Il sostegno militare della Russia al regime di Damasco.

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Dalla scoppio della crisi in Siria, la Russia ha sostenuto il regime alawita di Bashar al-Assad sia sul piano diplomatico, ad esempio ponendo il veto alle risoluzioni di condanna da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che attraverso la fornitura di armi e sistemi difensivi. Il sostegno russo si spiega in ragione dell’importanza geopolitica che assume la Siria per Mosca. In primo luogo, si tratta dell’ultimo alleato della Russia in Medio Oriente, senza il quale essa finirebbe col vedere notevolmente ridotta la propria influenza nella regione. Grazie alla Siria, infatti, la Russia ha accesso al porto di Tartus, importante per la presenza navale russa nel Mediterraneo. In secondo luogo, vi sono vari interessi economici della Russa derivanti dalla vendita di armi a Damasco. Inoltre, il governo russo sembra essere preoccupato della possibile avanzata del terrorismo islamico.

Di recente il Presidente Putin ha confermato il sostegno al governo di Damasco, attraverso l’addestramento e il supporto logistico all’esercito siriano. In più, egli ha annunciato di voler presentare al Consiglio di Sicurezza una proposta per la creazione di una coalizione internazionale per combattere il terrorismo e l’estremismo islamico, oltre ad un piano per la soluzione del conflitto siriano in occasione della prossima sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU. La Russia ha costruito una stazione di controllo e installato dei prefabbricati nella zona di Latakia. Secondo i sospetti del Pentagono si tratterebbe di iniziative destinate ad ampliare la base aerea che si trova in quella zona. Gli Stati Uniti hanno chiesto alla Bulgaria e alla Grecia di interdire lo spazio aereo agli aerei russi diretti in Siria. Voli che il governo russo afferma contengono “aiuti umanitari”, ma che secondo gli Stati Uniti trasportano appunto materiale militare nella postazione militare di Latakia. Gli Stati Uniti sospettano, perciò, che il governo russo si stia servendo di un corridoio aereo passante per Iran e Iraq. Inoltre, l’intelligence israeliana sostiene che Mosca avrebbe inviato nel mediterraneo il Dmitrij Donskoj, un sottomarino nucleare dotato di una ventina di missili balistici intercontinentali. Stando a quanto affermato dalla stampa siriana, il governo di Damasco avrebbe concesso ai russi la costruzione di una nuova base nella zona a sud di Latakia, dove si trova il porto maggiore della Siria. A differenza del porto di Tartus, il nuovo sito di Jableh consentirebbe all’esercito russo una massiccia concentrazione di personale e di materiale militare.

 

Il confronto tra Russia e Paesi occidentali rischia di inasprirsi.

 

Nel perseguire il suo obiettivo di puntellare il governo alleato di al-Assad, Mosca rischia naturalmente di creare ulteriori fattori di attrito con i Paesi occidentali. Il Segretario di Stato americano John Kerry ha criticato le affermazioni del governo russo e ha lo ha messo in guardia da un eventuale « escalation del conflitto ». La differenza di posizioni nei confronti del conflitto siriano diventa così più evidente. Infatti, sebbene l’avanzata dello Stato islamico abbia aumentato le opzioni di Bashar al Assad, quest’ultimo rimane un governo inviso ai Paesi occidentali, considerato la causa della distruzione del Paese. Inoltre, a seguito dell’accordo con l’Iran sulla questione del nucleare, gli Stati Uniti hanno meno remore nel desiderare il rovesciamento di Bashar al-Assad. Francia e Gran Bretagna in questi giorni, di fronte alla pressante crisi dei rifugiati, stanno valutando l’ipotesi di effettuare attacchi mirati alle postazioni dello Stato islamico in Siria. Il quadro sembra essersi complicato: il regime di Damasco lotta contro i ribelli moderati e contro l’Isis, i Paesi occidentali cercano di contrastare l’Isis e tentano di favorire le forze ribelli, la Russia fornisce attrezzature militari al governo siriano e afferma di voler coinvolgere quest’ultimo nella lotta al terrorismo. L’Isis rappresenta, quindi, il nemico comune, ma le modalità con le quali Paesi occidentali e Russia vorrebbero combatterlo fa emergere obiettivi contrastanti che potrebbero far inasprire i rapporti.

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