Il Quantitative Easing in stile europeo.

Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB) gives a press conference following the meeting of the ECB Governing Council in Frankfurt am Main, western Germany, on July 3, 2014. The ECB said it will hold its regular policy and rate meetings every six weeks from January instead of every month at present. AFP PHOTO / DANIEL ROLAND        (Photo credit should read DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images)

 © Daniel Roland/AFP/Getty

Il 9 marzo scorso ha preso il via il Quantitative Easing (QE) che il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi aveva annunciato a gennaio. Si tratta di una operazione non convenzionale di politica economica consistente in un vasto piano di acquisto di titoli e altri strumenti finanziari (ossia titoli cartolarizzati e obbligazioni bancarie) che la BCE effettuerà attraverso le Banche centrali nazionali secondo la quota di capitale detenuta presso l’istituto europeo. L’ammontare complessivo degli acquisti è di 1.100 miliardi, che verranno spesi ad un ritmo di 60 miliardi al mese. Gli acquisti si protrarranno almeno fino al settembre del 2016.

L’obiettivo principale del QE è quello di arrestare la discesa del tasso di inflazione (attualmente pari a -0,3%) ed allontanare il pericolo della deflazione. L’acquisto dei titoli equivale ad una iniezione di liquidità per l’economia dell’Eurozona e ciò è funzionale al raggiungimento dell’obiettivo della BCE, che è per Statuto quello di puntare a un tasso di inflazione prossimo al 2. Inoltre, il QE comporterà un calo del rendimento dei titoli di Stato dei Paesi della zona euro. Di conseguenza, gli Stati vedranno alleggerito il peso del debito in quanto dovrebbero prevedibilmente ridursi gli interessi che pagano per finanziarlo. Ancora, in conseguenza di questo aumento di liquidità le banche europee potrebbero liberare risorse attualmente impiegate nei titoli di Stato, per dirottarle verso operazioni più remunerative e aumentare il credito concesso a famiglie e imprese, favorendo consumi e investimenti. In questo modo migliorerebbero anche le condizioni per chi ha o intende richiedere un mutuo per la casa. In più, l’aumento di liquidità e la riduzione dei tassi di interesse dei titoli favoriscono il deprezzamento del tasso di cambio, determinando un miglioramento delle esportazioni.

Si tratta quindi di una mossa potente, con la quale Draghi intende fornire all’Eurozona il carburante giusto per una ripresa dell’economia e per l’uscita dal pericolo della deflazione. Le prime reazioni degli operatori e delle borse sembrano dare fiducia ai propositi di Draghi.

 

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