Altra vittima della generazione perduta.

Il 7 febbraio scorso (2017) il Messaggero Veneto ha pubblicato online la lettera di un trentenne friulano, Michele, che ha scritto una lettera struggente prima di togliersi la vita (31 gennaio). Nella lettera si fa riferimento proprio a quella “generazione perduta” che io sostengo si sia venuta a creare. Consiglio a tutti di leggerla:  http://m.messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/02/07/news/non-posso-passare-il-tempo-a-cercare-di-sopravvivere-1.14839837?ref=hfmvudea-1&refresh_ce

Si percepisce tutto il dolore di una persona che si è sentito ingannato e tradito dalla vita e da un’epoca che come dice lui lo aveva accantonato. Una persona che dopo tanti affanni e sofferenze ha preferito smettere di vivere al posto di mendicare le briciole di una esistenza senza aspettative.

Le sue parole e i suoi pensieri sono lucidi e sensati. Sono riflessioni effettuate con tutta l’onestà d’animo possibile mostrano il giusto limite di una persona umana di fronte alla drammatica realtà in cui si è costretti a vivere. Nella sua lettera Michele è lucido e corretto; non pensa a dare colpe, questa è una cosa che fa chi ha tempo e si diletta con la ricerca dei colpevoli, un esercizio per i politici e per gli intellettuali “impegnati”. Lui non voleva dare colpe, solo gridare al mondo che la realtà in cui si vive può essere talmente frustante da annientare qualsiasi voglia di vivere. I troppi “no” di cui parla nella lettera devono essere sembrati dei colpi di pistola in termini psicologici.

Sono stato molto colpito da questa storia e sono pieno di commozione per le parole di questo ragazzo. Potrebbero essere benissimo lo sfogo di ciascuno di noi. Voglio esprimere la sofferenza per i suoi genitori. Altra vittima di questa generazione perduta. Chi ha causato ciò o chi non sta prendendo le adeguate misure è in parte responsabile.

Per lui questa generazione ha subito il furto della felicità, e ciò non è più sopportabile. Per questo l’obiettivo è riappropriarsi del diritto di sognare e di aspirare alla felicità, per quanto fragile possa essere.

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