La risposta europea alle nuove sanzioni USA contro l’Iran.

Di recente, il Presidente americano Donald Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, violando l’impegno multilaterale stipulato nel 2015 e annunciando l’introduzione di nuove pesanti sanzioni contro l’Iran. L’amministrazione USA sembra, quindi, intenzionata a riabilitare le sanzioni che erano state rimosse a seguito dell’accordo sul nucleare e a imporre sanzioni secondarie destinate alle imprese che intrattengono rapporti commerciali con l’Iran. Infatti, Trump ha avvertito i Paesi europei che gli Stati Uniti useranno lo strumento delle sanzioni per costringere i suoi alleati a chiudere le loro porte all’Iran. In questo modo, l’amministrazione Trump punta a compromettere i legami economici tra Europa e Iran, attraverso l’introduzione di tariffe commerciali contro le imprese europee che fanno affari con il regime iraniano, qualora queste avessero rapporti con gli Sati Uniti o utilizzassero il dollaro come valuta per le transazioni.

Le dichiarazioni degli Stati Uniti provocano inevitabilmente la reazione dei Paesi europei, che sul piano commerciale non intendono cedere ai ricatti di Washington. Secondo gli europei il governo statunitense non avrebbe il diritto di danneggiare le imprese europee che fanno affari con l’Iran a causa del regime sanzionatorio che gli Stati Uniti hanno ristabilito in maniera del tutto unilaterale e arbitraria. L’UE è attualmente un blocco economico di peso pari a quello degli Stati Uniti. I suoi Paesi membri considerano le decisioni americane come un abuso di potere nei confronti della libertà di commercio internazionale; essi non condividono gli obiettivi di politica estera di Washington e non sono disposti a subire le sanzioni extra-territoriali americane. L’attuale interscambio tra Iran e UE si attesta a circa 20,9 miliardi di euro (2017), rappresentando in termini percentuali una piccola parte del commercio UE (0,6%). Tuttavia, l’Iran rappresenta una importante mercato potenziale per le imprese europee e l’Unione europea mira a consolidare i suoi rapporti commerciali con Teheran, cresciuti notevolmente dopo la fine del regime sanzionatorio. Quest’ultima decisione di Washington aggiunge, pertanto, un altro elemento alla sempre più evidente guerra commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea, legandosi all’obiettivo del governo di Washington di contrastare il crescente ruolo dell’Iran nella regione mediorientale. Inoltre, contrariamente al governo statunitense, gli europei considerano Teheran un interlocutore imprescindibile per la risoluzione delle crisi mediorientali e per questo tendono a far sopravvivere l’accordo sul nucleare, seppure dichiarandosi disponibili ad accogliere le richieste di revisione da parte degli Stati Uniti.

I Paesi UE stanno cercano di trovare una posizione comune per rispondere alle azioni degli Stati Uniti cercando di non entrare in aperto contrasto con quest’ultimo, ma al contempo di far rispettare i propri interessi.  Essi sono consapevoli che l’adozione di misure eccessive potrebbe solamente inasprire il confronto commerciale e danneggiare le relazioni trans-atlantiche. Innanzitutto, l’Unione Europea e l’Iran stanno già lavorando su un piano di nove punti volto ad aiutare l’Iran a conservare il suo mercato di esportazione di gas e petrolio e allo stesso tempo a proteggere le imprese europee. Alcuni suggeriscono di coinvolgere l’Organizzazione Mondiale del Commercio, ricorrendo ad essa per tentare di giungere ad una soluzione della questione. Inoltre, molti in Europa propongono di riesumare il regolamento del Consiglio Europeo 2271/1996 adottato per la prima volta nel 1996 per contrastare le restrizioni al commercio internazionale determinate dall’adozione da parte dell’amministrazione Clinton di misure sanzionatorie nei confronti di Libia, Iran e Cuba. Lo scopo era, perciò, quello di proteggere le imprese europee dagli effetti dell’applicazione extra-territoriale di norme adottate da Paesi terzi. In effetti, i Paesi europei ritenevano che gli Stati Uniti stessero cercando di costringerli illegittimamente e mediante lo strumento delle sanzioni economiche ad accettare delle decisioni di politica estera che non erano di loro diretto interesse e che contrastavano con il loro interessi economici.

Se i Paesi dell’UE decidessero di far rivivere e di aggiornare il cd. regolamento “di blocco” al fine di renderlo utilizzabile nei confronti delle eventuali sanzioni secondarie contro l’Iran, magari perfezionando il regolamento con ulteriori contromisure e creando un organo di controllo europeo in grado di monitorare le attività delle imprese straniere e il rispetto di queste ultime delle normative europee, l’amministrazione Trump comprenderebbe che essi intendono difendere con forza i propri interessi e reagire alle imposizioni unilaterali di misure coercitive. A questo punto gli Stati Uniti potrebbero anche decidere di abbandonare l’accordo sul nucleare iraniano senza intralciare le imprese europee. Il governo americano potrebbe rassicurare gli europei circa l’applicazione di sanzioni secondarie o quantomeno prevedere ampie eccezioni relative a imprese e settori. Gli Stati Uniti non sembrano al momento, tuttavia, intenzionati ad adottare questi accorgimenti e a venire incontro alle rimostranze europee.

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2 Responses so far.

  1. Matteo ha detto:
    Articolo che spiega con parole semplici un argomento molto complesso, penso che l’Europa debba fare più stato soprattutto in materia di politica estera, sarà difficile perchè la Francia di Macron vuole imporre la propria linea, la Germania non ha mai avuto quella forza necessaria per farsi sentire al di fuori del vecchio continente, la Brexit è stato un grave errore, assieme all’Inghilterra, la voce dell’europa peserebbe di più nei contesti internazionali.
    • Pasquale di Nuzzo ha detto:
      Molto d’accordo Matteo, la scommessa dell’Europa è proprio quella di trovare quella unità necessaria per pesare di più sulla scena globale, al di là dei rispettivi interessi nazionali; e se non lo fa in campo economico-commerciale diventa forse ancora più difficile in altri campi.

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