I fattori di instabilità della Tunisia.

 

 

Tunisia

Immagine: http://www.lapresse.it/mondo/africa/scheda-tunisia-presidenziali-chi-e-essebsi-leader-di-nidaa-tounes-1.631980

 

Si ritiene che la Tunisia sia l’unico caso di successo emerso dalle rivolte della cosiddetta Primavera araba. Esso è stato il primo Paese ad essersi liberato dal vecchio regime e ad intraprendere un percorso democratico, laddove altri Paesi sono piombati nel caos e nella violenza. Nel 2014 vi è stata l’adozione di una costituzione di stampo liberale e si sono tenute le elezioni parlamentari e presidenziali riconosciute come libere e democratiche.

Tuttavia, la lettura positiva viene offuscata da alcuni elementi di instabilità. Uno dei fattori destabilizzanti è dato dalla spaccatura all’interno del partito al potere, il Nidaa Tounes (Movimento dell’appello della Tunisia). Quest’ultimo rappresenta un raggruppamento di matrice laica comprendente diversi orientamenti politici (sinistra, liberali, conservatori) e diverse appartenenze sociali, formatosi nel 2012 sotto la guida dell’allora Primo ministro Beji Caid Essebsi con l’obiettivo di opporsi a Ennahda (Movimento della Rinascita), il partito di orientamento islamista moderato, cha ha guidato il Paese dal 2011 al 2014. Questa piattaforma non ha quindi una ideologia chiara e condivisa né un programma unitario. Per questo motivo le divisioni emergono con facilità. Il primo contrasto sorse già all’indomani delle elezioni, quando la componente più secolare della formazione reagì male all’ingresso nella coalizione di Ennahda, il secondo partito con più seggi in Parlamento.

Di recente la spaccatura è diventata più evidente, con l’ala guidata da Mohsen Marzouk, il segretario del partito, che accusa Hafedh Essebsi, figlio del fondatore del Partito e Presidente della Tunisia Beji Essebsi, di voler creare una dinastia famigliare. Il partito di governo è accusato, inoltre, di non aver fatto abbastanza per risolvere alcuni problemi strutturali del Paese, come l’ingombrante settore pubblico, la corruzione e l’inefficienza dell’economia. Lo scorso novembre più di 30 membri del parlamento sostenitori di Marzouk si sono dimessi da Nidaa Tounes per formare un nuovo gruppo parlamentare.

In più, il Paese sembra essere diventato un bersaglio dell’estremismo islamico. Molti tunisini si sono uniti allo Stato Islamico, mentre altri jihadisti sono entrati nel Paese dopo essere stati addestrati in Libia, Siria o Algeria. Gli attentati compiuti in Tunisia hanno puntato a colpire uno dei settori più importati della sua economia, vale a dire il turismo. Si può perciò concludere che le difficoltà interne e il radicalismo islamico costituiscono dei fattori di instabilità che stanno ostacolando la creazione di una Tunisia post-Primavera araba solida e democratica.

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