L’accordo in Libia per la formazione di un governo di unità nazionale.

 

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In seguito alla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia è precipitata nel caos. Si è assistito alla ricomparsa delle rivalità tribali, a cui si sono aggiunte le forze del terrorismo islamico. La situazione ha assunto maggiore gravità nell’estate del 2014, quando si è avuta la formazione di due governi rivali, uno eletto democraticamente e riconosciuto dalla comunità internazionale a Tobruk, al confine con l’Egitto, l’altro di orientamento islamico a Tripoli.

Questa divisione richiama le differenze che caratterizzano queste due aree della Libia. Ad Est del Paese vi è la Cirenaica, storicamente greca, patria della Senussia, la confraternita del Gran Senusso, il predicatore che diffuse l’Islam nel Sahara. É l’area del Paese tradizionalmente più legata all’Egitto e al Medio Oriente, e che attualmente è sotto il controllo del governo di Tobruk. Ad Ovest invece si trova la Tripolitania, una regione storicamente fenicia e gravitante sul Maghreb. Attualmente essa si trova sotto l’influenza del General National Congress (GNC), il governo che in una prima fase sostituì il National Transitional Council e che in seguito alle elezioni indette per il suo rinnovo nel 2014 si impose autoproclamandosi governo effettivo. In esso vi è una forte presenza dei Fratelli Musulmani e gode dell’appoggio dei miliziani islamici della coalizione Alba libica. Il GNC non è riconosciuto dalla Comunità internazionale. A Sud-est vi è il Fezzan, una regione desertica autoproclamatasi indipendente e attualmente dominata dalle milizie tribali. In questo contesto si innestano le componenti jihadiste che hanno approfittato del caos per guadagnare posizioni. A inizio anno, una milizia locale affiliata allo Stato Islamico ha preso il controllo di Sirte; si tratta di una località con una posizione strategica, sulla strada tra Tripoli e Bengasi, ed è la città costiera da cui partono le strade verso i pozzi petroliferi nel deserto.

Il rischio di un avanzamento delle forze dello Stato Islamico ha indotto i Paesi occidentali ad aumentare gli sforzi per comporre i dissidi tra i due governi e a tentare un processo di pacificazione del Paese. Dopo lunghe e faticose trattative, lo scorso ottobre (2015) l’inviato speciale dell’Onu in Libia Bernardino Leon ha annunciato il raggiungimento di un accordo per la formazione di un governo di unità nazionale pronto a guidare il Paese. L’intesa, oltre a riportare la calma nel Paese, mira ad arginare sia il proliferare di gruppi legati all’Isis, sempre più presente sul territorio libico, sia il traffico di esseri umani. Il caos libico, infatti, ha spalancato le porte all’ondata di migranti e rifugiati in fuga verso l’Europa e le fazioni in lotta hanno alimentato questo traffico fi migranti facendone diventare una importante fonte di guadagno. 

La composizione dell’esecutivo proposto da Leon rispecchia le divisioni del Paese. Il premier del nuovo governo sarà Fayyez Serraj, membro del Parlamento di Tobruk. Accanto a lui si affiancheranno tre vicepremier che formeranno il “Consiglio di Presidenza”, l’organo incaricato di supervisionare l’operato dell’esecutivo di unita nazionale. I nomi di questi rappresentanti sono: Fathi al Magbiri (proveniente dalla regione orientale, sostenuto da Tobruk ma anche da Ajdabia e dall’Esercito libico), Musa al Kunni (proveniente dalla vasta regione indipendente meridionale del Fezzan) e Ahmed Maiteeq (membro del GNC di Tripoli ed espressione delle brigate di Misurata). Se le parti procederanno quanto prima a sostenere la proposta e a ratificare l’accordo verrà compiuto un grande passo verso la pacificazione del Paese e gli sforzi per arginare il terrorismo islamico saranno più efficaci.

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