul piano territoriale, la Francia dovette cedere la ai tedeschi l’Alsazia (dipartimenti del Basso e dell’Alto Reno ad eccezione dell’arrondissement di Belfort) e la Lorena (i dipartimenti della Mosella ad eccezione di Briey, gli arrondissement di Château-Salins e di Sarrebourg, i cantoni di Saales et Schirmeck nei Vosgi); questi territori entrarono a far parte del Reich con il nome di Reichsland Elsaß-Lothringen. Si diffuse una certa geopolitica militante che ruotava intorno alla questione “che bisognava sempre tenere a mente ma di cui non bisognava parlare mai”, e cioè come ottenere la revanche nei confronti della Germania. La geografia cominciò a diventare uno strumento della propaganda nazionalista, da abbinare alla rivisitazione e rielaborazione della storia francese.

Un esempio è dato dal geografo francese Paul Vidal de La Blache (1845-1918), autore di un’opera pubblicata nel 1903 intitolata Tableau de la géographie de la France (Quadro della geografia della Francia,) che era il primo volume di un’opera quasi ufficiale, la Histoire de France (Storia della Francia), diretta da Ernest Lavasse, sintesi della scienza, della cultura, della storia e della geografia della Francia della Terza Repubblica nata dopo la sconfitta con la Prussia nel 1870. Da questa opera emergeva un approccio per certi versi “scientista”, puntando ad una analisi rigorosa e senza condizionamenti, esprimendo una concezione quasi apolitica della geografia. In esso, Vidal scelse deliberatamente di non toccare le vicende che avevano portato dopo il 1871 all’annessione tedesca, quasi come se la loro origine storica non fosse rilevante. Inoltre, Vidal de La Blache, rigettò il determinismo dei geografi tedeschi e tratta la materia in un modo che è stato definito possibilistico. Egli era convinto infatti che ogni configurazione spaziale – pianura, montagna, campagna, fiume, città – presentasse diverse potenzialità influenzate dall’agire umano e non avesse una funzione prestabilita. Le caratteristiche geografiche non risultavano perciò determinate in anticipo dalla natura, bensì costituiscono un prodotto dell’attività dell’uomo che conferisce un senso a realtà materiali che di per sé non lo possiedono. Nel 1917 Vidal de La Blache scrisse anche La France de l’Est (Lorraine-Alsace), un testo rimasto ignorato per una sessantina d’anni, poi riscoperto e ripubblicato da Yves Lacoste. In esso, contrariamente all’opera del 1903, le argomentazioni geografiche vennero poste a sostegno della causa patriottica. Nello specifico, si tentava di spiegare le ragioni per le quali l’Alsazia e la Lorena sarebbero dovute appartenere alla Francia; l’autore osservava che queste regioni erano state oggetto, per secoli, di contese politiche che le avevano spinte in varie direzioni e il cui esito non era scontato. Una più corretta ricostruzione storico-geografica serviva, dunque, a chiarire la vera identità di questa regione, che le azioni umane avevano finito per integrarla nella dimensione francese a partire dall’ingresso nel regno, nel XVII-XVIII secolo e passando per la rivoluzione del 1789, che quella identità aveva suggellato.

Lo studioso Jacques Ancel seguì per molti aspetti le orme di Vidal. Anch’egli intenzionato a dare un carattere scientifico alla sue argomentazioni, ma allo stesso tempo tentato a condurre le proprie analisi in direzione di un obiettivo nazionalista. Nel contestare la geopolitica tedesca e nel tentativo di dare un manto di rigore scientifico alle sue analisi, Ancel manifestava l’idea di legittimare alcune soluzioni politico-territoriali conseguenti alla Grande guerra. Ad esempio, egli puntava a legittimare la formazione degli Stati dell’Europa centro-orientale, quale argine all’espansionismo ingiustificato della Germania, e ai quali la Francia doveva offrire la propria collaborazione. O ancora veniva giustificata la creazione del cosiddetto “corridoio di Danzica”, con il quale si dava alla Polonia uno sbocco sul Baltico privando la Germania di uno dei suoi porti più importanti.

