I fattori della crescente tensione tra Israele e Iran.

Il contrasto tra Israele e Iran sta diventando sempre più evidente e aspro, facendo temere l’apertura di una nuova fase di tensione tra i due Paesi. L’Iran ha dimostrato di avere chiare ambizioni di potenza regionale, puntando a creare un’area di influenza sciita in Medio Oriente; l’occhio puntato al nucleare dava a Teheran una carta in più da giocare. L’accordo sul nucleare ha posto dei freni al programma nucleare iraniano ma ha consentito al Paese di uscire dall’isolamento e di rafforzare la sua politica estera. Dal canto suo, Israele ha da sempre l’obiettivo di garantire la propria sicurezza e per questo non nasconde il suo bisogno di dominare dal punto di vista strategico la regione. Un Iran nucleare avrebbe come conseguenza quella di ridurre il deterrente israeliano nei confronti delle forze palestinesi e dei gruppi terroristici come gli Hezbollah libanesi; inoltre, Tel Aviv perderebbe il monopolio nucleare nella regione e non potrà più utilizzarlo come fattore determinante di persuasione. In altri termini, l’acquisizione da parte dell’Iran dello status di potenza regionale andrebbe tutto a discapito di Israele, comportando un cambiamento profondo nelle relazioni internazionali della regione. In più, la crisi in Siria ha contribuito ad accrescere la tensione già presente tra i due attori regionali, offrendo all’Iran l’opportunità di puntellare l’arco sciita da esso auspicato; ciò spiega il sostegno all’alleato Bashar al-Assad. Inoltre, il gruppo Hezbollah ha rafforzato la sua presenza nel sud della Siria, beneficiando proprio dell’aiuto militare di Teheran. Di conseguenza, lo Stato di Israele ha avvertito un deterioramento della sua posizione strategica,  da qui il crescente contrasto con l’Iran.

L’ultimo episodio di questa crescente tensione riguarda l’abbattimento il 10 febbraio scorso da parte di Israele di un drone iraniano che era entrato nello spazio aereo israeliano. Immediatamente dopo l’abbattimento del drone, Israele aveva attaccato, a titolo di ritorsione, la base militare iraniana da cui era partito il drone. Tuttavia, uno degli F-16 israeliani impiegati nell’attacco era stato abbattuto da un missile siriano mentre stava tornando alla base, quando era già nello spazio aereo israeliano. A seguito dell’abbattimento del jet israeliano, il governo di Tel Aviv ha ordinato alle forze aeree di procedere a un nuovo bombardamento di obiettivi militari siriani e iraniani. Tale episodio, ha colpito uno degli elementi principale della sicurezza militare di Israele, vale a dire l’aviazione. Quest’ultima ha compiuto un centinaio di attacchi nei confronti della Siria dall’inizio del conflitto civile; essa rappresenta un fattore indiscusso della superiorità militare-strategica da parte di Israele. Le forze iraniane e siriane sono consapevoli della superiorità israeliana e del fatto che non possono sostenere uno scontro diretto con Israele. L’azione dell’Iran a questo punto appare piuttosto provocatoria e Israele non ha perso l’occasione di ribadire l’inviolabilità della propria sovranità e i costi connessi alle iniziative aggressive nei suoi confronti. Lo ha ricordato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu parlando alla Conferenza sulla Sicurezza tenutasi a Monaco il 17 febbraio scorso; in quella sede il premier israeliano ha platealmente brandito un pezzo del drone iraniano abbattuto, e ha invitato il governo iraniano, rivolgendosi direttamente al ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, a non mettere alla prova lo Stato d’Israele, in quanto se necessario esso potrebbe agire non soltanto contro gli alleati dell’Iran ma contro l’Iran stesso.

Il recente episodio, dunque, ha portato in piena luce lo scontro tra Israele e Iran, rendendo la prospettiva di un conflitto più probabile e preoccupante. L’episodio ha rischiato, infatti, di avviare una pericolosa escalation; tuttavia, la crisi al di là delle schermaglie verbali è rientrata, anche grazie all’intervento del Presidente russo Putin, il quale è interessato a non compromettere il suo progetto di stabilizzazione del regime di Bashar al- Assad; per tale motivo, egli ha esortato l’Iran a non proseguire nell’atteggiamento provocatorio. Le prospettive di un abbassamento della tensione sembrano affidate, perciò, non soltanto al comportamento e agli obiettivi degli attori coinvolti, ma anche al ruolo della Russia, e alla sua capacità di tenere buoni gli attori regionali; in tal senso Putin dovrà spingere l’Iran a non proseguire con azioni le provocatorie, bensì a partecipare attivamente allo sforzo di stabilizzazione della Siria.

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