Gli effetti della politica fiscale sui livelli di attività economica. Il meccanismo del moltiplicatore Keynesiano.

La politica fiscale consiste in una serie di misure adottare dal settore pubblico al fine di influenzare il livello di produzione di una economia. La produzione nazionale è data per quanto riguarda il versante della spesa dalla domanda aggregata, cui corrisponde, dal lato dell’offerta, il totale dei redditi distribuiti ai partecipanti al processo produttivo. La politica fiscale è attuata tramite variazioni di spesa, expediture changing, che agendo sulle componenti della domanda aggregata, variano il valore della produzione nazionale. La variazione del volume di spesa può consistere in decisioni circa il volume di spesa pubblica, in variazioni del livello di imposte e nell’introduzione di altre misure di sostegno pubblico. La politica fiscale può essere di tipo espansivo o restrittivo a seconda degli effetti sui livelli di produzione. Una manovra è espansiva nel momento in cui vi è una variazione positiva della spesa finalizzata all’incremento della produzione; essa rappresenta perciò lo strumento utilizzabile per contrastare una tendenza discendente dell’attività economica. Al contrario, una politica fiscale restrittiva si traduce in una contrazione dei livelli di produzione.

Il moltiplicatore keynesiano.

Se si prende in considerazione il modello di economia chiusa in cui opera il settore pubblico si può osservare come all’aumento della spesa pubblica corrisponda un aumento del livello del reddito; quest’ultimo, tramite un meccanismo moltiplicativo, varierà in maniera più che proporzionale rispetto alla variazione della spesa pubblica. Nel modello in esame, le componenti della domanda sono date dai consumi (C), dagli investimenti (I) e dalla spesa pubblica (G) per l’acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione; la somma di queste tre voci costituisce il reddito nazionale, assimilabile, come già ricordato, alla produzione. Tradotto in formula si ha che Y = C + I + G.

Y= produzione

C= consumi

I= investimenti

G: spesa pubblica

La componente consumo (C) è il risultato della somma di un valore costante (C0) e di un valore che invece dipende dal reddito, legato alla propensione marginale al consumo (c1), indicante la quota del reddito che i residenti destinano al consumo. Il consumo equivale quindi a C0 + c1Y. Se ne ricava, proprio per la presenza della componente variabile del consumo, che la produzione finale consiste nel multiplo delle componenti della domanda aggregata. A determinare il valore finale della produzione interviene il cosiddetto moltiplicatore keynesiano, dato da 1/1 – c. É facilmente dimostrabile come ad una variazione di una componente autonoma, ad esempio a seguito di un intervento di spesa pubblica, vi sarà un aumento della produzione pari al valore della variazione stessa moltiplicato per il moltiplicatore. In questo caso la politica fiscale espansiva consente di aumentare i livelli di attività economica .

Per fare un esempio numerico:

Partendo dalla equazione della produzione nazionale abbiamo che Y = 1/1 – C (C0 + I0 + G0).

Ipotizziamo dei valori numerici: 1000 = 1/1-0,6 (400 + 100 + 300)  da cui: 1000 = 1/0,4 (800)

Se aumenta una componente autonoma dell’equazione, mettiamo G0, da 300 a 350, la produzione finale diventerà per il meccanismo del moltiplicatore 1/0,4 (850) = 2,5 * 850 = 2125 crescendo in misura maggiore rispetto alla variazione della spesa pubblica.

Politica fiscale e tassazione.

Va tenuto presente, tuttavia, che le manovre di spesa pubblica sono solitamente effettuate in un contesto di pressione fiscale, per cui bisognerebbe introdurre nell’analisi del reddito l’impatto che le imposte hanno su di esso. Le imposte riducono il reddito disponibile (Y0), il quale equivarrà a Y – T, ossia alla differenza tra il reddito e il valore delle imposte nette (ossia al netto dei trasferimenti dello Stato). Di conseguenza si ha che l’introduzione delle imposte ha un effetto depressivo sulla produzione nazionale. Questa eventualità descrive in maniera più realistica il funzionamento della politica fiscale. In caso di aumento delle imposte il moltiplicatore si attiverà, stavolta in senso negativo, andando a ridurre in modo più che proporzionale il valore finale del reddito. Da ciò si ricava anche che una eventuale riduzione delle imposte avrebbe un effetto espansivo nei confronti della produzione, costituendo un altro strumento di politica fiscale.