Altro esponente della geopolitica francese fu André Chéradame, un autore molto prolifico che nel 1902 pubblicò un libro intitolato L’Allemagne, la France et la question d’Autriche (La Germania, la Francia e la questione austriaca) come sintesi dei corsi tenuti all’ “École des sciences politiques”. In questo libro, Chéradame descriveva la struttura dell’Impero Asburgico e i metodi da seguire per procurarne la dissoluzione: in pratica anticipò l’organizzazione dell’Europa centrale dopo la fine della prima guerra mondiale. Inoltre, Chéradame aveva osservato le caratteristiche del militarismo tedesco e le politiche di espansione dell’Impero tedesco; comprese che l’obiettivo della Germania era quello di raggiungere una posizione di dominio in Europa mettendo in atto dei piani di aggressione militari che avrebbero permesso la conquista dell’interno continente. Nel 1915, quindi a guerra già scoppiata Chéradame aveva pubblicato un libro intitolato La Macedonie. Le chemin de fer de Baghdad (Macedonia. La ferrovia di Baghdad), con riferimento ai disegni geopolitici tedeschi d’espansione e influenza attraverso la realizzazione di una ferrovia da Berlino a Baghdad. Prima ancora, nel 1897, lo studioso francese aveva inviato al ministro per il commercio un Rapport sur le Boheme economique et les moyens d’augmenter les echanges entre la France et la Boheme (Rapporto sulla Boemia economica e sui mezzi per aumentare gli scambi fra Boemia e Francia), prova concreta del suo interesse per l’Europa centrale e della sua ricerca dei modi e dei mezzi con cui la Francia avrebbe potuto esservi presente, allo scopo di accerchiare la Germania. Dopo la prima guerra mondiale, la Francia, infatti, stabilì una relazione speciale con il nuovo Stato della Cecoslovacchia, che univa due popoli, i cechi e gli slovacchi, e includeva nei suoi confini, a scopo punitivo per la Germania, una forte minoranza tedesca, quella della regione dei Sudeti, che successivamente Hitler non tardò a rivendicare.

André Chéradame sapeva bene che la Germania non sarebbe potuta essere in pace con il resto d’Europa se non avesse abbandonato il suo militarismo e le riformato nel profondo le sue istituzioni. Nel frattempo, l’espansionismo tedesco aveva già innescato un nuovo conflitto mondiale. La subitanea e imprevista sconfitta nel 1940 contro la Germania di Hitler spaccò la Francia. Da un lato c’era chi vi vedeva l’ineluttabilità della supremazia tedesca, solo apparentemente bloccata dalla precedente guerra mondiale, e consigliava pertanto alla Francia di adeguarsi a questa egemonia continentale. Rappresentante tipico di questa visione fu il maresciallo Henri Philippe Pétain , eroe della prima guerra mondiale (nella difesa di Verdun), successivamente ministro della guerra nel 1934, vice-Presidente del consiglio sotto Paul Reynaud nel maggio 1940 e poi, già ottantaquattrenne, Presidente della Repubblica. Egli ebbe l’ingrato compito di firmare l’armistizio di Compiègne con la Germania (22 giugno 1940). Con questo atto, Pétain accettò quindi la presidenza della Repubblica di Vichy, un governo collaborazionista che per alcuni rappresentò una forma di vassallaggio nei confronti di Hitler, mentre per altri costituiva l’unico modo di tenere in piedi la continuità dello Stato francese. Assecondando anche i propositi del suo primo ministro Pierre Laval, caduto sotto il plotone di esecuzione il 15 ottobre), Pétain realizzò un regime di stampo fascista, al quale peraltro aderiva una certa parte dell’opinione pubblica francese che, per il suo orientamento conservatore e autoritario, era rimasto ostile alla Terza Repubblica. Sul fronte opposto, il generale francese Charles de Gaulle, insieme ad altri militari e politici francesi, formò il movimento France Libre, con l’intento di rigettare la pace separata con il Terzo Reich e di proseguire lo scontro bellico.

Dopo lo sbarco degli Alleati in Francia, nel 1944, Petain si rifugiò in Germania e, dopo la caduta del Terzo Reich, in Svizzera. Tornò quindi volontariamente in Francia, costituendosi, e venne processato per alto tradimento. Condannato a morte nell’agosto 1945, la sua pena venne commutata nell’ergastolo dallo stesso Charles de Gaulle. Alla Francia non rimaneva che riformulare il pensiero geopolitico, a partire dal suo rapporto con la Germania; una volta sconfitta quest’ultima non restava che superare il trauma che accompagnava le analisi geopolitiche e mettere da parte gli slanci patriottici. L’obiettivo nel breve era quello di ricostituire la propria sicurezza, impostando le basi di una collaborazione al di là delle ossessioni nazionalistiche.

di Pasquale di Nuzzo

Analista di Geopolitica e Relazioni Internazionali

Per approfondimenti vedi:

Marcello Tanca, Il senso politico della territorialità ne La France de l’Est di Paul Vidal de La Blache. https://iris.unica.it/retrieve/handle/11584/234343/260638/TANCA_Il%20senso%20politico%20della%20territorialit%c3%a0%20ne%20La%20France%20de%20l%e2%80%99Est%20di%20Paul%20Vidal%20de%20la%20Blache%20%28e%20dintorni%29.pdf

Manlio Graziano, Geopolitica. Orientarsi nel grande disordine internazionale. Società editrice il Mulino, Bologna, 2019.

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