L’effetto Trump sulle prossime scadenze elettorali in Europa.

 

 

La vittoria di Trump alle presidenziali USA è stata accolta con entusiasmo dalle forze politiche anti-establishment dei Paesi europei. L’elezione di Trump, insieme al risultato del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea (Brexit), considerata espressione di una stessa tendenza politica, potrebbe aumentare il consenso dei cittadini europei nei confronti di questi movimenti.

Con le dovute distinzioni, questi ultimi hanno degli elementi in comune con gli argomenti elettorali di Trump. In particolare, ad accomunarli è innanzitutto la diffidenza nei confronti della globalizzazione, specialmente nella sua accezione neo-liberista, in quanto considerata la causa principale della perdita di posti di lavoro e della condizione di perenne instabilità economica. Ma anche l’immigrazione rappresenta un terreno comune; entrambi considerano il flusso migratorio una vera minaccia, in prima battuta alla sicurezza e poi alla identità nazionale.

Naturalmente, i movimenti europei si scagliano principalmente contro i partiti tradizionali e le istituzioni europee. L’Unione Europea è considerata dai movimenti di protesta come una organizzazione che sta conducendo una politica contraria agli interessi nazionali dei Paesi membri, sottraendo agli Stati che vi fanno parte spazi di sovranità e capacità decisionale. L’UE è considerata  da essi un apparato di burocrati che decide in modo non democratico i destini dei cittadini europei, portando avanti una politica neoliberista nociva per le economie nazionali e disinteressandosi delle reali esigenze degli Stati membri. I partiti tradizionali sono accusati di offrire il loro sostegno alla costruzione europea; essi, infatti, per quanto possano tentare di negoziare con le istituzioni dell’UE per ottenere condizioni più favorevoli per i rispettivi Paesi, non mettono in discussione le radici della Unione Europea e restano convinti che la sua presenza sia una elemento imprescindibile della loro agenda politica. Il tratto caratteristico di questi movimenti anti-sistema europei è, pertanto, il loro convinto euroscetticismo. Naturalmente, i partiti tradizionali sono anche bersaglio di numerose altre critiche che naturalmente riguardano aspetti specifici dei rispettivi sistemi politici.

L’anno prossimo (2017) ci saranno molte scadenze elettorali. In particolare, i principali appuntamenti riguardano l’Olanda, dove si voterà a marzo per le elezioni generali; la Francia, in cui ci saranno le elezioni presidenziali ad aprile/Maggio e le elezioni legislative a giugno. Od ottobre invece, si voterà in Germania per le elezioni generali. Anche in Italia non sono escluse nuove elezioni legislative qualora a seguito del referendum di dicembre, il premier Renzi dovesse valutare l’opportunità di porre termine al suo incarico di governo, aprendo la strada a nuove elezioni. In occasione dei prossimi appuntamenti elettorali è presumibile che queste forze politiche anti-establishment vogliano sfruttare l’onda emotiva causata dalla elezione di  Donald Trump. Ovviamente molto dipenderà anche dalle prime azioni che il neo-Presidente intraprenderà nei primi mesi del suo incarico. In ogni caso, molti partiti beneficeranno dell’effetto Trump, a cominciare dal Fronte Nazionale (Front National) di Marine Le Pen in Francia; vi sono poi il Partito per la Libertà (Partij voor de Vrijheid – PVV) guidato dal leader di destra Geert Wilders; il partito tedesco euroscettico di destra Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland – AfD); il Movimento 5 Stelle guidato da Beppe Grillo in Italia.

Detto ciò, bisogna essere prudenti e non preconizzare il successo automatico dei partiti anti-globalizzazione ed euroscettici solo a causa dell’effetto Trump.  Va poi rilevato che il problema di queste formazioni politiche, come del resto per tutti i movimenti che si propongono come alternativi al sistema, è quello di riuscire a confrontarsi con le dinamiche di governo. Molto spesso questi partiti si trovano di fronte ad un dilemma: o rifiutano di allearsi con i partiti tradizionali, rischiando di perdere consensi o di ritardare i loro piani di riforma, per puntare a giungere al potere senza dover subire condizionamenti o restrizioni, (come presumibilmente sta tentando di fare il Movimento 5 Stelle in Italia) oppure decidono di allearsi con altri partiti tradizionali, iniziando a confrontarsi con le azioni di governo, dovendo però accettare compromessi e svilire la portata anti-sistema della loro agenda. È il caso, ad esempio, della Finlandia, dove il  partito Veri Finlandesi (Perussuomalaiset – PS) dopo essere entrato nella coalizione di governo ha dovuto ridimensionare i toni, scendendo a compromessi con gli alleati di governo e accettando misure quali il taglio delle spese e il programma di sostegno al debito greco.

La portata rivoluzionaria e anti-europeista delle scelte elettorali dipenderà, dunque, anche dalle modalità in cui questi partiti decideranno di approdare alle istituzioni di governo. In ogni caso, l’eventuale successo di queste formazioni di protesta in Paesi così importanti per l’Unione Europea, darebbe più voce alle istanze euroscettiche, mettendo l’UE di fronte alla necessità di dover effettuare una seria riflessione sulle proprie istituzioni, sui propri metodi e sulle proprie politiche.

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