Il processo di unificazione della Germania.

Unification%20of%20Germany

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In modo del tutto inconsapevole, in occasione del Congresso di Vienna del 1814-15 con la costituzione della Confederazione Germanica vennero poste le basi per la creazione di una grande potenza al centro d’Europa. La Confederazione rappresentava una soluzione provvisoria al problema tedesco e comprendeva l’Impero Austriaco, la Prussia e gli altri Stati tedeschi. Tuttavia, l’effettiva realizzazione dell’unificazione della Germania non avvenne in maniera rapida. Infatti, con la chiusura dei lavori al Congresso di Vienna e l’inizio delle reazioni all’assetto politico europeo, Prussia e Austria manifestarono una sostanziale convergenza politica nella repressione dei movimenti liberali. Questa collaborazione sul piano politico era favorita dal fatto che non c’era un nemico straniero contro cui combattere e che entrambe avevano interesse a difendere l’assolutismo regio. Al tempo stesso, tuttavia, la rivalità tra gli Hohenzollern e gli Asburgo iniziava ad emergere. Essa si manifestò innanzitutto sul piano economico, con l’iniziativa della Prussia di favorire gli scambi fra gli Stati tedeschi tramite la costituzione di un unione doganale, lo Zollverein. Quest’ultima pur presentandosi come aperta nei confronti dell’Austria, tendeva nei fatti ad escluderla, privilegiando il commercio tra gli Stati tedeschi della Confederazione. Inoltre, in questa fase, iniziava a maturare la spinta unitaria e il dibattito politico all’interno della Confederazione. In occasione della ondata rivoluzionaria del 1848 venne contestata la Dieta di Francoforte di nomina regia, e venne costituita una assemblea eletta a suffragio universale dal popolo tedesco. All’interno di questa assemblea si accese il dibattito sull’unificazione con il confronto tra le due correnti di pensiero, quella grande-tedesca e quella piccolo-tedesca. La corrente della Grande Germania era sostenuta principalmente dagli Stati del Sud, i quali erano favorevoli ad una riunificazione tedesca che comprendesse l’Austria e che fosse guidata dagli Asburgo. Al contrario, la linea piccolo-tedesca era avanzata dagli Stati del Nord, i quali erano propensi ad affidare alla Prussia il ruolo di guida nel processo di unificazione, in quanto l’Austria aveva interessi più ampi di quelli dei tedeschi e con una popolazione non interamente tedesca. Prevalse l’orientamento della Piccola Germania e l’Assemblea consegnò la corona della Confederazione al re di Prussia Federico Guglielmo IV, il quale, però, non accettò e decise di rinnovare la propria devozione all’imperatore d’Austria con il famoso “atto di Olmütz” del 1850, con il quale il primo ministro austriaco Schwarzenberg impose ai Prussiani l’abbandono dei progetti unitari. Dietro la scelta del re prussiano vi era la consapevolezza che accettando la corona egli avrebbe accolto le istanze liberali e decretato la sua esclusione dal sistema della Santa Alleanza, la quale stava mostrando tutta la sua operatività nella repressione dei moti rivoluzionari. In seguito al fallimento del progetto piccolo-tedesco, si aprì una fase di transizione in cui i tedeschi attesero miglioramenti delle condizioni politiche per proseguire nel loro percorso unitario.

Il processo di unificazione italiano costituì un incoraggiamento per il popolo tedesco, anche perché poteva approfittare di un’Austria indebolita. Nel 1862 Otto von Bismarck venne nominato cancelliere e impresse una svolta al processo di unificazione. Egli mise il riarmo e l’integrazione economica al servizio della costituzione della nazione tedesca e gettò le basi della sua “diplomazia di guerra”, volta a isolare politicamente e diplomaticamente i nemici dell’unificazione per poi aggredirli in maniera diretta sul piano militare. Il primo obiettivo della “diplomazia di guerra” era l’Austria. Bismarck mirava a sottrarre la Confederazione dal controllo politico di Vienna e allo stesso tempo ad impedire una spaccatura all’interno della stessa tra Stati favorevoli e quelli contrari ad uno scontro con l’Austria. Il cancelliere tedesco vide nella questione dei Ducati dello Schleswig e dell’Holstein, una opportunità per attuare la sua politica. Dopo aver coinvolto l’Austria in una guerra contro la Danimarca volta a recuperare i Ducati, Bismarck approfittò del dibattito relativo all’assegnazione dei Ducati e creò un valido pretesto per attaccare l’Austria. Prima di passare all’azione, tuttavia, Bismarck si adoperò diplomaticamente per impegnare l’Austria su due fronti e per garantirsi da possibili aggressioni; egli spinse lo zar a tenere mobilitato il suo esercito sul fronte orientale, neutralizzò la Francia e si garantì l’intervento dell’Italia, aprendo un nuovo fronte per l’Austria. Bismarck poté fare ciò convincendo Napoleone III ad utilizzare il Veneto, che l’Austria avrebbe ceduto, per recuperare i rapporti con l’Italia e spingerla ad offrire il suo contributo nello scontro austro-prussiano; il contributo italiano venne formalizzato con l’accordo italo-prussiano del 1866. Inoltre Bismarck promise alla Francia dei compensi territoriali. Con queste circostanze non fu difficile per la Prussia sconfiggere l’Austria (battaglia di Sadowa) e a indurla a firmare la Pace di Praga del 1866. Questo trattato, però, non si poneva in un’ottica punitiva, ma lasciava margini per una collaborazione tra le due potenze, prevedendo solamente la riparazione dei danni materiali. Bismarck preferì una soluzione più morbida anche perché il collasso dell’Austria-Ungheria sarebbe stato un problema per la Germania in quanto la componente cattolica di lingua tedesca presente nell’Impero avrebbe cercato di unirsi alla Germania, mettendo a rischio la preminenza della componente protestante. E poi avrebbe privato il governo prussiano di un alleato naturale. Si venne così a formare una Confederazione degli Stati del Nord, che non comprendeva l’Austria e gli altri Stati tedeschi meridionali.

