L’intesa tra Corea del Sud e Giappone sulle “donne di conforto”.

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http://www.voanews.com/content/south-korea-japan-reach-deal-on-comfort-women/3121155.html

Lo scorso dicembre (2015) la Corea del Sud e il Giappone hanno raggiunto un accordo relativo alla questione delle “donne di conforto” (comfort women), le schiave del sesso che furono costrette a offrire prestazioni sessuali alle forze armate giapponesi durante il Secondo conflitto mondiale. Ad annunciarlo in un comunicato congiunto sono stati i ministri degli esteri dei rispettivi Paesi, Yun Byung-se e Fumio Kishida. Nel comunicato si legge che la questione costituì “un grave affronto all’onore e alla dignità di un gran numero di donne”, e che il governo giapponese è consapevole delle proprie responsabilità a tal riguardo.  

Si tratta di una questione delicata che per moltissimo tempo ha alimentato forti attriti tra i due Paesi e ha impedito l’instaurazione di buoni rapporti diplomatici. Tokyo ha sempre mantenuto un atteggiamento alquanto “negazionista” in merito alla effettiva coercizione subita dalle donne sudcoreane. Inoltre, il governo giapponese ha sempre invocato le previsioni inserite nel Trattato Fondamentale per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con la Corea del Sud stipulato nel 1965 per affermare che era stata già trovata una soluzione definitiva a ogni problema relativo ai risarcimenti. Tuttavia, il governo sudcoreano ha sempre rigettato questa interpretazione strettamente legale dell’accordo, continuando a premere per risolvere in modo diverso la questione delle donne di conforto.

I due governi di stampo conservatore hanno adottato in quest’occasione un atteggiamento pragmatico e hanno trovato un terreno comune per gettarsi alle spalle un problema delicato e oggetto di strumentalizzazioni da parte dei nazionalisti di entrambi i Paesi. Si è perciò dato ascolto alla realpolitik, raggiungendo un importante risultato diplomatico. In base all’accordo il governo nipponico verserà soldi pubblici in un fondo dedicato per un miliardo di yen (8,3 milioni di dollari) da utilizzare al fine di “lenire le ferite psicologiche di tutte le ex donne di conforto” e che saranno gestiti da una fondazione istituita dal governo sudcoreano. Seul, a sua volta, si adopererà per venire incontro alla richiesta giapponese di rimuovere la statua della donna-conforto eretta dagli attivisti davanti all’ambasciata giapponese a Seul.

L’accordo consentirà di migliorare la cooperazione tra i due Paesi sia per quanto riguarda il settore della difesa che in campo economico. Sul piano strategico entrambi i Paesi sono alleati degli Stati Uniti ed entrambi subiscono le minacce provenienti dalla Corea del Nord. Gli Stati Uniti guardano, infatti, con favore al miglioramento delle relazioni tra i due Paesi, specialmente alla luce dell’ascesa della Cina e alla “nuclearizzazione” della Corea del Nord. Sul piano economico gli scambi commerciali tra i Seul e Tokyo potrebbero subire una espansione, aprendo la possibilità ad una possibile partecipazione della Corea del Sud al Trans-Pacific Partnership (TPP).

Il premier giapponese Shinzo Abe può presentare questo accordo come un successo personale che gli consentirà di migliorare la sua immagine e di liberarlo dalle critiche di chi lo dipinge come revanscista e nostalgico del passato imperiale del Giappone . Allo stesso modo, la Presidente sudcoreana Park Geun-Hye ha visto nell’accordo la possibilità di risolvere il problema relativo al risarcimento delle vittime (delle decine di migliaia di ex donne di conforto ne sono rimaste in vita solo 46) e per ottenere il definitivo riconoscimento della responsabilità da parte del Giappone. Tra Seul e Tokyo rimane il contenzioso territoriale relativo alle rivendicazioni giapponesi sulle Isole Dokdo (Takeshima per il Giappone), ma non vi è dubbio che questo accordo può aprire la strada ad una più stretta collaborazione tra i due governi, eliminando un ostacolo politico e psicologico che ha sempre guastato i loro rapporti reciproci.

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