Rischi ambientali e difetto evolutivo.

Sta diventando sempre più chiaro che stiamo distruggendo il nostro pianeta. La sensazione è di un treno lanciato in corsa che non si può fermare, una ruota per criceti che non è più possibile rallentare. Ogni misura studiata e messa a punto per limitare l’inquinamento e il riscaldamento climatico sembra un mero palliativo che non intacca minimamente la tendenza in atto; al massimo serve solamente a sentirci per un attimo a posto con la coscienza, come per dire “stiamo facendo qualcosa”. Vorrei sottolineare un aspetto che riguarda l’umanità dal punto di vista evolutivo. È soltanto una considerazione banale e personale, non essendo neppure esperto della materia, per cui non ha alcuna pretesa di rigore scientifico; solo una semplice riflessione sull’argomento.

Come detto l’umanità rischia di distruggere l’ambiente in cui vive, e nonostante sia consapevole di tale rischio non modifica i suoi comportamenti. Ciò significa che dal punto di vista evolutivo qualcosa non funziona. L’uomo fin dall’antichità ha sempre cercato di adattarsi all’ambiente esterno e di sopravvivere al contesto ambientale in cui si trovava. In ciò non è differente da altri animali, i quali danno vita a dei meccanismi di sopravvivenza più o meno articolati (pensare alla sofisticata organizzazione delle api o delle formiche, o anche alle svariate tecniche di sopravvivenza delle varie specie animali). Qualcosa mi fa pensare che nessuna specie animale abbia adottato comportamenti che abbiano messo a rischio la loro sopravvivenza come gruppo; al contrario, ogni comportamento dei vari gruppi animali mira alla conservazione della specie, e lo fa in maniera assolutamente precisa. Qui entra in gioco il tema di natura filosofica e antropologica relativo alla distinzione tra noi e gli altri esseri viventi. A differenza degli altri animali, nel corso della storia gli uomini hanno creato un sistema tendente allo sfruttamento sempre più intensivo delle risorse naturali e hanno adottato un approccio diretto a dominare l’ambiente in cui vivevano, una cosa se vogliamo importante ai fini della sopravvivenza. Tuttavia, l’istinto alla sopravvivenza dell’uomo si è unito alla sua razionalità generando effetti non sempre in sintonia con le semplici esigenze di sopravvivenza. L’uomo sta dimostrando come detto di mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. La razionalità dell’uomo ha creato nel tempo dei meccanismi sempre più sofisticati che, però, non rispettano le leggi della natura, al contrario puntano al loro dominio. Man mano l’uomo è diventato sempre più prigioniero dei sistemi economico-sociali che ha istituito. Il sistema capitalistico attuale non risulta più governabile; l’uomo ha perso il controllo del sistema da lui stesso creato, e in questo fallimento consiste il fallimento evolutivo.

Per questo dico che qualcosa nel meccanismo evolutivo non sta funzionando; l’uomo risulta dunque meno “intelligente” delle altre specie viventi. In un certo senso, le stesse facoltà intellettive dell’uomo e le sue abilità manuali, che lo distinguono dagli animali, producono degli effetti distorsivi, che finiscono col minare la sua stessa sopravvivenza. Il discorso non si esaurisce in questa riflessione, avendo implicazioni ben più profonde, ma basta per dire che, nonostante i giganteschi passi avanti nell’evoluzione, l’uomo si sta rivelando la specie più debole, quella che meno si adatta, quella che rischia l’autodistruzione.

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