Va evidenziata una differenza però nel funzionamento dei meccanismi moltiplicativi relativi alla spesa pubblica e alle imposte; infatti, pur essendo entrambe le componenti considerate esogene, cioè non dipendenti dal reddito, nel caso della spesa pubblica il moltiplicatore del reddito funziona in modo per così dire “normale”, senza disturbi, mentre in relazione alle imposte esso funziona in maniera leggermente attenuata. Detto in altre parole, nel caso delle imposte, il moltiplicatore deve tenere conto del fatto che non tutto il reddito è impiegato nel pagamento delle imposte perché una parte di esse sono finanziate con i risparmi, lasciando risorse disponibili per i consumi. L’ammontare del reddito residuo è determinato anche in questo caso dalla propensione marginale al consumo, che moltiplicato per il moltiplicatore 1/1 – c1 restituisce il valore effettivo del moltiplicatore; ma c’è anche l’effetto del moltiplicatore relativo alla maggiore tassazione, il quale opererà in maniera negativa ed attenuerà l’effetto espansivo della manovra. Va osservato che il gettito fiscale, con il quale un governo provvede eventualmente a finanziare la spesa pubblica, non annulla totalmente gli effetti espansivi dell’intervento, neppure nel caso in cui ci si trovasse in una situazione di pareggio di bilancio. Questo perché i meccanismi moltiplicativi sono differenti e l’effetto espansivo della spesa pubblica è superiore all’effetto depressivo delle imposte.

In formula avremo che: Y= 1/1 – c1 (C0 + I0 + G0 – c1T0)

Al variare della spesa pubblica: il moltiplicatore si attiverà secondo la formula 1/1 – c1

Diversamente, al variare delle imposte, il moltiplicatore che si attiverà sarà il seguente: c1(1/1 – c1)

L’effetto finale della politica espansiva sarà dunque la differenza tra i risultati dei due moltiplicatori:

Y = 1/1 – 0,4(400 + 100 + 350 – c150)  – i 50 aggiunti alla spesa pubblica sono finanziati con maggiori imposte, per cui vanno messe come segno meno come imposte.

Avremo che la produzione finale sarà: Y = 1/1 – c1 (850 – c150) = 1/1 – c1 (850) – c1(1/1 – c1) 50 =

1/1 – 0,6 (850) – 0,6 (1/1 – 0,6) 50 = 2125 – 75 = 2050

Diverso è il caso in cui il gettito fiscale deriva dall’istituzione di un’aliquota fiscale sotto forma di percentuale applicabile ad una base imponibile. In questo caso, il gettito viene reso endogeno al sistema, vale a dire legato alla dinamica del reddito e non posto come dato fisso esterno. Un eventuale incremento del reddito non si tradurrà interamente in nuovi consumi sulla base della propensione marginale al consumo, bensì verrà assorbito in parte dal pagamento delle imposte, per cui a modificarsi sarà il meccanismo del moltiplicatore stesso, il quale dovrà inglobare diciamo la variabile costituita dall’aliquota fiscale (t). Algebricamente il nuovo moltiplicatore può essere espresso in questo modo: 1/1 – c1 (1-t) e risulterà inferiore rispetto al moltiplicatore in assenza di aliquota. In altri termini, una manovra espansiva in tali circostanze genererà due forze contrastanti che spingeranno in due direzioni opposte in cui la variazione del reddito scaturita dalla spesa pubblica verrà ostacolata dalla forza compensatrice dovuta alle imposte. Ciò rappresenta un limite della politica fiscale espansiva, in quanto deve tenere conto della forza compensatrice delle imposte e del fatto che quest’ultima sarà tanto maggiore quanto maggiore sarà l’aliquota “t”.

In questo caso, per riprendere l’esempio numerico precedente, avremo:

Y= 1/1 – c1 (1-t) (C0 + I0 + G0) ; poniamo un valore t = 0,3 avremo: 1/1 – 0,6 (1 – 0,3) (400 + 100 + 300);

il moltiplicatore diventerà 1/0,58 = 1,72, attenuato quindi rispetto al modello precedente senza aliquota.

In caso di incremento di 50 come prima avremo 1,72 * 850 = 1462

Politica fiscale e settore estero.

Allargando il ragionamento ad un intervento di politica fiscale in una economia aperta, vale a dire che includa il settore del commercio estero, si introduce un ulteriore elemento di complessità e realismo al modello. In tale contesto si deve porre in relazione la politica fiscale con l’andamento della bilancia commerciale; nella domanda aggregata vanno incluse le esportazioni nette, date dal valore delle esportazioni meno il valore delle importazioni (X – M). Il valore delle esportazioni non dipende dal livello del reddito nazionale, in quanto componente esogena del sistema. Mentre, per quanto riguarda le importazioni, avremo, oltre ad una componente autonoma, quindi in questo senso fissa, delle importazioni (M0), anche un valore variabile; una parte del valore delle importazioni, infatti, a differenza di quello delle esportazioni, è in funzione del reddito nazionale, nel senso che varia al variare del reddito in base ad un coefficiente “m” definito propensione marginale all’importazione. Naturalmente, la quota del reddito utilizzato per acquistare le importazioni si traduce in una riduzione del reddito disponibile per il consumo di beni e servizi nell’economia nazionale, andando a costituire un freno alla manovra espansiva. Il coefficiente “m” rientra così nel calcolo del moltiplicatore andandone a ridurre il potenziale. Il moltiplicatore in un sistema con settore estero diventerà perciò 1/(1 – C1(1 – t) +m) nel quale si tengono conto degli effetti del reddito sulle importazioni. In ultimo, dunque, una politica fiscale espansiva in una situazione di questo tipo deve scontare gli effetti compensativi derivanti dall’aumento delle importazioni conseguenti all’aumento del reddito disponibile.

