La società senza libri di Fahrenheit 451. Trama e commento.

Fahrenheit_451_1st_ed_coverhttps://en.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_451

Trama del racconto:

Fahrenheit 451 è un romanzo distopico ambientato in una ipotetica Nazione del futuro nella quale il possesso e la lettura di libri sono considerati reati. Il titolo stesso fa riferimento alla temperatura, misurata nella scala in uso nei Paesi anglosassoni, alla quale la carta inizia la sua combustione. Il protagonista del romanzo, Guy Montag, fa parte del corpo dei vigili del fuoco incaricato di bruciare i libri che sono rimasti in circolazione e che sono conservati segretamente dagli abitanti. Il racconto inizia proprio con la descrizione di uno di questi incendi, effettuati dando fuoco al cherosene pompato dagli incendiari. Montag sembra soddisfatto della sua attività di milite del fuoco. Tuttavia, l’incontro con la giovane Clarisse scuote le sue certezze e lo conduce ad interrogarsi sul senso del proprio lavoro.

L’incendio di una casa appiccato dalla stessa signora anziana che vi viveva, e che preferisce morire insieme ai suoi libri, turba ancora di più lo stato d’animo di Montag. Egli, al ritorno a casa, finisce in preda all’agitazione e si sente male, al punto da rifiutarsi di andare a lavoro. In realtà, non si tratta di un malessere reale, bensì di una crisi esistenziale e di fiducia in ciò che stava facendo, come intuì il Capitano dei vigili del fuoco Beatty. Quest’ultimo si reca a casa di Momtag e decide di spiegargli il motivo per il quale il governo aveva deciso di dare fuoco a tutti i libri, dipingendo la loro come una missione per salvaguardare la società dai conflitti e dalla tristezza, assicurando al contrario la pace e la tranquillità. Dopo il discorso del Capitano, Montag decide di scoprire cosa c’è di così misterioso nei libri e tira fuori alcuni volumi che aveva stipato nel condotto dell’aria condizionata, determinato a leggerne qualcuno. Cerca di coinvolgere la moglie, Mildred ma questa si mostra restia a fare qualcosa che potesse mettere in percolo la loro esistenza.

Dopo aver letto qualche pagina, Montag decide di rivolgersi a Faber, una persona di età avanzata incontrata casualmente qualche tempo fa in un parco, pensando che questi potesse aiutarlo nella comprensione dei testi. Recatosi a casa di Faber, i due decidono alla fine di attuare un piano per distruggere il sistema; si sarebbe trattato di introdurre dei libri nelle caserme di tutto il Paese e nelle case degli incendiari in modo da causarne la distruzione. A tal proposito, Faber dà a Montag uno strano apparecchio con cui comunicare a distanza. Si lasciano con il proposito di portare avanti il loro piano in maniera prudente. Tuttavia, le cose non vanno come previsto. Tornato a casa, Montag inizia una conversazione con due amiche della moglie e dopo un po’ tira fuori un libro di poesie e legge loro qualche verso. Una delle amiche scoppia in un pianto e dopo un po’ le due se ne vanno. Subito dopo l’episodio, Montag si reca al lavoro pensando all’errore che aveva commesso comportandosi in quel modo. Arrivato in caserma incontra il Capitano Beatty e i colleghi. Dopo una discussione in cui il Capitano tenta di umiliare Montag e costringerlo a rivedere le sue opinioni, arriva la denuncia della moglie di Montag. Ignaro che si tratti della sua casa, gli incendiari partono per la missione. All’arrivo il Capitano Beatty costringe Montag a bruciare la propria casa. Dopo aver terminato l’operazione, però, Montag non resiste alle provocazioni del Capitano e lo uccide con il lanciafiamme. Così stordisce con un colpo i suoi due colleghi e brucia il segugio meccanico che nel frattempo si era scagliato su di lui con il suo pungiglione mortale. Inizia così la fuga di Montag. Dopo aver vagato per un po’ e dopo essersi ripreso dall’effetto del pungiglione, che gli aveva paralizzato una gamba, Montag si reca dal vecchio Faber per salutarlo. Da qui si dirige così verso il fiume lungo il percorso che quest’ultimo gli aveva indicato. Mentre camminava lungo i binari abbandonati egli incontra delle persone intorno al fuoco; si trattava delle persone che vivevano ai margini della città custodendo nelle loro menti libri interi con l’intenzione di riscriverli nel momento in cui ciò sarebbe stato di nuovo possibile. Montag decide, dunque, di unirsi a questo gruppo di persone mentre le bombe distruggono nel giro di pochi minuti l’intera città.

