Myanmar. Le minoranze danno fiducia al partito di Aung San Suu Kyi, ma sperano in un cambio di rotta.

 

 

Birmania

 

Alle recenti elezioni generali di novembre (2015) in Myanmar, le prime realmente libere da venticinque anni, la leader della Lega nazionale per la democrazia (National League for Democracy – NLD) Aung San Suu Kyi è emersa vittoriosa, sconfiggendo il Partito di Unione, Solidarietà e Sviluppo (Union Solidarity and Development Party – USDP), il partito espressione della giunta militare che ha guidato per decenni il Paese con un sistema dittatoriale.

In un modo per certi versi sorprendente, la leader birmana ha ottenuto anche i voti di una cospicua parte delle minoranze etniche presenti nel Paese. Generalmente queste ultime tentano di ostacolare le formazioni che rappresentano il gruppo etnico maggioritario nel Paese ( 68% della popolazione), cioè i birmani. L’NLD è stato spesso considerato, infatti, un altro partito espressione della élite birmana, che secondo i rappresentanti dei gruppi etnici non si adopererebbe per tutelare i loro interessi. Nonostante ciò, le minoranze hanno attribuito molti voti al partito della leader birmana, permettendogli di conquistare 390 seggi del parlamento nazionale su 667.

 

Tra voto tattico e voto di fiducia.

 

Questa circostanza è il risultato di una serie di fattori: in primo luogo l’NLD partito è meglio organizzato rispetto a quello dei militari e riceve sostegno finanziario dall’esterno. In secondo luogo, la frammentazione e la competizione tra i partiti etnici ha impedito di dare al voto una connotazione anti-birmana. Infine, molti hanno preferito sostenere l’NLD piuttosto che dare il voto al proprio partito etnico, con la speranza che ciò potesse danneggiare l’USDP. Difatti, pur non conoscendo le reali intenzioni politiche del NLD, molti votanti consideravano di primaria importanza sconfiggere i generali e concedere l’opportunità al partito di Suu Kyi di cambiare il Paese. Il voto delle minoranze è da considerare, dunque, un misto di voto tattico e di atto di fiducia nei confronti del partito del premio Nobel.

 

Le prossime prove di Aung San Suu Kyi.

 

Si può affermare, quindi, che a seguito delle elezioni Aung San Suu Kyi abbia ricevuto una sorta di mandato nazionale multietnico. Tuttavia, bisogna vedere in che modo la leader affronterà le questioni etniche e come vorrà portare avanti il processo di pace. A tal riguardo va detto che il programma del NLD prevede la creazione di una unione federale. Si tratta di una ipotesi che è ben vista dai vari gruppi etnici, sebbene permangono dubbi sulla sua effettiva attuazione. Inoltre, poco prima delle elezioni il governo aveva annunciato la firma di un accordo per il cessate il fuoco con otto gruppi armati, per cui si tratta a questo punto di consolidare tale processo.
Va sottolineato che in passato la leader birmana ha ricevuto critiche in merito alla sua scarsa reazione di fronte alla persecuzione dei musulmani Rohingya. La sua base elettorale è prevalentemente di religione buddista ed è caratterizzata da un forte sentimento anti-islamico. Ciò probabilmente spiega la sua reticenza sulla questione. Tuttavia, una volta al potere Suu Kyi non può più rimandare la ricerca di una soluzione, stando attenta a non alienarsi una fetta dell’elettorato, ma concedendo al tempo stesso una maggiore tutela alla minoranza musulmana.
Ma per il premio Nobel l’ostacolo principale proverrà probabilmente dai militari. Infatti, bisogna capire quanto spazio di manovra l’esercito le concederà. Attualmente i militari possiedono ancora il 25 % dei seggi parlamentari e conservano il potere di nominare i ministeri della difesa, degli affari interni e della sicurezza dei confini. Essi detengono, dunque, il controllo delle forze di polizia e di parte della amministrazione civile. Non sarà, dunque, facile per un Presidente “civile” imporsi su un apparato militare radicato nelle istituzioni.

Please follow and like us:

LEAVE A COMMENT

Condivisione Social

error: Content is protected !!