Numericamente:

Y= 1/1 – c1 (1-t) +m (C0 + I0 + G0 + X0 – M0) da cui: 1/1 – 0,6 (1 – 0,3) + 0,2 (400 +100+300 +150 – 80)

In questo caso il moltiplicatore si è ridotto ulteriormente: 1/1 – 0,42 + 0,2 = 1/0,78 = 1,28

Considerando anche valori ipotetici di importazioni ed esportazioni, avremo ad esempio: Y = 1,28 (870) = 1113,6

Coordinamento tra politiche fiscali.

Va aggiunto che nel valutare l’efficacia di una misura di politica fiscale nel sostenere i livelli di produzione non si può trascurare l’interdipendenza tra le varie economie nazionali né le sue ripercussioni sui sistemi economici di altri Paesi. Più precisamente di tratta di individuare un ulteriore limite della politica fiscale che è esterno e non interno all’economia nazionale. Come appena visto, l’aumento del reddito fa generalmente crescere il livello di importazioni causando un peggioramento dei conti con l’estero oltre che una riduzione della produzione. L’analisi di questo effetto, tuttavia, non può prescindere da considerazioni relative al coordinamento tra le politiche fiscali dei vari Paesi; questo in quanto l’effetto compensativo descritto in precedenza risulterà rafforzato nel caso in cui si adotti una politica fiscale espansiva in un contesto di politiche fiscali restrittive altrui; al contrario, l’azione contraria delle importazioni sarà attenuata nel momento in cui anche gli altri Paesi dovessero adottare politiche fiscali espansive, dato che così facendo essi restituiranno, con le loro importazioni, parte delle risorse ricevute in conseguenza dei maggiori acquisti compiuti dagli altri Paesi.

Per fare un esempio concreto, staccandoci un po’ dalla teoria, possiamo ipotizzare l’adozione di politiche fiscali nei Paesi europei. Mettiamo che la Spagna decidesse di adottare un piano di spesa pubblica per innalzare il livello di produzione della propria economia; riprendendo l’esempio numerico fatto in precedenza possiamo ipotizzare un aumento da 300 a 600 per cui  Y= 1/1 – c1 (1-t) +m (C0 + I0 + G0 + X0 – M0) da cui: 1/1 – 0,6 (1 – 0,3) + 0,2 (400 +100+600 +150 – 80) = 1,28 (1170) = 1497,6. Ciononostante l’effetto complessivo dipenderà anche dalle politiche degli altri Paesi. Solo a titolo esemplificativo, poniamo che altri Paesi europei adottino politiche restrittive, ciò significherà un maggiore acquisto da parte della Spagna di prodotti provenienti da altri Paesi e per converso una riduzione delle esportazioni, per cui diminuirà X0  e potenzialmente potrebbe salire il valore M0. Si avrà ad esempio che: Y  1/1 – 0,6 (1 – 0,3) + 0,2 (400 +100+600 +100 – 120) = 1,28 (1080) = 1382,4. Se, al contrario, gli altri Paesi adottassero politiche espansive l’effetto complessivo sulla produzione potrebbe essere anche maggiore del previsto, perché anche gli altri Paesi faranno spesa pubblica che farà salire il loro livello di importazioni. Es: 1/1 – 0,6 (1 – 0,3) + 0,2 (400 +100+600 +250 – 100) = 1,28 (1250) = 1600

Ciò detto, bisogna considerare che l’esigenza di un coordinamento a livello di politiche fiscali è a maggior ragione più forte dal momento in cui vi sono differenze dal punto di vista dei sistemi economici. Se si prende il caso europeo, ad esempio, l’obiettivo di armonizzare le politiche fiscali dei vari Paesi avviene in un contesto caratterizzato da strutture economiche differenti, per cui andrebbero valutate in modo adeguato le politiche fiscali necessarie a riequilibrare la varie economie. Naturalmente, ciò potrebbe scontrarsi con gli interessi dei singoli Paesi, rendendo difficilmente realizzabile o inutile il coordinamento di tali politiche. A tal riguardo, il governo tedesco è stato spesso accusato di perseguire una politica fiscale restrittiva e di adottare misure deflattive, favorendo il risparmio e contenendo la domanda interna, nonostante il suo importante surplus delle partite correnti. Ciò potrebbe aver attenuato gli effetti espansivi delle politiche espansive che i Paesi europei in difficoltà sul piano della crescita economica hanno intrapreso in questi ultimi anni.

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