 

Commento:

Attraverso la descrizione di una società futuristica l’autore solleva una serie di importanti riflessioni circa l’importanza dei libri e il rischio connesso alla loro eliminazione. Molto spesso, infatti, i romanzi di questo tipo, attraverso l’estremizzazione dei fenomeni, mettono in evidenza le conseguenze negative legate alla presenza di certe tendenze e all’adozione di certi comportamenti. In primo luogo, viene messa in evidenza la tendenza riguardante la riduzione dei legami sociali autentici a favore di una serie di relazioni stereotipate, che provocano una certa spersonalizzazione dei rapporti e in ultimo una profonda solitudine nelle persone. Ciò è visibile dalle parole della giovane Clarisse quando, rivolgendosi a Montag, afferma:

Stare con la gente è una cosa bellissima. Ma non mi sembra sociale riunire un mucchio di gente, per poi non lasciarla parlare, non sembra anche a voi? Un’ora di lezione davanti alla TV, un’ora di pallacanestro, o di baseball o di footing, un’altra ora di storia riassunta o di riproduzione di quadri celebri e poi ancora sport, ma, capite, non si fanno domande, o almeno quasi nessuno le fa; loro hanno già le risposte pronte, su misura, e ve le sparano in rapida successione, bang, bang, bang, e intanto noi stiamo sedute là per più di quattro ore di lezione con proiezioni. Tutto ciò per me non è sociale. …….Ci riducono in condizioni così pietose, quando viene la sera, che non possiamo fare altro che andarcene a letto o rifugiarci in qualche parco di divertimenti a canzonare o provocare la gente, a spaccare i vetri nel Padiglione degli spaccavetri o scassare automobili, nel recinto degli scassamacchine, con la grossa sfera d’acciaio. ……Può darsi benissimo che io sia proprio quello che dicono, d’accordo. Non ho amici, io. E questo dovrebbe provare che sono anormale. Ma tutte le persone che conosco urlano o ballano intorno come impazzite o addirittura si battono a vicenda, selvaggiamente”. ……… “Ma soprattutto mi piace studiare la gente. ……. Spesso scivolo come un serpente su una vettura della sotterranea a sentire che cosa dicono le persone. O nelle mescite di bibite dolci, e sapete che cosa ho scoperto?”
“Che cosa?”
“Che la gente non dice nulla”.
“Oh, parlerà pure di qualche cosa, la gente!”
“No , vi assicuro. Parla di una gran quantità di automobili, parla di vestiti e di piscine e dice che sono una meraviglia! Ma non fanno tutti che dire le stesse cose e nessuno dice qualcosa di diverso dagli altri. E quasi sempre nei caffè hanno le macchinette d’azzardo in funzione, si raccontano le stesse barzellette, oppure c’è la parete musicale accesa con i disegni a colori che vanno e che vengono, ma si tratta soltanto di colore e il disegno è del tutto astratto. E nei musei, ci siete mai stato? Tutta roba astratta…….”

Le parole di Clarisse descrivono una tendenza per certi versi presente anche in alcune società odierne, in cui i comportamenti vengono spesso condizionati da schemi da seguire e dove le istituzioni di ogni grado tentano di inserire le persone in una serie di attività in modo da tenerle occupate e farle “stancare”. Si tratta per certi aspetti di misure volutamente repressive che indirizzano lo sfogo delle persone verso altre cose. Ogni governo deve gestire il problema di come attuare una repressione necessaria per il buon funzionamento della società. Nell’epoca di Montag, il governo ha deciso di condurre la repressione tenendo impegnate le persone in attività che distolgono l’attenzione dalla riflessione, e che soprattutto contribuiscono a recidere i legami spontanei tra le persone, creando un insieme di individui soli. Le persone non sentono empatia per i loro simili, anzi sono in qualche modo alleggeriti dalla responsabilità dell’ “altro”.

A definire meglio il funzionamento della società e a svelarne la logica di fondo interviene il Capitano Beatty, il quale, attraverso il discorso che rivolge a Montag, fa emergere il ruolo attivo delle autorità nel mantenimento di queste condizioni. Si comprende, così, che i libri sono vietati perché considerati uno strumento capace di turbare la pace sociale, poiché accendono il dibattito e in questo modo rendono le persone insicure e ansiose.

