Fenomeno migratorio e diritto di asilo. La Convenzione e i Regolamenti di Dublino.

A volunteer register passports of refugees who fled Libya at the Tunisian refugee camp of Choucha on March 16, 2011. Libyan government forces assaulting the key rebel-held town of Ajdabiya cut the road to the insurgents' capital of Benghazi Tuesday as hopes of foreign air protection for the revolt faded. AFP PHOTO/ DOMINIQUE FAGET

AFP PHOTO/ DOMINIQUE FAGET

http://www.voxeurop.eu/it/content/article/587031-la-politica-comune-e-ancora-lontana

 

La Convenzione e i Regolamenti di Dublino.

La Convenzione di Dublino è un trattato multilaterale adottato dai paesi dell’Unione Europea in tema di diritto d’asilo. L’obiettivo principale della Convenzione è quello di determinare lo Stato membro dell’Unione Europea cui spetta l’esame delle richieste di asilo e il riconoscimento dello status di rifugiato. Esso venne firmato a Dublino il 15 giugno 1990, ed è entrato successivamente in vigore il 1 settembre 1990 per i primi dodici firmatari (Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Regno Unito), il 1 ottobre 1997 per Austria e Svezia, e il 1 gennaio 1998 per la Finlandia. Al sistema hanno aderito anche Paesi che non appartengono all’Unione, come Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera, i quali hanno concluso accordi con la UE per applicare le disposizioni della Convenzione nei loro territori.

Al fine di creare uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia, il Trattato di Amsterdam, in vigore dal 1999, aveva introdotto nel trattato che istituiva la Comunità Europea il titolo “Visti, asilo, immigrazione e altre politiche connesse con la libera circolazione delle persone”. In tal modo anche tali materie vennero immesse nel primo pilastro per essere poi disciplinate secondo il “metodo comunitario”. Di conseguenza le istituzioni europee hanno tradotto le norme della Convenzione di Dublino adottando gli strumenti normativi comunitari.
Il Regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio, del 18 febbraio 2003, ha stabilito i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda d’asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un Paese terzo. Il regolamento ha previsto quindi alcuni criteri per la determinazione dello Stato membro competente ad esaminare la richiesta di asilo. Dalle previsioni del regolamento si evince che per coloro che varcano irregolarmente la frontiera lo Stato a cui deve essere presentata la richiesta di asilo, ossia lo Stato competente, deve essere quello attraverso il quale l’immigrato ha fatto ingresso nell’Unione Europea. Lo scopo principale della normativa è quello di ridurre il fenomeno del cosiddetto asylum shopping, ossia la presentazione della domanda di asilo presso più Paesi membri dell’UE. Con questa norma si è tesi anche a ridurre il numero di immigrati che vengono trasferiti da un Paese membro all’altro in attesa di un provvedimento di accoglimento. Per dare efficacia alle previsioni del regolamento, l’Europa si è dotata del sistema Eurodac, un archivio comune delle impronte digitali dei richiedenti asilo, utilizzato dalla polizia per controllare se sono state presentate più domande. Il regolamento di Dublino II e l’Eurodac formano in cosiddetto Sistema di Dublino.

In base alle norme del regolamento, i richiedenti asilo hanno diritto a rimanere nel Paese di arrivo anche se non sono in possesso di regolari documenti d’ingresso e ad essere assistiti. Lo Stato membro competente per la domanda di asilo deve perciò prendersi carico del richiedente e trattare la domanda. Se accade che la richiesta viene presentata ad una nazione diversa da quella in cui il migrante è entrato in Europa, allora può essere rimandato indietro nel Paese di primo approdo. Inoltre, se uno Stato membro presso cui è stata presentata una domanda di asilo, ritiene che un altro Stato membro sia competente, esso può interpellare tale Stato membro affinché prenda a carico la domanda. Se la richiesta d’asilo presentata viene respinta, il richiedente può fare appello. Per ottenere lo status di rifugiato, i richiedenti asilo devono dimostrare alle autorità europee che stanno scappando da una guerra o da una persecuzione e che non possono tornare nel loro Paese d’origine. Il riferimento per il riconoscimento dello status di rifugiato è la Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. In base all’articolo 1 della convenzione per rifugiato si intende una persona che “nel giustificato timore d’essere perseguitato per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato”.
Il regolamento di Dublino III (2013/604/CE) è stato approvato nel giugno 2013, in sostituzione del regolamento di Dublino II, e si applica a tutti gli Stati membri ad eccezione della Danimarca. E’ entrato in vigore il 19 luglio 2013. Esso lascia sostanzialmente inalterati i criteri per la determinazione dello Stato competente a ricevere la richiesta di asilo.

 

Attuazione del Regolamento e relativi aspetti critici

 

In questi anni il fenomeno migratorio si è intensificato, dovuto principalmente alle turbolenze che hanno caratterizzato i Paesi del nord-africa, al conflitto interno siriano e all’avanzata dello Stato Islamico, e alle difficoltà economiche in cui versano molti Paesi dell’Africa sub-sahariana. Nel 2014, infatti, in Europa è cresciuto notevolmente il numero di richiedenti asilo dalla Siria, dinamica naturalmente riconducibile al conflitto interno che sta devastando il Paese mediorientale. I siriani sono il 20 per cento dei richiedenti asilo. Il secondo gruppo è rappresentato dagli afgani che rappresentano il 7 per cento.

Alcuni Paesi, come Grecia e Italia, subiscono una forte pressione migratoria proveniente dal Mediterraneo; questi Paesi si sono ritrovati a gestire un intenso flusso migratorio e hanno spesso scelto di lasciar passare i migranti senza identificarli, per fare in modo che potessero inoltrare la richiesta nel Paese in cui veramente volevano poi risiedere. Una dinamica che serviva a trovare una soluzione provvisoria al problema senza dover rivedere gli accordi in materia di asilo. Gli altri Stati membri dell’Unione Europea hanno accolto in modo tacito questa soluzione, facendo in modo che l’infrazione delle norme di Dublino venissero tollerate. Successivamente però questo flusso è divenuto sempre più massiccio ed ha iniziato ad alimentare un certo sospetto reciproco tra gli Stati. Con la recente crisi migratoria i Paesi dell’Unione Europea non hanno potuto rimandare la discussione sul diritto di asilo. La Germania si è mostrata più aperta ad accogliere i migranti in ricerca di asilo e a sostenere gli sforzi dei Paesi costieri nella gestione del fenomeno migratorio. L’Italia sta proponendo una revisione del Regolamento Dublino III, facendosi promotrice di un diritto di asilo europeo. Quest’ultima soluzione in ultimo potrebbe favorire una gestione comune delle richieste di asilo, aggiornando una normativa che il crescente flusso migratorio ha reso di fatto insostenibile.

Please follow and like us:

LEAVE A COMMENT

Condivisione Social

error: Content is protected !!