L’altro nemico dell’unificazione era rappresentato dalla Francia, dove Napoleone III aveva in un primo momento sperato che la divisione che si era venuta a creare potesse essere vantaggiosa per il proprio Paese. Bismarck, perciò, diresse la propria diplomazia di guerra contro la Francia puntando ad isolarla e ad impedirle di assicurarsi l’appoggio di altre potenze. In primo luogo, Bismarck seppe sfruttare la ambizioni di Napoleone III, il quale come ricompensa per il ruolo svolto nel conflitto austro-prussiano, chiese non solo i territori renani, ma anche il Belgio e il Lussemburgo; Bismarck ne approfittò per ottenere la benevolenza britannica, dato che la richiesta della Francia era ritenuta da Londra una chiara espressione delle sue ambizioni egemoniche. In secondo luogo, Bismarck, temendo una possibile azione di rivincita da parte dell’Austria, si attivò per trattenerla dall’intervenire al fianco della Francia; per fare ciò si servì nuovamente della collaborazione con la Russia zarista firmando nel 1868 un accordo in base al quale la Russia si impegnava a neutralizzare l’Austria mobilitando le sue truppe alla frontiera comune in caso di conflitto tra Prussia e Francia. A completare l’isolamento della Francia vi fu la presa di posizione dell’Italia, la quale rigettò la richiesta di appoggio di Napoleone III a causa dell’indisponibilità di quest’ultimo a negoziare sulla questione romana. La Francia si trovò praticamente priva di difese e in balia del potente esercito prussiano, che inflisse una pesante sconfitta alla Francia nella battaglia di Sédan e penetrò fino a Parigi costringendo la Francia ad accettare la Pace di Francoforte. La Pace di Francoforte fu un trattato alquanto punitivo con il quale la Prussia procurò una vera e propria umiliazione alla Francia. Essa prevedeva l’amputazione dell’Alsazia e della Lorena e la proclamazione dell’Impero tedesco a Versailles (1871).

Si può concludere che il processo di unificazione tedesco venne stato dall’alto e grazie all’abile diplomazia di Bismarck. Ne derivò uno Stato forte ed etnicamente compatto, che aveva superato le divisioni interne anche grazie all’effetto unificante della guerra contro la Francia. La costituzione dell’Impero tedesco produsse un mutamento dell’assetto europeo, con una Potenza al centro dell’Europa che per sua natura nasceva accerchiata. Il successo dell’unificazione perciò andava gestito. Bismarck si assunse questo compito e diede il via alla sua “diplomazia di pace”, volta a consolidare l’unificazione e a porre la Germania al centro dell’equilibrio europeo. In altre parole, Bismarck cercò di attuare una politica di equilibrio e di pace, con l’intento di non dare ad alcuna Potenza alcun motivo di unirsi in un’alleanza contro la Germania. Per ottenere ciò Bismarck si impegnò a tenere isolata la Francia, neutralizzando il suo revanscismo, ritenuto da Bismarck inevitabile, e a tenere a freno la conflittualità tra Russia e Austria nei Balcani, soprattutto dopo che Vienna in seguito al processo di “inorientamento” diresse la sua attenzione nell’Adriatico e nei Balcani.  

 

Riferimenti:

Kissinger Henry, “L’Arte della diplomazia”, Sperling & Kupfer. 2004.

Autore René Albrecht-Carrié, “Storia diplomatica dell’Europa: dal Congresso di Vienna ad oggi”, Editore Cappelli, 1964.

 

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