Egli infatti afferma che:

A misura che le scuole mettevano in circolazione un numero crescente di corridori, saltatori, calderai, malversatori, truffatori, aviatori e nuotatori, invece di professori, critici, dotti e artisti, naturalmente il termine “intellettuale” divenne la parolaccia che meritava di diventare. ….. Chi di noi non ha avuto in classe, da ragazzini, il solito primo della classe, il ragazzo dalla intelligenza superiore, che sapeva sempre rispondere alle domande più astruse mentre gli altri restavano seduti come tanti idoli di legno, odiandolo con tuta l’anima? Non era sempre questo ragazzino superiore che sceglievi per le scazzottature e i tormenti del doposcuola?

Per forza! Noi dobbiamo essere tutti uguali. Non è che ognuno nasca libero e uguale, come dicala Costituzione, ma ognuno vien fatto uguale. Ogni essere umano a immagine e somiglianza di ogni altro; dopo di che tutti sono felici, perché non ci sono montagne che ci scoraggiano con la loro altezza da superare, non montagne sullo sfondo delle quali si debba misurare la statura! Ecco perché un libro è un fucile carico nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l’arma. Castriamo la mente dell’uomo. …..Cosicché, quando le case cominciarono a essere costruite a prova di fuoco, non c’è più stato bisogno di vigili del fuoco, dei pompieri, che spegnevano gli incendi coi loro getti d’acqua. Furono assegnati loro i nuovi compiti, li si designò custodi della nostra pace spirituale, il fulcro della nostra comprensibile e giustissima paura di apparire inferiori; censori, giudici, esecutori, Tu, Montag, sei tutto ciò, io sono tutto ciò.

E ancora:

Devi ricordarti che la nostra civiltà è così vasta che non possiamo permettere alle nostre minoranze di essere in uno stato di turbamento e agitazione. Domandatelo anche tu: che cosa ci preme, in questo Paese, avanti e soprattutto? Gli esseri umani vogliono la felicità, non è vero? Non è quello che sentiamo dire da quando siamo al mondo? Voglio un po’ di felicità, dice la gente. Ebbene, non l’hanno forse? Non li teniamo in continuo movimento, non diamo loro ininterrottamente svago? Non è per questo che in fondo viviamo? Per il piacere e i più svariati titillamenti? E tu non potrai negare che la nostra forma di civiltà non ne abbia in abbondanza, di titillamenti.”

Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno. Fa’ che dimentichi che esiste una cosa come la guerra. Se il Governo è inefficiente, appesantito dalla burocrazia e in preda a delirio fiscale, meglio tutto questo che non il fatto che il popolo abbia a lamentarsi. Pace, Montag. Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che l’Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi i loro crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri di essere “veramente ben informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti che è meglio restino dove si trovano. Con ami simile troveranno la malinconia e la tristezza. …..”

Il Capitano Beatty considera la sorta di censura indiscriminata nei confronti di ogni libro come una missione finalizzata a salvaguardare la tranquillità delle persone e a sollevarle dal peso di decidere e di confrontarsi con gli altri. L’unico obiettivo delle persone deve essere il piacere raggiungibile nell’immediato. Ogni sapere deve essere funzionale a qualche attività concreta, le altre informazioni sono ritenute superflue. Si tratta in realtà dell’argomentazione sintetizzata dall’espressione “beata ignoranza”, per cui meno si sa e meglio è. Rimanere nell’ignoranza è rassicurante ed esonera le persone dal dover scegliere e dover riflettere su ciò che le circonda. Ciò spiega anche una certa ossessione per la cosiddetta industria dell’intrattenimento, che ha il compito di offrire alle persone la giusta dose di svago necessaria a recuperare le energie produttive. Il problema è che l’intrattenimento molto spesso pone le persone in una condizione di comoda passività e distoglie dal difficile compito di “pensare” per conto proprio. Quante volte capita di tornare da un giorno di lavoro e di distendersi sul divano in balia delle parole di un qualsiasi canale televisivo.

Altro aspetto critico riguarda il meccanismo dell’informazione; in particolare l’idea di un continuo bombardamento informativo, che concede alle persone l’illusione di essere “veramente ben informati”. Si tratta in fondo solamente di una sensazione, perché in realtà spesso l’informazione riguarda fatti superficiali che non spingono le persone verso la riflessione. Oggi attraverso i social network e vari altri mezzi di informazione riusciamo a ottenere una quantità impensabile di nozioni, eppure non sempre queste si traducono in pensiero; spesso le recepiamo in modo passivo, e soprattutto, la rapidità con le quali ci arrivano le rendono volatili. Una notizia tragica ci colpisce per un momento e il momento successivo siamo già presi da una nuova notizia. Le notizie diventano fugaci nonostante la loro tragicità. Se riflettessimo davvero sulle notizie che leggiamo dovremmo scoppiare in un pianto senza sosta. Naturalmente è la stessa mente che innesca un meccanismo di difesa e che ci chiede di non soffermarci troppo sulle notizie. La mente avverte la fatica del dover pensare e del dover agire e istintivamente cerca di creare delle distanze.

Montag intuisce che c’è qualcosa di sbagliato nelle parole del Capitano Beatty. Il dialogo con il vecchio Faber rende più chiaro ciò che Montag avverte dentro di sé:

Numero uno: sapete perché i libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c’è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. …. “Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. ….. non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giochi pirotecnici, senza concludere il ciclo del ritorno alla realtà”.

“Ore libere al lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non guidate la macchina a più di cento all’ora, a un massimo in cui non potete pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia! Vi spinge con tanta rapidità e irruenza alle sue conclusioni che la vostra mente non ha tempo di protestare, di dirsi: “quante sciocchezze!”.

“Soltanto se potremo avere la terza cosa che ci manca. La prima, come ho detto, è sostanza, identificazione della vita. La seconda, agio, tempo di pensare a questa identificazione, di assimilare la vita. La terza: diritto di agire in base a ciò che apprendiamo dall’influenza che le prime due possono esercitare su di noi. E non credo che un vecchio decrepito e un milite incendiario in rivolta possano far molto, al punto in cui siamo….

In altre parole la pace che promette il progetto descritto dal Capitano Beatty si rivela fasulla, dato che si ottiene attraverso la costruzione di una enorme finzione, che le persone siano tutte uguali e che abbiamo gli stessi bisogni immediati. Ogni preoccupazione è rimandata. In pratica, il prezzo della “tranquillità” consiste nell’azzeramento della capacità critica e della capacità decisionale delle persone. Eliminando i libri e le conoscenze in essi contenute le persone perdono l’elemento essenziale per ribellarsi, ossia la coscienza critica.

E in seguito i due delineano il loro progetto:

“…… Ora, se la vostra idea è di stampare copie extra di vari libri, per poi nasconderle in tutte le caserme e le case dei militi del fuoco, così che il seme del sospetto possa essere gettato fra questi incendiari, io vi direi bravo!” ….”è un piano insidioso, credetemi.” Faber lanciò un’occhiata inquieta alla porta della sua camera da letto. “Vedere le Caserme del fuoco ardere su tutta la terra, distrutte come altrettanti focolai di tradimento! La Salamandra che si divora la coda!

Nella parte finale del racconto, Granger, una sorta di capo del gruppo di nomadi che incontra Montag, espone una specie di dinamica che caratterizza l’umanità, a cui sarebbe destinata a causa di una specie di istinto distruttivo. L’uomo sa che le sue azioni conducono la società verso la distruzione, lo vediamo oggi con il problema dell’inquinamento dell’ambiente, con le crisi finanziarie, con i traffici di armi ecc., e tuttavia non è in grado di porsi un freno. L’uomo crea le condizioni per la propria distruzione, per poi ravvedersi e ricostruire la società su nuove basi.

C’era un buffissimo uccello, chiamato Fenice, nel più remoto passato, prima di Cristo, e questo uccello ogni quattro o cinquecento anni si costruiva una pira e ci s’immolava sopra. Ma ogni volta che vi si bruciava, rinasceva subito poi dalle sue stesse ceneri, per ricominciare. E a quanto sembra, noi esseri umani non sappiamo fare altro che la stessa cosa, infinite volte, ma abbiamo una cosa che la Fenice non ebbe mai. Sappiamo la colossale sciocchezza che abbiamo appena fatta. Conosciamo bene tutte le innumerevoli assurdità commesse in migliaia di anni e finché sapremo di averle commesse e si sforzeremo di saperlo, un giorno o l’altro la smetteremo di accendere i nostri fetenti roghi funebri e di saltarci sopra. Ad ogni generazione, raccogliamo un numero sempre maggiore di gente che si ricorda.

 

*Testi tratti da: Ray Bradbury, Fahrenheit 415, Oscar Mondadori, 2014.

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